Maternità facoltativa e Maternità obbligatoria, quali differenze e quando decidere

La maternità obbligatoria, che è stabilita per legge, ha una durata di 5 mesi durante i quali la donna percepisce l’80% della sua retribuzione, inizia due mesi prima della data prevista del parto e prosegue fino al compimento del terzo mese del bambino. La retribuzione durante il periodo di maternità può anche essere del 100% se sono stati sottoscritti contratti collettivi che lo prevedono, la differenza in più viene erogata direttamente dal datore di lavoro.

Qualora si verifichi una nascita anticipata rispetto al termine previsto, la lavoratrice ha diritto ad astenersi dal suo servizio, oltre ai 3 mesi post partum anche ai giorni di cui non ha fruito in precedenza.
La maternità obbligatoria spetta anche alle lavoratrici che abbiano subito un aborto dopo il sesto mese di gestazione le quali hanno diritto all’astensione dal lavoro per 5 mesi.

Quando scatta la maternità obbligatoria

Per avere diritto alla maternità obbligatoria, entro il settimo mese di gravidanza, la donna deve presentare una domanda apposita al datore di lavoro e all’INPS che deve essere corredata da una certificazione medica che specifichi la data presunta del parto e il mese di gestazione. La nascita deve poi essere comunicata con l’autocertificazione entro 30 giorni, sia all’Istituto di Previdenza sia al datore di lavoro, al quale si dovrà anche comunicare se si intende riscuotere gli assegni familiari per il bambino e richiedere le detrazioni per carichi di famiglia.

A chi spetta la maternità

  • alle lavoratrici dipendenti assicurate all’Inps anche per la maternità
    (apprendiste, operaie, impiegate, dirigenti) aventi un rapporto di lavoro in corso alla data di inizio del congedo
  • alle disoccupate o sospese se ricorre una delle seguenti condizioni (art. 24 T.U.):
  • il congedo di maternità sia iniziato entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro
  • il congedo di maternità sia iniziato oltre i predetti 60 giorni, ma sussiste il diritto all’indennità di
  • disoccupazione, alla mobilità oppure alla cassa integrazione. Per le disoccupate che negli ultimi due anni hanno svolto lavori esclusi dal contributo per la disoccupazione, il diritto all’indennità di maternità sussiste a condizione che il congedo di maternità sia iniziato entro 180 giorni dall’ultimo giorno di lavoro e che siano stati versati all’Inps 26 contributi settimanali negli ultimi due anni precedenti l’inizio del congedo stesso
  • alle lavoratrici agricole a tempo indeterminato ed alle lavoratrici agricole tempo determinato che nell’anno di inizio del congedo siano in possesso della qualità di bracciante comprovata dall’iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo (art. 63 T.U.)
  • alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti) che hanno
    26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio del congedo di maternità oppure 52 contributi settimanali nei due anni precedenti l’inizio del congedo stesso (art. 62 del T.U.)
  • alle lavoratrici a domicilio (art. 61 T.U.)
  • alle lavoratrici LSU o APU (attività socialmente utili o di pubblica utilità di cui all’art. 65 del T.U.)
  • alle lavoratrici assicurate ex IPSEMA

Maternità anticipata o posticipata?

La maternità obbligatoria può anche essere anticipata o posticipata.

Quando è possibile chiedere la maternità anticipata

Si può chiedere l’anticipo quando ci si trova a far fronte a una gravidanza a rischio, quando insorgono complicanze nella gestazione, ma anche se le condizioni di lavoro possono compromettere la salute della madre o del nascituro e non sia possibile far svolgere alla donna mansioni diverse. In questo caso viene prolungata anche l’astensione del lavoro dopo il parto che può arrivare fino a 7 mesi.

Come ottenere la maternità anticipata

Per ottenere l’anticipo della maternità per gravidanza a rischio o complicanze la donna deve presentare una domanda presso la Direzione Provinciale del Lavoro, ovviamente corredata dalla certificazione medica rilasciata dall’ASL o da una struttura sanitaria. Se entro una settimana non vi è nessun pronunciamento, la domanda si ritiene accolta e la lavoratrice riprenderà il suo posto al compimento del terzo mese del bambino.
Nel caso in cui la gestante svolga lavori pericolosi per la sua salute o quella del bambino e il datore di lavoro non possa adibirla ad altre mansioni, dovrà essere lui stesso a richiedere l’astensione anticipata per maternità alla Direzione Provinciale del Lavoro che valuterà il caso e potrà anche fare accertamenti.

La futura madre può anche chiedere di posticipare l’inizio della maternità scegliendo lavorare fino a un mese prima del parto previsto, in ogni caso la duranta di assenza dal lavoro sarà sempre di 5 mesi (1 prima della nascita e 4 dopo). Per fare ciò deve presentare una certificazione medica rilasciata dal Servizio Sanitario Nazionale che attesti che il protrarsi del lavoro non arreca danni né a lei né al nascituro.

Quanto dura

Il periodo di durata di divide in prima e dopo il parto.

  • Prima del parto:
    • i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (salvo flessibilità) e il giorno del parto
    • i periodi di interdizione anticipata disposti dall’azienda sanitaria locale (per gravidanza a rischio) oppure dalla direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili)
      dopo il parto
  • Dopo il parto:
    • i 3 mesi successivi al parto (salvo flessibilità) e, in caso di parto avvenuto dopo la data presunta, i giorni compresi tra la data presunta e la data effettiva. In caso di parto anticipato rispetto alla data presunta (parto prematuro o precoce), ai tre mesi dopo il parto si aggiungono i giorni compresi tra la data effettiva e la data presunta
    • i periodi di interdizione prorogata disposti dalla direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili con il puerperio)

E dopo i tre mesi dopo il parto quali diritti spettano  ancora

Tre mesi dopo il parto la donna può decidere di tornare al lavoro e in questo caso ha diritto a permessi giornalieri non retribuiti di due ore al giorno fino al compimento dell’anno del bambino. Se il suo orario prevede meno di sei ore al giorno avrà diritto a una sola ora di permesso. Questo diritto può essere esercitato sia dalla madre che dal padre.

Cos’è la maternità facoltativa

La normativa prevede poi ulteriori disposizioni a tutela della maternità e della paternità che vengono definite “maternità facoltativa” o congedi parentali e che quindi devono essere specificatamente richieste da uno o entrambi i genitori.
Al termine del periodo di astensione obbligatoria può rendersi necessario un ulteriore lasso di tempo da concedere alla madre o al padre per rimanere accanto al figlio, per questo motivo la legge prevede che fino al compimento dell’ottavo anno del bambino si possa richiedere di assentarsi dal lavoro per un massimo di sei mesi per l’accudimento del bambino.
Questo periodo di maternità facoltativa può essere fruito in modo continuativo o frazionato e può esser goduto contemporaneamente da entrambi i genitori per non oltre 10 o 11 mesi (vedremo in seguito i vari casi).
Ciò significa che dopo l’astensione obbligatoria, la madre può scegliere di protrarre di qualche mese la maternità, ma nulla vieta che sia il padre a usufruirne oppure entrambi contemporaneamente. Si tratta di un’opportunità che la maggior parte delle famiglie scelgono per restare accanto al bambino nel periodo dello svezzamento, ma si possono richiedere anche brevi periodi in momenti diversi.

Come avere la maternità facoltativa o congedo parentale

Per godere della maternità facoltativa occorre fare richiesta almeno 15 giorni prima e la retribuzione per questi periodi di astensione dal lavoro sarà pari al 30% dello stipendio. In caso di famiglia monogenitoriale la maternità facoltativa spetta per un periodo di 10 mesi.

Quando se ne può fruire

Vediamo ora i vari casi che si possono presentare, tenendo presente che se il padre fruisce di almeno tre mesi di congedo può estendere il suo periodo di un altro mese, portandolo a 7 mesi totali.
Se entrambi i genitori sono lavoratori dipendenti hanno diritto all’astensione dal lavoro per 6 mesi la madre e 6 o 7 il padre per un totale che non deve superare gli 11 mesi.
Se la donna è casalinga o disoccupata la maternità spetta al solo genitore di sesso maschile se è un lavoratore dipendente per un massimo di 7 mesi; se invece è una lavoratrice autonoma godrà di un congedo di 3 mesi, mentre il padre autonomo non ha diritto ad alcuna facilitazione.

La madre o il padre lavoratori hanno invece diritto, qualora ne facciano richiesta, a un periodo di maternità facoltativa della durata di 3 anni quando il bambino presenti una grave situazione di handicap accertata dall’ASL o al permesso di due ore giornaliere.
Dopo il compimento del terzo anno la maternità facoltativa prevede la possibilità di ottenere tre giorni di permesso mensile.

Sempre nell’ambito della legislazione che regola la maternità obbligatoria e facoltativa vengono regolamentati anche i permessi per malattia del bambino. Fino al compimento dei tre anni entrambi i genitori alternativamente si possono assentare dal lavoro in caso di malattia del figlio senza limiti di tempo; l’unico obbligo è presentare la certificazione medica.
Dai tre agli otto anni invece i genitori si possono assentare per lo stesso motivo solo per un massimo di 5 giorni all’anno.
Si tratta in questi ultimi due casi di periodi non retribuiti.

Novità per il congedo parentale dopo il Job Act

Una dell novità riguarda l’anno 2015 è quella che prevede la possibilità anche per le lavoratrici parasubordinate che avranno il diritto all’indennità di maternità anhe nel caso in cui il loro datore di lavoro non abbia versato i contributi.

Potete leggere anche l’articolo correlati al congedo parentale e congedo di paternità in cui potrete verificare che sono stati ampliati i termini per accedere al congedo fino ai 12 anni del bambino ma con alcune caratteristiche rispetto naturalmente all’indennità concessa.

Altro discorso invece riguarda il contratto di sostituzione maternità che potete approfondire leggendo l’articolo correalto

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24 Commenti

  1. Se lo denuncia all’ispettorato del lavoro gli fanno un culo così a questo pezzente approfittatore. Poi però non credo gli starà più tanto simpatica. Altrimenti cerchi di mediare e gli dica che potrebbe finire sotto un ponte e faccia leva sul suo senso di umanità….io lo denuncerei questo prepotente

  2. Ho una domanda. Fino a novembre ero in maternità facoltativa (non finita in quanto termina a fine gennaio 2015) e percepivo il 30% della paga base. Con dicembre ho iniziato una nuova gravidanza anticipata obbligatoria in quanto è stata considerata a rischio per vari motivi. La mia domanda è questa. Della nuova gravidanza, andrò a prendere l’80% sulla retribuzione di novembre di quando ero in maternità facoltativa o mi viene comunque preso l’80% della paga dello stipendio normale prima della prima gravidanza? Grazie infinite E.

  3. Buona sera, sono in maternità anticipata da ottobre poichè il mio posto di lavoro è considerato a rischio!
    Ho un contratto part time a 30 ore Anaste!
    quanto dovrei prendere in busta paga? e maturo lo stesso le ferie?
    poichè il mio stipendio risulta circa la metà di ciò che prendevo, e vi è scritto maternità facoltativa. e le ferie non sono maturate.

  4. Salve una domanda l’estensione ai 12 anni per il congedo parentale si applica in ugual modo sia ai dipendenti privati che pubblici?

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