Cos’è il reddito minimo garantito

Il reddito minimo garantito o minimo di inserimento che potrebbe essere introdotto dal 2014, conosciuto anche come reddito di cittadinanza o basic income, è una misura di welfare contro la povertà molto praticata, conosciuta in Europa e nel mondo, che si applica generalmente con carattere temporaneo a categorie di cittadini che vivono un momento di difficoltà contingente rispetto al lavoro e alle dinamiche economiche (si pensi ai giovani in attesa di prima occupazione, ultracinquantenni disoccupati con difficoltà di reinserimento, persone in condizione di marginalità sociale e lavorativa quali le donne).

Come funziona e chi ne può beneficiare?
Di norma il sostegno viene erogato a quei lavoratori non provvisti di ammortizzatori sociali (collaboratori o parasubordinati) oppure formulato come imposta negativa, a carico del fisco, a favore di chi versa in una condizione di povertà, ma può anche essere pensato come forma di integrazione per chi svolge un lavoro che non consenta di raggiungere un salario pari o superiore ai parametri minimi per la conduzione di un’esistenza al di fuori della povertà. La somma è chiaramente diversa in ogni paese (in Italia la soglia di povertà si aggira secondo le ultime stime intorno ai 600 euro al mese), ma sostanzialmente volta a garantire almeno il 60 per cento del reddito medio di ciascun Paese di riferimento (in questo senso sembra essersi orientato in diverse occasioni recenti il Parlamento Europeo).

Il reddito minimo garantito
Nel nuovo modello ISEE inoltre viene inserito un concetto innovativo che sembrerebbe poter essere associato al reddito minimo di cittadinanza ossia un assegno unico per i nuclei familiari che sono sotto  una certa soglia di soglia di povertà. In pratica si prevede di eliminare per questi soggetti le detrazioni fiscali Irpef e di inserire un assegno mensile. Questo perché le famiglia non hanno reddito imponibile Irpef sufficientemente alto per poter sfruttare le detrazioni Irpef in tal modo generando un effetto distorsivo.

C’è da chiedersi però perché è lecito farlo come facciano a vivere con questi livelli di reddito così basso e se non nascondano veramente introiti non dichiarati. Lo dico perché per esperienza ho visto consegnare Modello Isee con redditi annui da 10 mila euro ed uscire fuori dall’asilo con una macchina nuova per cui la domanda uno se la fa.

Le Principali categorie familiari che si cercherà di tutelare saranno:

  • Famiglie con disabili
  • Famiglie con figli minori
  • Famiglie con figli minori e con un solo genitore
  • Anziani

Vi ricordo inoltre che sono previste anche altre forme di Welfare come per esempio la social card o l’esenzione dal ticket sanitario o anche la domanda all’INPS per l’assegno familiare.

L’impostazione europea, l’anomalia italiana e le esperienze degli altri paesi
In Italia al momento non esistono politiche di reddito minimo garantito e le esperienze in questo ambito sono state anche in passato molto marginali, ma l’argomento è tornato in primo piano ed è facile pensare che salirà agli onori della cronaca nel futuro più prossimo per un riferimento che il neo-ministro Elsa Fornero ha inserito in un recente intervento al Parlamento Europeo esprimendosi, almeno a titolo personale, favorevole alla sua istituzione.

Il reddito minimo garantito è stato più volte caldeggiato a livello europeo dove viene inteso alla stregua di un diritto sociale fondamentale legato alla disponibilità delle risorse minime necessarie per vivere una vita libera e dignitosa. Gli stati membri sono stati invitati dalle istituzioni europee in diverse occasioni ad inserirlo nel loro sistema di welfare, dalla prima Raccomandazione del Consiglio europeo sulle politiche di protezione sociale del 1992 all’ultimo documento della Commissione del 2008 relativo «all’inclusione delle persone fuori del mercato del lavoro».
In effetti ad oggi la maggior parte dei paesi europei prevede politiche di reddito minimo con modalità ed esiti diversi, ma sostanzialmente positivi.
Le esperienze più longeve e riuscite sono quelle dei paesi scandinavi, Inghilterra, Olanda, Francia e Germania. I paesi che ancora non hanno aderito agli indirizzi della politica sociale europea sono invece, insieme all’Italia, Grecia, Ungheria e Bulgaria.

Il reddito Minimo garantito e di inserimento in italia
L’Italia ha sperimentato questa misura per un periodo molto breve nel 2000 quando l’allora ministro Turco volle, con la legge 328, l’inserimento del reddito minimo in 298 comuni. La sperimentazione tuttavia durò poco, infatti nel 2001 a seguito del cambio del governo e dell’approvazione della finanziaria 2003 finì. Negli anni successivi alcune Regioni (quali Lazio, Campania, Basilicata, Friuli, Trentino, Valle d’Aosta, Puglia) continuarono ad adottare provvedimenti simili, ma in breve tempo tutti i tentativi (alcuni anche di successo) trovarono fine anche per la mancanza di risorse economiche.

Tuttavia si sta pensando di risolvere un problema che è quello dell’incapienza del reddito per sfruttare le detrazioni fiscali Irpef da parte dei soggetti che hanno un reddito troppo basso per cui le detrazioni e quindi gli sconti fiscali non si riescono a sfruttare penalizzandoli ingiustamente. In tal senso si sta pensando di avolire per loro le detrazioni fiscali Irpef e dargli direttamente un assegno.

Le ragioni a sostegno del Basic Income e le finalità della sua eventuale introduzione in Italia
L’introduzione del reddito minimo tuttavia non può prescindere da una riforma complessiva del mercato del lavoro, questo va infatti inserito nel contesto più ampio dell’incremento della flessibilità del lavoro, cosa che dovrebbe accrescere la competitività delle aziende e in definitiva quindi la produttività. Tutto ciò però non prima di aver riformato l’intero sistema di sicurezza sociale e di politiche di previdenza e assistenza al reddito in caso di perdita involontaria del lavoro, all’interno delle quali rientrano appunto gli ammortizzatori sociali e il reddito minimo garantito. Misure queste che dovrebbero necessariamente andare a beneficio di tutti i lavoratori e non solo del 25% di essi come accade oggi, comprese soprattutto tutte le larghissime fasce ad oggi escluse (vedi i lavoratori precari).
Questo discorso poi è inevitabilmente legato anche ai meccanismi di licenziamento che ovviamente dovrebbero essere anch’essi rivisti in questa occasione…

C’è chi vede il reddito minimo come una misura imprescindibile per costringere gli Stati e gli organi dell’Unione europea a una gestione della crisi economica internazionale improntata all’equità e alla giustizia sociale. In Italia il grande ostacolo all’introduzione del reddito minimo è in gran parte culturale (ancor prima che di bilancio) in quanto la visione del reddito minimo è legata ad una connotazione negativa che gli attribuisce un carattere di iniquità e deresponsabilizzazione. Se si vede il reddito come merito per il lavoro se non c’è lavoro non ci deve essere reddito, ma solo dipendenza e quindi povertà, ma questo in fondo è un gatto che si morde la coda perché dalla povertà, con questi meccanismi, non si esce!

Le ragioni a favore del reddito minimo stanno infatti soprattutto nella convinzione che questo meccanismo abbia la capacità di riequilibrare i rapporti di potere asimmetrici per natura, ovvero nel riconoscimento del diritto di ogni individuo ad avere una dotazione di base che consenta lo sviluppo delle capacità e la fuoriuscita dal meccanismo della dipendenza e lo svincolamento del proprio futuro dall’elemento incerto costituito dal destino (ad esempio l’annullamento dell’ingiusto vantaggio di essere nati in un determinato contesto economico-familiare o in un determinato luogo).

E sostenibile il reddito minimo in Italia?
La maggior parte degli studiosi che si occupano di queste problematiche sostengono di si. Si andrebbero infatti ad eliminare alcune forme di sussidio oggi esistenti ridistribuendole secondo logiche diverse, quelle appunto del reddito minimo.
Pertanto se il costo complessivo potrebbe essere quantificato in 25 miliardi di euro (secondo le stime di Andrea Fumagalli dell’Università di Pavia) da questa somma andrebbero scomputati circa 15 milioni di euro di sussidi esistenti che andrebbero eliminati, pertanto il costo in termini reali si aggirerebbe tra gli 8 e i 10 miliardi di euro, che per il bilancio di uno Stato non sono cifre astronomiche.

Che ne pensate?

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12 Commenti

  1. Salve, io sono povero dalla nascita, non ho avuto la possibilitá di studiare, vivo in una stanza di 16 metri quadri senza bagno, riscaldamento e senza cucina. Questa stanza si trova a 12 km dalla mensa dei poveri e per mangiare, tutti i giorni faccio 24 km a piedi. Non avendo soldi, non ho ne luce ne acqua ne gas, peró ho 2 paia di mutande, un jeans ed un maglione, oltre che una giacca. Ho anche una coperta. Qualcuno mi potrebbe dire: vai a lavorare sudicio fannullone rifiuto della societá. Io ci andrei molto volentieri se ne avessi la possibilitá, provate a pensare una cosa: con cosa andrei al lavoro? Cosa mangerei per i primi 45 giorni? Come potrei tenermi pulito? Ma piú che altro, chi darebbe un lavoro ad un sudicio emarginato sociale come me? Mi firmo, non ho paura dei vosrti giudizi, a quello ci pensa ogni istante la mia difficoltá a sopravvivere! XXX ps: non sono un povero con il pc, é la caritas che ogni tanto mi fa usare il proprio. Grazie x lo spazio.

  2. Grazie del contributo, cosa posso fare per lei? Se dà qualche informazione in più su dove si trova qualcuno potrebbe intercettare questo messaggio e darle un lavoro. Se vuole questo spazio è a disposizione se le serve.

  3. Sto piangendo, ho lanciato grida di aiuto ovunque e qui mi avete risposto, ancora non ci credo! Abito a 5 km da Scarlino e 12 da Follonica, prov di (GR)

  4. Magari qualcuno legge e può esserle di aiuto più di me :-)

  5. Sono andato fuori tema, anche se ovviamente a me il basic income servirebbe! Mia madre era olandese ed io ci sono nato. Lassú se un sessantenne sul suo lavoro non é piú produttivo, lo licenziano e lo ricollocano dando spazio al ventenne disoccupato, così l’azienda mantiene la sua competitivitá, il sessantenne fa un lavoro piú leggero ed il ventenne ha un futuro. Flessibilitá in uscita quindi. Se nel ricollocare il sessantenne ci fossero difficoltá, viene sostenuto con il ‘reddito minimo’ piú altre forme di aiuti in modo da non fargli percepire differenze tra quando lavorava e quando no. Se io percepissi 600€ al mese, il 21% di tale somma rientrerebbe nelle casse statali dai miei acquisti (iva), il resto andrebbe nelle casse dei supermercati e la filiera e quindi le aziende avrebbero bisogno di minor credito bancario, visto l’aumento delle vendite. Non so se lo avete notato, ma la cifra equivalente alla manovra ‘salva italia’ é stata da noi offerta alla BCE per favorire il credito alle aziende. Praticamente il ricavato della manovra é andato alle banche per prestare soldi alle aziende e gli interessi li pagano tutti quelli come me perché con il reddito minimo garantito le aziende non avrebbero piu bisogno di prestito ed i poveri mangerebbero.

  6. Buongiorno
    purtroppo la mia storia è comune a molte persone. Una partita IVA e lavoro sino al 2008 poi un commercialista sbagliato e 220.000€ da pagare al fisco, il tutto senza esserne edotto… sino a quando non hanno posto unpoteca sulla casa dove vivo con mia moglie. I risparmi di un’esistenza passata, presente e futura versati con assegno circolare ad EQUITALIA.Il lavoro perso in assenza di fondi per il carburante o il cibo, una professionalità non riconosciuta causa i “miei 50 anni”. A nulla serve dire che cercato qualsiasi tipo di lavoro, il più umile e meno pagato sarebbe stato ben accetto; il più pagato ed affine alle mie competenze, inutile anche solo pensarlo. Mentre scrivo indosso una giacca a vento perché io e mia moglie dosiamo il riscaldamento. Lei guadagna 1000 euro al mese e con questi riusciamo a pagare il mutuo e bollette. Rimane poco per mangiare, allora io dico che vado in cerca di lavoro mentre, invece, vado a mangiare dai frati che mio anche del cibo per il mio cane ed i miei 2 gatti. L’orgoglio a tempo non sò cosa sia, mi resta solo la dignità di esistere: ma per quanto?
    Auguri per un annouovo che si prospetta terminale.

  7. lve,la mia storia e’ semplicissima,ho 53 anni un sacco di esperienza lavorativa alle spalle come operaio edile,idraulica,magazziniere,esperto come commesso di ferramenta,addetto alla sicurezza non armata,portiere di stabile,ma nonostante tutte queste qualita’ lavorative,sono due anni che non lavoro e che presento curriculum a tutta l’italia,quindi riassumendo,credo che se non hai una raccomandazione non lavorerai mai|speriamo solo se la forneo ci dia il reddito minimo garantito,almeno mangiamo.saluti

  8. sono sola da 20 ho cresciuto mia figli con tanti sacrifici ho sempre vissuti con lavori saltuari adesso non trovo lavoro ed io avrei tutti requisiti per lavorare fra poco non posso piu mettere il piatto atavola sono sola non ho nessuno e vivo in una depressione totale che no posso dare a mia figlia quello che vorrei e poi mi vengono a parlere della feste delle donne eccole donne italiane represse e sole

  9. in questo interessante documentario della rete tedesca sul basic income si propone un reddito minimo a partire dall’imposta negativa di milton friedman oltre ad una rivoluzione fiscale.

    http://www.youtube.com/watch?v=ExRs75isitw
    (sottotitoli da attivare)
    chiaro e rigoroso, nella seconda metà si illustra tecnicamente il funzionamento.

  10. Grazie de prezioso contributo ora lo guardo.

  11. La mia esperienza è praticamente identica a quella di Marco, dopo anni di lavoro con curriculum molto buono (ho sempre lavorato per ca. 20 anni come dipendente in diverse aziende con una carriera da tecnico a manager), dall’età di 45 anni ad oggi le cose sono andate sempre peggiorando, prima lavori temporanei umili svolti senza problemi di orgoglio e spesso dignità (aiuto giardiniere, aiuto elettricista, etc.). Poi,dopo il fallimento dell’azienda per cui lavoravo (con 6 mensilità non pagate), ho tentato anche di andare a lavorare in Messico data la conoscenza delle lingue, ma sono letteralmente scappato causa incontro di truffatori “italiani”.
    Inutili le “ricerche” di collocqui (avere più di 45 anni mi è stato ripetuto dalle agenzie è come essere “inservibili”), sia con candidature via internet (media di 10 la settimana), sia presso agenzie di lavoro interinale per non parlare dell’ufficio del lavoro di Corsico che ha perso il mio curriculum ben 5 volte (perdonatemi la malafede ma non credo più in questa istituzione), ignorando la richiesta di lavori ben più umili, certo non attinenti al curriculum ma ben accetti e con tanta tantissima buona volontà (non come ripiego).
    Ora viviamo praticamente come Marco, mia moglie uno stipendio di 1100 euro al mese (che l’azienda le paga con un mese di ritardo ed in piccole rate, appena terminato di ricevere lo stipendio di novembre), risparmiamo in tutto, non abbiamo denaro per spostare l’auto (13 anni), vivo con 16° in casa con giacca a vento e coperta, la sera si accende solo una luce da 7Watt e la caldaia per lavarci, faccio solo due pasti al giorno e sempre più spesso ricorriamo alla carità di amici e colleghe di mia moglie che ci regalano generi di prima necessità.
    Non me ne vergogno minimamente a parlarne in quanto ci sentiamo ancora persone “degne ed integre”, ma quello che mi fa veramente rabbia è che sui media si parli soltanto dei giovani (molti, moltissimi, comodi a casa dei genitori e senza voglia di trovare lavoro), si parla di grandi aziende che licenziano ma, alla fine, avete idea di quanti siamo “realmente” a non riuscire nemmeno ad ottenere un collocquio per via dell’età, senza poter essere valutati per quel che si vale realmente (e che le aziende potrebbero sfruttare gratuitamente con stipendi e posizioni basse), avendo lavorato quasi una vita per “piccole” aziende.
    Invece, nello stesso mio palazzo abita una famiglia che chissà come hanno avuto la casa dal comune, sono persone normalissime (genitori e figlio), camminano, parlano e ci vedono benissimo (quale handicap???), passano tutta l’estate giocando a carte sul balcone ricevendo non meglio identificati sussidi.
    Beh, è un brutto sentimento, ma provo invidia per loro e nessuna speranza nel nostro futuro (senza figli). Perdonate il lungo sfogo ed auguro a tutti di riuscire a trovare una possibilità, magari piccola, ma sempre una possibilità di dimostrare che noi ultracinquantenni possiamo valere ancora molto!

  12. io mi chiamo antonio abito a ….. sono invalido civile vivo con 276 euro al mese di pensione non posso lavorare perche oramai ho 61 anni e poi sono invalido soffro di epilessia fino a quando vivevo con i miei genitori tutto andava bene mio padre essendo un funzionario della polizia prendeva quasi 2000euro di pensione e io la mia e io stavo bene ma da quando sono morti i miei genitori mio padre la pensione se le e portata al cimitero mi ha lasciato in eredita la casa di cui abito da solo e con la mia miseria debbo pagare luce telefono immondizzia tasi tari iuc televisione condominio come faro con 276 euro anche a me mi spetterebbe il reddito minimo garantito per stare un po meglio perche piu povero di me chi c e poi dimenticavo che io ero a carico di mio padre per jnabilita con documenti alla mano e mio padre prendeva assegni familiari per me aveva una maggiorazione sociale sulla sua pensione perche aveva questo figlio a carico be dopo la morte di mio padre ho fatto domanda di pensione di riversibilita perche mi spettava e non me l hanno mai accettato alla commissione medica inpdap di trapani se mi vuole scrivere io abito a ……

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