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La prestazione occasionale: come dichiararla, limiti e tasse da pagare

lavoro occasionale: la prestazione saltuaria o prestazione occasionaleLa prestazione occasionale risulta essere un sistema di lavoro particolarmente apprezzato dai giovani o da coloro che, pur avendo già un lavoro, riescono a procurarsi dei guadagni extra con dei piccoli lavori. E’ particolarmente indicata per coloro che stanno avviando una libera professione ma non hanno ancora intenzione di aprire una partita IVA che, si sa, può comportare elevati costi di gestione annuali a cui è necessario poter far fronte e, nei primi momenti dell’attività, non sempre è possibile.

Alla luce delle novità introdotto dal DL n. 50 del 2017 si deve però fare attenzione, sopratutto dal lato del datore di lavoro, alle nuove limitazioni che sono state imposte nell’utilizzo dei voucher per prestazione occasionali. Il mancato rispetto di questi nuovi disposti può avere un duplice effetto: dal lato del datore di lavoro può esporlo a sanziojni amministrative pecuniarie salate e dall’altro può obbligarlo a riconfigurare il rapporto di lavoro da occasionale a subordinato. Dal lato del prestatore d’opera invece questo può rappresentare naturalmente un’occasione di vedersi assunto con contratto a tempo indeterminato con tutte le tutele del caso, anche se con i fantastici contratti a tutele decrescenti di sicuro non esiste più molto.

Quando si ha la possibilità di sfruttare le proprie doti e competenze al di fuori di un già esistente ambito lavorativo, la partita IVA sarebbe inutile, un balzello superfluo non necessario se si tratta di lavori occasionali che garantiscono esclusivamente un guadagno extra; purtroppo non tutti conoscono questa possibilità e, infrangendo la legge ed evadendo le tasse, preferiscono fare tutto in nero.
E’ necessario sapere che chi sceglie il sistema della prestazione occasionale, se vengono rispettati alcuni paletti imposti dalla legge, è esentato dal pagamento delle tasse ma lavora nel pieno rispetto delle regole e non incorre in nessun tipo di sanzione pecuniaria che, in caso di evasione fiscale, risulta essere piuttosto elevata.

Questa tipologia di lavoro non ha una lunga tradizione nel nostro ordinamento ma è stata introdotta recentemente con la riforma del lavoro del 2003 e attraverso la cosiddetta Legge Biagi e la Manovra Economica del 2017 (Decreto Legge n. 50/2017) , affinché possa essere riconosciuta come tale, deve appunto rispettare i famosi paletti dettati per legge:

  1. non dev’essere un’attività abituale;
  2. dev’essere un’attività non professionale;
  3. non deve svolgersi con continuità;
  4. non dev’esserci una coordinazione.

Detto ciò e stando a quanto dice l’articolo specifico che regola questa attività, possono essere considerati lavoratori occasionali coloro che si impegnano a svolgere un’opera o un lavoro in proprio dietro corrispettivo, senza che vi sia nessuna forma di coordinazione o di subordinazione col committente.
Data la natura del tipo di lavoro e la sua definizione, è normale che questo genere di collaborazione non debba necessariamente essere regolamentata da un contratto di prestazione occasionale scritto perché, fra le due parti, non ci deve essere nessun vincolo continuato e nessuna subordinazione o coordinazione. Il collaboratore occasionale ha piena libertà di svolgimento del lavoro occasionale che gli viene commissionato. Ovviamente, dal momento che questo genere di collaborazione occasionale sottostà a un particolare regime fiscale che spiegheremo in seguito, affinché possa essere considerato tale deve rispondere anche ad altri importanti e determinati requisiti che fanno sì che, per legge, possa essere considerata una collaborazione occasionale e non professionale:

  • la collaborazione con uno stesso committente non può essere più lunga di trenta giorni in uno stesso anno solare, altrimenti diventa abituale e continuativa;
  • la somma di tutti i compensi percepiti non può essere superiore ai 5000 euro (5 mila) netti in uno stesso anno solare.
    Se si dovessero verificare fattispecie contrarie a quanto detto finora, la collaborazione da occasionale diventerebbe a progetto o professionale e dovrebbe essere regolata dalle specifiche norme in merito.

Uno degli aspetti più particolari e delicati di questo genere di prestazione lavorativa è, senza dubbio, quello contributivo…
Va subito detto che chi si attiene ai limiti fissati per legge è esentato dal pagamento contributivo INPS, perché? Perché il professionista occasionale non può essere considerato né un lavoratore dipendente (nessun legame di subordinazione col committente e nessuna busta paga a fine mese) né un lavoratore autonomo (non raggiungendo i 5000 euro lordi all’anno non può essere considerato tale). Per questo motivo non deve nulla all’ente di previdenza sociale e non ha quindi nessun diritto all’assegno di previdenza previsto per le altre categorie. Superando il limite di 5mila euro annuali, invece, il lavoratore occasionale perde il suo status ed è costretto a iscriversi alla Gestione Separata INPS, versando quindi quanto dovuto dal regime contributivo. L’iscrizione alla gestione separata INPS vi anticipo che non è difficile.

Stando alla legge, però, chi supera i 5000 euro, è tenuto a versare i contributi solamente per la quota che eccede tale limite: se, per esempio, un lavoratore autonomo occasionale a fine anno ha percepito un reddito netto pari a 6700 euro (con una o con la somma di più prestazioni occasionali), la quota contributiva dovrà essere pagata esclusivamente sui 1.700 euro eccedenti e non sull’intero guadagno. Nel momento in cui il lavoratore si accorge di aver oltrepassato la soglia fissata per legge, deve dare comunicazione al suo committente e, quindi, procedere con l’iscrizione alla Gestione Separata dell’INPS, a meno che non sia già un iscritto.
E’ necessario sapere che anche chi svolge un lavoro occasionale è tenuto a rilasciare la ricevuta di pagamento: quindi va fatta la ricevuta per la prestazione occasionale, qualunque status abbia il committente del lavoro. Va specificato che, nel caso in cui ci si trovi a svolgere un servizio per un soggetto che può essere definito sostituito d’imposta (amministratore di condominio, libero professionista, società o enti vari, imprese individuali ecc.) i compensi percepiti sono soggetti al regime di ritenuta d’acconto.

Nuovi Limiti dal 2017

Con la Manovra correttiva per il 2017 viene riscritta la disciplina del lavoro occasionale anche se la ratio legislatore resta invariata:

  • evitare il ricorso al lavoro occasionale per nascondere contratti di lavoro che si configurebbero come contratti di lavoro a tempo indeterminato
  • far versare dei piccoli contributi previdenziali
  • ridurre il carico impositivo, ossia le tasse in caso al soggetto che riceve il provento della prestazione lavorativa

Limiti per il lavoratore

Anche se ho scritto un nuovo articolo dedicato alla Nuova prestazione Occasionale 2018 anticipo (articolo gratuito che vi invito a leggere per vedere tutte le novità in sintesi) i limiti che caratterizzano il prestatore del lavoro occasionale che non deve ricevere dal singolo datore di lavoro più di 2.500 euro nell’anno di imposta (primo gennaio – 31 dicembre).

Il valore di 2.500 euro si considera netto, cioè quello spettante al prestatore indipendentemente dal valore nominale del buono/voucher del Libretto Famiglia per cui a titolo di esempio nel caso di una voucher per esempio per la badante si deve considerare quello che entra nella disponibilità finanziaria del lavoratore e non il costo maggiorato che sostiene il datore di lavoro (utilizzatore del buono).

Complessivamente il valore delle prestazioni occasionali da più di un datore di lavoro devono essere inferiori comunque ai famosi 5 mila euro annui. Stesso discorso per il datore di lavoro che avrà un limite per ciascun anno civile di 2.500 per ciascun lavoratore occasionale e complessivamente di 5 mila euro se spalmato tra più prestatori d’opera.

In termini orari invece il limite consentito massimo per singolo lavoratore ammonta a 280 ore annue, tranne il caso delle colf a cui non si occupa il limite orario.

Limite per il datore di lavoro

Il datore di lavoro potrà avvalersi di prestatori d lavoro occasionale nel limite massimo di 5 mila euro per tutti i lavoratori impiegati di compensi annui intendendosi come tali non il valore nominale del buono ma il compenso effettivamente erogato al lavoratore occasionale.  Tale limite viene in parte aumentato nel caso in cui si tratti di particolari categorie che vedrete meglio riepilogate nell’articolo dedicato alla nuova prestazione occasionale (disoccupati, invalidi, anziani, giovani di età inferiore a 25 anni di età etc).

Come si calcola il limite

Il limite dei 5 mila euro (o dei 2.500 euro) si calcola al netto di eventuali trattenute per imposte o tasse, di costi di gestione o di rimborsi spese e di eventuali contributi previdenziali o assistenziali , indipendentemente da chi siano a carico.

Altro novità in vigore dal 2017 riguarda le modalità con cui arruolare, passatemi il termine, un prestatore d’opera occasionale che dovrà avvenire mediante il nuovo Contratto d’opera occasionale (Link all’articolo di approfondimento gratuito)

Oggi per poter fruire di questi lavoratori sarà necessario  registrarsi al Portale dei pagamenti dell’INPS il cui articolo di approfondimento lo trovate nel seguito alla luce delle numerose novità introdotte dal 2016 e a seguire nel 2017.

Divieto Utilizzo Prestazioni Occasionali

Con  riferimentoal solo contratto di prestazione occasionale,il legislatore ha previsto Ulteriori divieti (comma14) che ne impediscono la stipula nei seguenti casi:

– da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato (ai fini

del computo come già espresso all’interno del messaggio INMPS 2887 del 2017
– da parte delle imprese del settore agricolo eccetto i casi di attività interessate dai soggetti di cui al comma 8 purché non iscritte negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli

Fuori anche le imprese del settore edile, altro settore dove si stava registrando un utilizzo perverso dei voucher per prestazioni occasionali favorendo il nero e lo sfruttamento dei lavoratori. Settore edile e affini ossia dalle imprese aventi come oggetto escavazione o lavorazioni di materiali lapidei o del settore minerario, minerario estrattivo, o più in generale nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi

Per una prestazione occasionale devo fare la ricevuta?
La risposta quindi è SI!

Nella fattura che dev’essere rilasciata per legge, devono essere necessariamente indicati:
– dati personali del committente;
– dati personali del prestatore d’opera;
– dati di identificazione della ricevuta (numero e data)
– compenso lordo
– importo della ritenuta d’acconto (20% sul compenso lordo)
– totale netto da corrispondere

Con i nuovi voucher lavoro questo meccanismo potrebbe anche essere abbandonato in linea teorica perchè il voucher vale titolo alla deduzione del costo o anche più semplicemente a comprovare l’effettivo pagamento a quella persona con quei dati. tuttavia sarei dell’avviso che una ricevuta non fa mai male e agevola l’attività ispettiva in caso di accertamenti fiscali.

Nella compilazione della ritenuta d’acconto per la prestazione occasionale, va prestata particolare attenzione alla data che viene scritta sulla fattura, che non deve corrispondere alla data in cui è stato ultimato il lavoro per il committente ma a quella in cui si è ricevuto il compenso pattuito.

Se poi la ricevuta ha un valore superiore ai 77,47 euro, dev’essere necessariamente rilasciata con marca da bollo del valore di 1,81 euro (oggi 2 euro) che, solitamente, viene fatta a carico del committente.
Nel caso in cui il lavoratore e il committente abbiano previsto che, oltre al compenso, il prestatore abbia diritto a un rimborso per le spese effettuate, anche queste ultime sono soggette alla ritenuta d’acconto ma, se gli accordi di collaborazione prevedono che al prestatore non spetti nessun compenso ma solo un rimborso per le spese sostenute, queste non sono assoggettate al regime di ritenuta d’acconto: quindi, le spese di viaggio e di alloggio, per esempio, non devono essere calcolate a prescindere dal fatto che il lavoratore sia un soggetto residente o meno nel luogo di svolgimento del lavoro occasionale.
Sempre riguardo al regime fiscale, il reddito percepito dalle prestazioni occasionali viene recepito tra i “redditi diversi” (ad esempio anche i canoni di affitto e subaffito generano redditi diversi), che sono disciplinati dall’articolo 67, comma 1, lettera l del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Sono calcolati effettuando la differenza tra l’ammontare che è stato percepito complessivamente nel periodo di imposta preso in considerazione e le spese che il lavoratore ha dovuto sopportare per la sua produzione.
Ovviamente, questi redditi devono essere dichiarati attraverso lo specifico modello di dichiarazione dei redditi, ossia nel cosiddetto quadro RL del modello Unico PF.

A fini dichiarativi, il lavoratore autonomo occasionale (colui che svolge una o più prestazioni occasionali) deve indicare qual è stato l’ammontare lordo percepito nel periodo di imposta e quali sono state le relative ritenute d’acconto complessive.
Come in tutti i casi, anche in questo c’è l’eccezione, perché i lavoratori occasionali che, nel corso di un anno solare, non hanno superato il limite di retribuzione di 4800 euro lordi, non sono tenuti a nessuna dichiarazione dei redditi, a patto che questo sia stato l’unico reddito percepito; non possono, quindi, agevolarsi con questa regola, coloro che al lavoro occasionale hanno affiancato un lavoro professionale continuativo o dipendente che ha loro prodotto un reddito, di qualunque ammontare o entità.
In ogni caso, anche se per legge il lavoratore non è obbligato a procedere con la dichiarazione, è sempre meglio che anche questi redditi vengano denunciati, per u n semplice motivo: se il committente ha effettuato delle trattenute, il lavoratore può procedere col recupero solo se effettua la dichiarazione di tali redditi: facendo così, le eventuali trattenute superflue possono essere commutate in crediti di imposta a favore del lavoratore che, così, potrà usarle in suo favore per eventuali compensazioni future.

I lavoratori dipendenti che effettuano dei lavori assimilabili a prestazioni occasionali, devono tener sempre presente che tale reddito va a sommarsi a quelli delle aliquote IRPEF: questa informazione è di fondamentale importanza perché il reddito da prestazione occasionale contribuisce alla determinazione delle soglie e, quindi, all’eventuale superamento degli scaglioni, determinati in base al reddito complessivo.

Presenza di più committenti

Se avete svolto prestazioni ed avete superato la soglia dei 5 mila euro lordi ricevuti nello stesso mese, ciascun committente concorrerà in misura proporzionale, in base al rapporto fra il suo compenso ed il totale di quelli erogati nel mese, secondo la regola già esposta nella circ. 56/04 INPS per l’aliquota aggiuntiva dell’1%, in vigore dal 2004 al 2006 Detto ciò, è importante sapere che non tutte le categorie di lavoratori dipendenti possono svolgere una seconda attività, seppure assimilata come prestazione occasionale.

A tali categorie appartengono:

  • tutti i dipendenti pubblici (Pubblica Amministrazione, Corpi di Difesa ecc.);
  • tutti i lavoratori professionisti correntemente iscritti all’albo e che svolgono la loro professione in un ambito considerato intellettuale;
  • tutti i lavoratori che, per il loro lavoro, appartengono a commissioni o a qualunque organo amministrativo, pubblico o privato;
  • tutti i lavoratori assunti in enti sportivi che hanno ottenuto un riconoscimento legale.

Come sopra anticipato però dal 2017 vigono i nuovi limiti e le nuove modalità per corrispondere la dovuta retribuzione ai prestatori d’opera occasionali tramite il sistema PagoPA.

Come pagare il lavoratore occasionale

Dal 2017 le modalità di pagamento sono cambiate notevolmente ed è stata introdotto il nuovo portale die pagamenti dell’INPS con la relativa nuova procedura di accesso, identificazione e registrazione, provvista di denaro, pagamento e ricevuta. Rispetto al pagamento cash del lavoratore dietro ricevuta è molto più complesso per cui ho scritto un apposito articolo in formato di guida che vi potrà fornire alcuni importanti chiarimenti.

Pagamento prestazione occasionale (link guida gratuita)

Pagamento Prestazione Occasionale: come comportarsi con le novità in sintesi

E come mi devo comportare con i contributi INPS? Quali contributi devo versare per una o più prestazioni occasionali?

Vi segnalo quindi l’articolo dedicato alla gestione separata INPS in cui potrete farvi un’idea di quanto andrete a pagare e quali sono le modalità di iscrizione.

Pagamento Prestazione Occasionale: come comportarsi con le novità in sintesi

Novità: come usare i nuovi Voucher per il lavoro accessorio

Potete leggere anche il nuovo articolo dedicato all’acquisto e la guida ai nuovi Voucher per le prestazioni occasionali.

Pagamento Prestazione Occasionale: come comportarsi con le novità in sintesi

Contratto Prestazione Occasionale: come e quando utilizzarlo

 

Pagamento Prestazione Occasionale: come comportarsi con le novità in sintesi

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181 commenti

  1. Se la prestazione l’ha svolta la società si, se la prestazione l’ha svolta occasionalmente tizio (che non lavora per l’agenzia) allora va bene la ricevuta….

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