Aprire la partita Iva applicando il regime dei minimi è una opportunità introdotta dal fisco per i liberi professionisti che rispettano alcune condizioni e requisiti e a cui sono concesse delle agevolazioni fiscali attraverso l’applicazione di una imposta sostitutiva del 5% sui ricavi ed una riduzione degli oneri amministrativi con l’esenzione della compilazione di alcuni registri. Vi ricordo che dal primo gennaio 2012 scatta il nuovo regime dei minimi con tassazione al 5%. In basso trovate il pulsante per accedere all’articolo di approfondimento al nuovo regime.

Nuovo regime dei Minimi Guida

Quali sono i vantaggi del regime dei contribuenti minimi
Il primo vantaggio si rintraccia nell’applicazione di una imposta sostitutiva secca del 5% a titolo di Irpef, Ires, Iva ed Irap e in luogo della tassazione per scaglioni di reddito ben più alti e anche del precedente regime agevolato dei minimi con imposta sostitutiva del 20%.

Inoltre saranno previsti delle semplificazioni ai fini delle imposte dirette in quanto saranno esonerati dalla tenuta delle scritture contabili e dalle registrazioni nella tenuta dei libri contabili, registri e scritture contabili che saranno praticamente azzerati e prevedendo quasi esclusivamente gli obblighi dichiarativi relativi al modello unico e per il quale dovrete compilare il quadro CM.

Tuttavia ai fini Iva permangono gli obblighi di fatturazione e di numerazione o di certificazione dei corrispettivi e l’autofatturazione e sembrerebbe anche permanere quello di presentazione degli elenchi Intrastat.

Chi può aderire al regime dei contribuenti minimi
Iniziamo con il dire che coloro che vogliono iniziare la propria attività dovranno contemporaneamente rispettare tutti i requisiti sotto riportati nessuno escluso, ossia coloro che nell’anno precedente non hanno posto in essere cessioni all’esportazione o non hanno sostenuto spese per collaboratori o dipendenti nell’ambito della attività per la quale si richiede la fruizione del regime agevolato dei minimi e che non hanno conseguito ricavi superiori a 30.000 euro da ragguagliarsi al periodo di imposta (da intendersi quelli derivanti dagli articoli 54, 57 e 85 del TUIR e pertanto da escludere eventuali prestazioni occasionali), non devono aver erogato utili agli associati in partecipazione di solo lavoro e nel triennio precedente non devono aver acquistato beni destinati all’attività di lavoro autonomo per un importo complessivo pari a 15.000 euro non compresa anche l’Iva indetraibile (per effetto dell’adesione proprio al regime dei minimi). Il limite del valore di 15.000 Euro per i beni strumentali va considerato al *netto* dell’Iva indetraibile, come più volte spiegato nelle stesse circolari dell’Agenzia delle Entrate. Si veda ad esempio la circolare 13/E del 26.2.2008, quesito 1.8 pagine 10 e 11 (grazie Doc).

Acquisto beni strumentali nel triennio superiori a 15 mila euro: una causa di esclusione dai minimi da tenere d’occhio
Chiarisco subito che i 15.000 euro si devono ritenere quelli derivanti dall’utilizzo di beni mobili (ex autoveicoli o mezzi) ed immobili (uffici, studi,ecc) adibito all’attività di impresa e quindi strumentali e con questo intendo dire che se acquistiamo una macchina del valore di 20.000 euro a la adibiamo ad un utilizzo promiscuo dovremmo stimare quale sarà l’utilizzo strumentale e sulla base di questa percentuale calcolare quale valore rileverà ai fini del limite. Se supponiamo un utilizzo pari al 50% dell’attività strumentale allora considererò ai fini del limite solo 10.000 euro.

Esclusioni per chi applica i regimi speciali dell’Iva
Coloro che sono esplicitamente esclusi sono invece coloro che intendo applicare il regime dei minimi ma rientrano in uno dei regimi speciali di applicazione dell’Iva (esempio, agenzie di viaggio, editori, Sali e tabacchi, ecc) oppure coloro che non risultano essere residenti fiscalmente nel territorio Italiano.

I tre anni precedenti ed il regime dei minimi
Quel passaggio della norma che parla di tre anni precedenti letto insieme alla predizposizione di un regime valido solo per coloro ch ehanno aperto la partita iva dopo il 2008 inizialmente non capivo come intepretarlo, ma poi conforntandomi anche con altri colleghi mi sono convinto che questo potrebbe accogliere il caso di un professionista che svolgeva in passato attività sotto partita Iva ma che prima del 2008 l’ha cessata ed ora si trova a volerla riarpire. In questo caso non mi parrebbe esservi alcun problema per l’avvio della nuova attività sotto il regime dei minimi avendo oltrepassato o scontato il limite temporale dei 3 anni rispetto alla precedente attività.

Prestazioni occasionali e regime dei minimi
Se avete svolto prestazioni occasional nell’intervallo di tempo 2008 2011 ed ora volete accedere al nuovo regime dei minimi dovreste a mio avviso verificare prima di tutto di voler svolgere un’attività nuova rispetto a quella precedente ed inoltre verificare se avete già fruito di qualche anno del regime dei minimi in modo da scalarli dai cinque di durata naturale del regime, semprechè non abbiate meno di 35 anni, caso in cui vi permette di fruirne fino al compimento di tale età.

Precedente lavoro come dipendente
Nonostante nella norma c’è intravede una limitazione tout court per l’accesso anche per i lavoratori dipendenti a mio avviso questa limitazione vale solo nel caso in cui l’attività nuova che si vuole svolgere nell’ambiro del regime fiscale agevolato dei miimi non ne sia una mera prosecuzione, indipendentemente da fatto che il lavoro sia cessato dalla mia volontà. Nel caso invece ho perso il lavoro o sono in mobilità allora posso accedervi comunque anche se rappresenta una mera prosecuzione del vecchio lavoro da dipendente.

Esclusione di alcune attività dal regime dei minimi
Dalla lettura del testo normativo si può risalire anche ad esclusioni inbase alla natura dell’attività svolta che possiamo riassumere in attività agricole e connesse, (cfr artt. 34 e 34-bis del DPR 633/1972), pesca, vendita di sali e tabacchi (cfr art. 74, comma 1 del  DPR 633/1972), rivendita di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione (cfr art. 36, DL 23 febbraio 1995, n. 41), agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, antiquariato o da collezione (cfr art. 40-bis, DL 41/1995), il commercio dei fiammiferi (cfr art. 74, comma 1, DPR 633 del 1972), editori (cfr art. 74, comma 1, D.P.R. 633/1972), gestione di servizi di telefonia pubblica (cfr art.74, comma 1, D.P.R. 633/1972), rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta (cfr art. 74, comma 1, DPR 633/1972), intrattenimenti, giochi e altre attività (cfr tariffa del DPR 26 ottobre 1972, n. 640 e art. 74, comma 6, DPR 633/1972), attività delle agenzie di viaggi e di turismo (cfr art. 74-ter, DPR 633/1972), agriturismo (art. 5, comma 2, Legge 30 dicembre 1991, n. 413) e le vendite a domicilio (cfr art. 25-bis, comm a6, DPR 29 settembre 1973, n. 600).
Come aderire al regime dei contribuenti minimi
Per l’adesione al regime dei minimi teoricamente è necessario al momento dell’apertura della partita Iva con il software AA7/10 AA9/10, indicare l’opzione contribuenti minimi, ma qualora non ne siate a conoscenza al momento dell’apertura ricordate che è salvo il comportamento concludente del soggetto che adotta in fattura nella quale, rispetto ad una fattura normale vedremo che il titolare della partita Iva dovrà comportarsi in modo differente da un professionista ordinario.

Come fattura un contribuente Minimo
Rispetto alla fattura di un soggetto che fattura secondo le regole ordinarie e che come vedremo ha come prima linea della fattura gli onorari, a cui applicherà eventualmente una percentuale di contribuzione previdenziale, l’Iva supponiamo del 20% e per finire sottrarrà la percentuale trattenuta a titolo di ritenuta d’acconto dal sostituto di imposta, nel regime dei minimi invece avremo una fattura più semplice in cui in primis non avremo il rigo dedicato all’Iva e non avremmo neanche quello dedicato alla ritenuta d’acconto subita.

Visualizza la guida Fiscale alla fatturazione con esempi di fattura compilabili

Avremo tuttavia un rigo finale pari al 5% a titolo di imposta sostitutiva che andrà ad abbattere il compenso percepito. La ritenuta subita andrà tel quel in dichiarazione dei redditi che come vedremo, nella maggioranza dei casi chiude con un piccolo credito ogni anno in relazione agli acquisti e alle spese e costi che subiamo nel corso dell’esercizio.

Superamento del limite dei 30.000 euro
Vi ricordo che nel caso superiate il limite dei 30.000 euro dovrete passare al regime ordinario di applicazione dell’imposta con tutto quello che ne consegue. Tuttavia se i ricavi saranno superiori a 30.000 euro ma inferiori a 45.000 euro potrete posticipare l’adesione al regime ordinario a partire dall’anno di imposta successivo mentre nel di ricavi conseguiti nell’esercizio superiori alla soglia del 50% dei ricavi limite allora dovrete immediatamente passare al regime ordinario. Tale limite dalla modesta esperienza personale non appare in linea con i bisogni dei liberi professionisti che appaiono costretti tra costi di gestione elevati rispetto a quanto effettivamente percepito e per il quale si auspica un aumento al più presto.
Stesso trattamento nel caso di mancato rispetto dei requisiti di accesso sopra indicati.

Vi invito comunque a valutare il ventaglio di opportunità che da il legislatore che mette a disposizione anche il regime agevolato delle nuove iniziative imprenditoriali ex art. 13 della L.388 del 2000 e per il quale potete verificare caso per caso la convenienze tra i due regimi. Quest’ultimo non sembrerebbe esplicitamente abrogato dopo l’introduzione del regime dei minimi anche se con l’introduzione di questo la convenienza sarebbe quasi sempre dei minimi.
Vi ricordo a tal fine che mentre nel regime dei minimi i contributi previdenziali abbassano il reddito e sono detraibili nel regime delle nuove iniziative imprenditoriali no.

Leggete anche gli altri articoli dedicati al regime dei minimi in cui ci sono ulteriori approfondimenti e consigli pratici sia per le detrazioni nel regime dei minimi sia per le modalità di fatturazione.

Inoltre la sostitutiva del 5% copre anche il pagamento dell’Irap, oltre che Iva, Irpef, e addizionali regionali e comunali, ma non i contributi previdenziali che pertanto continueranno ad essere dovuti o alla propria cssaprevidenziale o all’INPS. IN tal modo si supera ampiamente il 20% di tassazione e forse credo vi stiate rendendo conto che tra scaglioni irpef e contributi previdenziali la tassazione sfiora il 50% se non addirittura la supera.

Consigli pratici: vi consiglio anche di leggere l’articolo dedicato ai primi passi per l’apertura della partita Iva che vi spiega come procedere in pratica alla scelta de moduli e le modalità di compilazione. Vi troverete poi ad aver a che fare con il calcolo dell’Acconto irpef, irap, Iva contribuenti Minimi, e vi potrà servire anche la Guida Fiscale alla fatturazione con esempi di fattura compilabili, per muovere i Primi Passi apertura partita Iva

Sintesi detrazioni per libero professionisti con partita Iva


Regime Fiscale Super Minimi Under 35