Chiusura partita Iva 2020 2019 compilazione F24 per evitare sanzioni: cosa fare e guida pratica

cartello closed - chiusaVediamo quando è obbligatorio effettuare la chiusura della partita Iva anche alla luce delle novità introdotte con il nuovo Decreto Fiscale 2019 al fine di evitare sanzioni o multe da parte dell’agenzia delle entrate e quando potrebbe invece divenire conveniente chiudere la partita Iva e aprire una società alla luce delle modifiche intervenute nel nuovo regime forfettario dei contribuenti minimi.




Già con la legge di Bilancio 2017 le Partite Iva, come avvenne con la Manovra Economica 2011 viene ribadito l’obbligo dal primo gennaio 2012 della chiusura delle partita Iva dormienti ma qui parliamo anche della chiusura ordinaria delle partite Iva. Quelle dormienti andranno chiuse versando una sanzione tramite modello F24 con specifico codice tributo e secondo le modalità che vedremo in seguito a carico di professionisti, società, imprese artigiani e simili che hanno cessato l’attività originaria o quell’iniziativa aperta qualche anni indietro e per cui oggi il fisco chiede una definizione attraverso la chiusura per i soggetti che rispettano le caratteristiche viste nel precedente articolo dedicato appunto alla chiusura della partita Iva dormiente.

Con provvedimento n. Prot. n.1415522/2019 di dicembre 2019 – Chiusura delle partite IVA inattive si disciplina che “Al fine di garantire l’attuazione dell’articolo 35, comma 15-quinquies, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 633, l’Agenzia delle entrate procede d’ufficio alla chiusura delle partite IVA dei soggetti che sulla base dei dati e degli elementi in suo possesso risultano non aver esercitato, nelle tre annualità precedenti, attività di impresa ovvero attività artistiche o professionali. Sono fatti salvi i poteri di controllo e accertamento dell’amministrazione finanziaria.

Chiusura P.Iva Decreto Fiscale 2019

Nel nuovo Decreto fiscale 2019 n. 129/2019  a valere dal 2020 viene disciplinato che i titolari di partita IVA destinatari di provvedimento dell’agenzia delle entrate per la cessazione della partita IVA non potranno utilizzare in compensazione eventuali crediti tributari. Lo stesso si applica anche a coloro che hanno ricevuto la notifica da parte dell’amministrazione finanziaria per l’esclusione dal VIES ossia dalla banca dati dei titolari di partita IVA (società o lavoratori autonomi) che effettuano operazioni intracomunitarie.

Per “Crediti” deve intendersi qualsiasi tipologia di credito, non solo quelli Iva ma anche eventualmente Ires, Irap e anche quelli derivanti dalle detrazioni fiscali IRPEF. Solo dopo la chiusura della partita Iva sarà possibile riprendere eventualmente la compensazione.

Chiusura Ordinaria della partita Iva: come fare

La partita Iva può essere chiusa gratuitamente mediante l’utilizzo del modello AA7/9 o AA9/7 (che trovate in calce all’articolo) che serve appunto non solo ad aprire la partita Iva ma anche a comunicare delle variazione come (i.e. dati anagrafici introduzione o modifica di un codice attività o passaggio ad un regime opzionale dell’Iva o altre modifiche minori) e finanche la cessazione.
Il modello AA9/7 (che trovate in calce) lo potete scaricare dal sito dell’agenzia delle entrate ed in esso dovrete indicare una serie di dati come il titolare della partita Iva, il codice ATECO, dove sono depositate le scritture contabili che vi ricordo dovranno comunque essere conservate per 10 anni.
La compilazione del modello e la presentazione è gratuita e sarà fatta presso l’ufficio competente dell’agenzia delle entrate. Potrete consegnarlo cartaceo o inviarlo telematicamente avendo cura di scaricare la ricevuta di avvenuta presentazione.

Cosa succede se chiudo l’attività nel 2016 ma non chiudo la partita Iva nel 2017

Non ci crederete ma non c’è il ravvedimento operoso per la mancata chiusura della partita Iva per cui vi inizieranno ad arrivare sanzioni probabilmente, ma questo dipende dall’ufficio e da dove risiedete, per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e potrebbe essere possibile anche che vi facciano un accertamento fiscale per ricostruirvi un reddito imponibile presunto e poi non sarà certo facile dimostrare che l’attività era chiusa per cui state attenti a non sbagliarvi.


La sanzione dovuta per la mancata chiusura della partita Iva va da 516 a 2.065 euro introdotto con la manovra 2011 ridotta a 172 euro ossia di un terzo qualora si paghi entro 30 giorni dalla comunicazione dell’agenzia delle entrate. Il versamento andrà effettuato con Modelli F24 utilizzando il codice tributo 8120.

Con il DL 193 del 2016 viene di fato ribadito che l’agenzia delle entrate nel 2017 provvederà alla chiusura delle partite Iva d’ufficio dormienti da almeno tre anni e senza applicazione delle sanzioni.

La comunicazione viene effettuata perchè esiste una procedura automatica oggi di chiusura della partita Iva definita dall’articolo 35 del Dpr 633 del 1972 che lascia all’agenzia delle entrate la possibilità di comunicare la chiusura al contribuente con cui si richiederà di confermare la chiusura entro 30 giorni, per quelle partite Iva che risultavano dormienti da almeno 3 anni anni. Ciò non toglie che a carico del contribuente insiste un obbligo di comunicazione entro 30 giorni dalla apertura, variazione e cessazione dell’attività.

Le sanzioni previste dal legislatore sono disciplinate dall’articolo 5 comma 6 D.lgs,. n. 471 del 1997 che recita “chiunque, essendovi obbligato, non presenta una delle dichiarazioni di inizio, variazione o cessazione di attività previste dal decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, o la presenta con indicazioni incomplete o inesatte tali da non consentire l’individuazione del contribuente o dei luoghi ove è esercitata l’attività o in cui sono conservati libri, registri, scritture e documenti è punito con sanzione che va da euro 500 a euro 2.000.

Sanzioni da ravvedimento per la chiusura della partita Iva

Vale sempre il principio secondo cui prima vi accorgete dell’omessa comunicazione, prima vi ravvedete, più ridotte saranno le sanzioni a cui andrete incontro.

Sanzione pari a 50 euro ossia pari a 1/10 del minimo se effettuate la comunicazione di chiusura entro novanta giorni.
Sanzione pari a 56 euro ossia pari a 1/9 del minimo se effettuate la comunicazione entro il novantesimo giorno successivo al termine per la presentazione della dichiarazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro novanta giorni dall’omissione o dall’errore
Sanzione pari a 63 euro ossia 1/8 del minimo se effettuate la chiusura entro la scadenza per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore
Sanzione pari a 71 euro ossia a 1/7 del minimo, se provvedete alla chiusura avverrà entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore
Sanzione pari a 83 euro se effettuate la comunicazione avverrà oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, oltre due anni dall’omissione o dall’errore
Sanzione pari 100 euro ossia a 1/5 del minimo se effettuate la comunicazione avverrà dopo l’accesso o l’inizio di accertamenti o verifiche da parti dell’agenzia o di organi di vigilanza.

Per le eventuali modifiche nell’applicazione delle sanzioni leggete l’articolo dedicato al ravvedimento operoso.

Nuovo Ravvedimento Operoso 2020: Tabella per calcolo sanzioni, codici tributo

Se invece siete già stati destinatari di comunicazione con applicazione delle sanzioni ordinarie per omessa comunicazione non potrete optare per il ravvedimento ma solo per la definizione agevolata delle sanzioni nella misura di un terzo del minimo per cui pari a 167 euro se provvederete a definirlo entro 30 giorni dalla notifica della comunicazione.

Sanzioni ante 2016

Sanzione minima entro 90 giorni per le partite Iva dormienti
Nel caso in cui procediate alla definizione della partita Iva entro 90 giorni dall’entrata in vigore del D.Lgs n.98 del 2011 ve la potrete cavare con una sanzione minima di 129 euro da versare con modello F24 nella vostra banca o tramite home banking secondo le modalità che vedremo in seguito. La scadenza pertanto è previsto per il prossimo 4 ottobre 2011, data entro sarà conveniente procedere al versamento in banca della sanzione. Questa tuttavia è stata solo una previsione del 2011 mentre la disciplina a regime prevede come sanzione minima 500 euro che potrete tuttavia ravvedere autonomamente nel caso in cui l’abbiate scordata di comunicare. Non procedete alla comunicazione in ritardo senza ravvedervi altrimenti sarete raggiunti da una sanzione che potrebbe essere di 500 o anche, nel peggiore die casi di 2 mila euro.

Vedrete invece con il ravvedimento operoso come scendono le sanzioni proprio in virtù del principio che se prima ti ravvedi autonomamente meno paghi di sanzione.

La sanzione in questo caso scende a 129 euro

Sanzioni massime per chiusure dopo 90 giorni

Se non procedete entro 90 giorni alla chiusura della partita Iva le sanzioni salgono ed entrano nel range che può andare dai 516 ai 2.065 euro. Non è necessaria la compilazione dei modelli storici di apertura, variazione e chiusura dell’attività ossia i moduli AA7 e AA9.

Compilazione modello F24 per la chiusura della partita Iva

Per le partite Iva dormienti disciplinate  codice tributo 8110 dovrete indicare nella sezione contribuente del modello dati anagrafici e codice fiscale. Nel campo TIPO dovrete indicare la lettera R, mentre nel campo ELEMENTI IDENTIFICATIVI dovrete indicare il vostro vecchio numero della partita IVA da chiudere e nel campo anno di riferimento quello di presentazione del modello. La partita Iva anche in caso di non chiusura tramite modello F24 sarà comunque chiusa d’ufficio. Per la chiusura delle partite Iva ordinarie non ci sarà bisogno di alcun versamento con modello F24.

Per le omesse chiusura per così dire ordinarie il codice tributo da utilizzare 8904. Nel campo anno di riferimento dovrete indicare l’anno in cui avete deciso di chiudere la partita Iva o vi sia un presupposto per la chiusura per esempio cessazione dell’attività o altre evento riscontrabile. Se siete lavoratori autonomi non intravedo un momento preciso di chiusura per cui potete modificarlo a piacimento. Il modello da utilizzare è sempre lo stesso sopra citato ossia il Modello AA/9 o AA/7 (dichiarazione di cessazione attività).

Modello da presentare per la chiusura della partita Iva

Modello AA7 (soggetti diversi da persone fisiche)

Modello AA9 (Soggetti persone fisiche)

Prassi di riferimento

Risoluzione n. 72 del 2011

Cessione Credito da Detrazioni Fiscali IRPEF sul risparmio energetico: come si effettua il trasferimento per gli incapienti

Vendita e commercio all’estero: iscrizione VIES obbligatoria, pena sanzioni IVA

Valuta l'articolo
[Totale: 7 Media: 2.6]

26 Commenti

  1. Significa: Avere una PIVA e fatturare nulla (reditto zero) e fare ogni anno la dichiarazione dei reditti non è un rischio? Non è strano avere una PIVA aperta e fatturare niente (ma è lecito)? :-)

  2. Buonasera, ho una domanda da porre. In caso di cancellazione per una snc senza messa in liquidazione, il notaio deve effettuare la comunicazione anche all’Agenzia delle Entrate o è il commercialista che deve farlo? in caso che vi sia stata per così dire dimenticanza da entrambi e che quindi passati 3 anni dalla cancellazione della società vi è un accertamento fiscale come si può dimostrare che i soci non hanno colpa?

  3. Quindi per questo commercialista geniale i 4.800 che fine fanno? Glieli regaliamo allo Stato?!?! Dica al commercialista che la segue di sbrigarsi a fare istanza di rimborso e inserire la richiesta anche nel 730….

  4. Buongiorno
    Ho chiuso la p. iva per cessata attività come agente di commercio a maggio 2017, il commercialista mi ha detto che sono in credito irpef di € 4.800 pagati in piu
    Attualmente non lavoro piu e sono a carico di mio marito, quindi dovrei recuperare l’irpef con il 730 del prossimo anno, pero il commercialista mi dice che non posso fare il 730 congiunto con mio marito e non posso fare un 730 mio personale perchè non ho reddito
    Come posso fare per recuperare questo irpef?
    Inoltre sono in credito INPS pagato in piu di € 4.200 , anche qui come posso recuperare i soldi?
    Vi ringrazio per un cordiale riscontro

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

articoli correlati

Valuta l'articolo
[Totale: 7 Media: 2.6]
error: Questo contenuto è protetto