HOMEPAGE / Liberi Professionisti / Contributi INPS per il regime dei minimi e forfettario: guida al calcolo

Contributi INPS per il regime dei minimi e forfettario: guida al calcolo

inpsVediamo con una breve Guida in sintesi come i “Contribuenti forfettari Minimi” versano i contributi previdenziali all’INPS, considerando le modalità di calcolo, i dati di cui avrete bisogno per il calcolo ed il versamento, oltrechè le scadenze e le novità introdotte dalla legge di Stabilità 2016.

La premessa è che esistono al momento due regimi agevolati che sono:

  1. Il regime dei minimi con aliquota al 5% (Regime di vantaggio)
  2. Il  nuovo regime forfettario dei lavoratori autonomi con aliquota al 15% 

Il secondo ha subito delle novità con la Legge di Stabilità 2016 per allinearlo al primo: prima tra tutte l’aliquota dal 15% passa al 5% dal primo gennaio 2016 e di questo ne sarete entusiasti: un po’ meno per il regime contributivo INPS.

NOVITA’ leggete l’articolo dedicato al NUOVO regime forfettario dei contribuenti minimi in vigore dal primo gennaio 2016

Qui segnaliamo l’unica novità che, ai fini contributivi, viene introdotta dal primo gennaio 2016 e consiste nella riduzione del 35% della contribuzione ordinaria INPS al posto della previsione precedente che consentiva la non applicazione dei contributi minimali. Si applicheranno comunque le altre previsioni previste dalla gestione separata INPS in materia di versamento e scadenze che potete trovare nell’articolo 2, comma 29, della Legge 335 del 1995.  A tal proposito potete leggere i riferimenti ai chiarimenti dell’INPS che trovate in calce all’articolo dove trovate alcuni rimandi a giurisprudenza e prassi specifica collegata all’argomento.

Il comma 77 della Legge 190 del 2014, che definisce il regime contributo del nuovo regime forfettario dei minimi, recita infatti che “77. Il reddito forfettario determinato ai sensi dei precedenti commi costituisce base imponibile ai sensi dell’articolo 1 della legge 2 agosto 1990, n. 233. Su tale reddito si applica la contribuzione dovuta ai fini previdenziali, ridotta del 35 per cento. Si applica, per l’accredito della contribuzione, la disposizione di cui all’articolo 2, comma 29, della legge 8 agosto 1995, n. 335.”

Da una parte quindi viene reintrodotto il contributo minimale e dall’altra viene concesso la riduzione del 35% che tuttavia non si può applicare a tutti i contribuenti aderenti al regime forfettari ma solo i contribuenti iscritti alla gestione INPS artigiani e commercianti. Sono esclusi quindi dalla riduzione del 35% i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata e anche i contribuenti che aderiscono alla cassa previdenziale del proprio albo di appartenenza.

La differenza sostanziale tra i due regimi è che nel regime forfettario introdotto nel 2014 ed oggetto oggi della modifica con la Legge di stabilità 2016 si aveva diritto, qualora si fossero rispettati tutti i requisiti di accesso e permanenza nel regime, all’esonero da versamento del contributo minimale che, devo dire, rappresentava forse la principale causa di abbandono dal regime stessi nonostante fosse agevolato per l’irpef, in quanto il ridotto volume di ricavi iniziali esponeva talvolta il contribuente a pagare oltre 3 mila euro annui come contributi INPS per cui l’esonero dal minimale non era per niente una cattiva idea.

Inoltre l’articolo 1, comma 65, della Legge 190 del 2014 prevedeva fino al 31 dicembre 2015 prevedeva un regime contributivo INPS opzionale i lavoratori autonomi iscritti alla gestione artigiani e commercianti Inps, consistente nel non applicazione del contributo minimale per cui al vostro reddito andavate solo ad applicare l’imposta sostitutiva (cosa che mi sembrava assolutamente ragionevole).

La legge di stabilità per il 2016 ha fatto un bel passo indietro reintroducendo il contributo minimale ma prevedendo una riduzione forfettaria del 35% sul reddito determinato secondo i coefficienti forfettari per cui si ritorna di fatto ad una contribuzione formata sia dai contributi proporzionali sia da quelli minimi. La riduzione del 35% si applica a tutti e due le tipologie, minimali e proporzionali ma non a tutti i contribuenti come sopra specificato.

Inoltre non è automatica in quanto la riduzione deve essere presentata apposita domanda entro il 28 febbraio del primo anno di attività. La richiesta vale anche per gli anni successivi e fino a quando non si faccia esplicita rinuncia come chiarito dalla Circolare INPS del 31 gennaio 2017).

Che dire?! Bella mossa! Così per ripianare il buco di 25 mld  fatto in anni passati si penalizza la nascita di giovani figure professionali.

Quali contributi Previdenziali devo versare?

Prima di tutto dobbiamo fare una distinzione tra contribuenti che sono iscritti ad una cassa previdenziale e che verseranno i contributi secondo le regole proprie della cassa di appartenenza, dai cosiddetti professionisti senza cassa che invece si dovranno iscrivere alla gestione separata INPS al superamento dei 5.000 euro di prestazioni occasionali o 30 giorni di lavoro consecutivi.

Leggi articolo su Aliquote contributi INPS 2017 per consultare le nuove percentuali oltre i nuovi contributi minimali (laddove non presentatate richiesta di esclusione se siete nel regime forfettario) oppure i massimali oltre i quali scatta l’esonero.

Quanto valgono

Quanto dovrete versare varia ogni anno, ma per farvi un’idea sappiate che quest’anno è andato dal 23,50% per coloro che sono iscritti anche ad altre forme di contribuzione obbligatoria, al 30,72% per coloro che non hanno partita Iva oppure non sono iscritti ad altra forma obbligatoria. Queste sono le aliquote che annualmente variano per il versamento del contributo proporzionale al reddito imponibile INPS.

Il contribuente minimo dovrà versare i seguenti contributi realtivi alla gestione separata INPS che trovate disciplinati nella solita Legge 335 del 1995. In questo caso dovrete leggere l’articolo 2 comma 29 che recita: “29. Il contributo alla Gestione separata di cui al comma 26 e’ dovuto nella misura percentuale del 10 per cento ed e’ applicato sul reddito delle attivita’ determinato con gli stessi criteri stabiliti ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, quale risulta dalla relativa dichiarazione annuale dei redditi e dagli accertamenti definitivi. Hanno diritto all’accreditamento di tutti i contributi mensili relativi a ciascun anno solare cui si riferisce il versamento i soggetti che abbiano corrisposto un contributo di importo non inferiore a quello calcolato sul minimale di reddito stabilito dall’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233. e successive modificazioni ed integrazioni. In caso di contribuzione annua inferiore a detto importo, i mesi di assicurazione da accreditare sono ridotti in proporzione alla somma versata. I contributi come sopra determinati sono attribuiti temporalmente dall’inizio dell’anno solare fino a concorrenza di dodici mesi nell’anno. Il contributo e’ adeguato con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale di concerto con il Ministro del tesoro, sentito l’organo di gestione come definito ai sensi del comma 32″.

Chiariamo da subito che le regole studiate per l’ormai vecchio regime dei minimi si estenderanno per la quasi totalità anche al nuovo regime dei minimi in vigore dal primo gennaio 2015, in quanto in questo caso parliamo di gestione separata INPS.

Professionisti non iscritti alla propria cassa di previdenza

I professionisti senza autonoma cassa di previdenza ed iscritti conseguentemene alla Gestione separata Inps, dovranno effettuare il versamento del contributo INPS in acconto e saldo come vedremo nel seguito in sede di dichiarazione dei redditi modello Unico. Vi ricordo, perchè è stato anche nel mio caso fonte di discussione con il classico contabile dei clienti, che senza batter ciglio ti chiamano dicendo “Dottore ha sbagliato”, il contributo previdenziale del 4% addebbitato in fattura a titolo di contributo previdenziale integrativo in fattura non è obbligatorio nel caso di coloro che non sono iscritti alla cassa ma alla gestione separata. Questi ultimi saranno soggetti alla ritenuta d’acconto del 20 per cento e saranno computati nel calcolo del famoso limite dei 30 mila euro (riferito al vecchio regime dei minimi quindi in quanto nel nuovo regime dei minimi definito dalla Legge 190 del 2014 il limite dei 30 mila lascia il posto ai coefficienti secondo i codici ateco).
La circolare n. 79 del 5 giugno 2009 dell’INPS chiarische che per i contribuenti minimi originari appartenenti alla prima versione del quadro normativo riferito ai minimi “Per i soggetti che, ai sensi di quanto dispone l’art. 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, dal 1° gennaio 2008 possono usufruire del regime semplificato per i contribuenti minimi la base imponibile per il calcolo dei contributi dovuti viene determinata come segue:

CM6 (Reddito lordo o perdita) – CM9 (Perdite pregresse)

Il reddito da assoggettare ad imposizione contributiva previdenziale, infatti, deve essere considerato al netto delle perdite pregresse ma al lordo dei contributi previdenziali, che il contribuente dovrà indicare nel rigo CM7” o rigo alternativo per le dichiarazioni degli anni successivi.

Base imponibile Contributi INPS per Regime di Vantaggio

Nel nuovo regime definito dal quadro LM della dichiarazione Unico persone fisiche invece dovrete guardare il quadro LM e la base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali INPS sarà data dalla seguente formula :

LM6 (Reddito lordo o perdita) – LM9 (Perdite pregresse).

Il reddito da assoggettare ad imposizione contributiva previdenziale, infatti, deve essere considerato al netto delle perdite pregresse ma al lordo dei contributi previdenziali, che il contribuente dovrà indicare nel rigo LM7 (art. 5 del Decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze 2 gennaio 2008)

Per gli iscritti al regime forfettario dei contribuenti minimi definito dalla Legge n. 190 non sarà possibile fruire della riduzione del 35% dei contributi dovuti sul reddito minimale o sulla quota parte del reddito imponibile eccedente il minimale se non avrete proceduto alla trasmissione della relativa richiesta entro il 28 febbraio del primo anno di applicazione o degli anni successivi. Tale riduzione sembrerebbe non trovare applicazione per i professionisti iscritti alla cassa previdenziale di appartenenza.

Base imponibile contributi INPS per regime forfettario dei minimi

Per i contribuenti che adottano il regime forfetario è possibile optare per l’applicazione di un regime contributivo agevolato (art. 1, commi da 76 ad 84, legge 23 dicembre 2014, n. 190), presentando apposita richiesta all’INPS (Circolari INPS n. 29 del 10 febbraio 2015 e n. 35 del 19 febbraio 2016). Al riguardo si rinvia alle indicazioni fornite nell’apposita sezione presente nel quadro RR del Fascicolo 2 del modello REDDITI Persone fisiche.

Contributi previdenziali nel nuovo regime dei minimi 2015

Il discorso cambia invece nel nuovo regime dei contribuenti minimi in quanto per i primi tre periodi d’imposta di esercizio dell’attività il reddito forfettario è ridotto di un terzo e pertanto con i nuovi limiti reddituali sui ricavi probabilmente non so se avrà spazio per dedurre i contributi previdenziali obbligatori per legge ed è per questo che sarà consentito sottrarli prima dell’applicazione dell’imposta sostitutiva mentre l’eccedenza potrà essere dedotta dal reddito complessivo Irpef.
Dire che per i primi tre periodi di imposto il reddito imponibile sarà ridotto di un terzo, significa che nel corso del primo triennio la vera imposta sostitutiva sarà pari al 10% e non al 15%, e questa considerazione spinge a chiedersi se a fine anno avrò un reddito complessivo sufficientemente alto da assorbire tutte le mie deduzioni  di imposta derivanti dai costi, soprattutto per quello che concerne i contributi previdenziali INPS che sono sempre parecchio elevati. A tal fine viene previsto che i contributi INPS obbligatori siano sottratti dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo come detrazione di imposta e dopo si applichi l’imposta sostitutiva mentre la quota residua potrà essere dedotta dal reddito complessivo Irpef cumulato con le altre eventuali tipologie di redditi, se ce ne sono.

Il discorso cambia di nuovo dal primo gennaio 2016

Il discorso ricambia nuovamente dal primo gennaio 2016 in quanto come detto in premessa si ripristina il contributo minimale ma vengono concesse riduzioni del 35% sia per i contributi minimali INPS sia per quelli proporzionali.

Vi segnalo quali sono nel frattempo le casse attualmente presenti:

  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza a favore degli avvocati.
  • Cassa Nazionale di previdenza per gli ingegneri ed architetti;
  • Cassa Nazionale di previdenza ad assistenza per i geometri;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei dottori commercialisti;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei ragionieri e periti commerciali;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei veterinari (ENPAV);
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei farmacisti (ENPAF);
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei consulenti del lavoro (ENPACL);
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei medici (ENPAM);
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza degli infermieri professionali (ENPAPI);
  • Cassa Notariato;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza degli psicologi (ENPAP);
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei chimici, dottori agronomi e dottori forestali, dei geologi (EPAP);
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei biologi (ENPAB);
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati (EPPI).

Su cosa si calcolano i contributi previdenziali dei contribuenti minimi

La base di calcolo è il reddito imponibile INPS che andrà considerato al netto delle perdite pregresse  facendo distinzione al fatto che vi sono alcuni che sono iscritti alla gestione separata INPS degli artigiani/commercianti  e che verseranno i contributi INPS sulla base del reddito dichiarato relativo all’anno precedente e poi vi sono anche i lavoratori autonomi privi di altra copertura previdenziale (professionisti “senza cassa”) che verseranno i contributi INPS periodicamente. Per ulteriori approfondimenti potete leggere direttamente sul sito dell’INPS la determinazione del reddito imponibile previdenziale per i contribuenti minimi.

Il reddito imponibile per il calcolo dei contributi INPS

Il reddito imponibile su cui viene effettuato il calcolo dei contributi INPS è pari alla differenza tra l’ammontare dei ricavi o compensi percepiti nel periodo di imposta e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’attività di impresa o dell’arte o della professione; andranno sommati altresì le eventuali plusvalenze e le minusvalenze dei beni relativi all’impresa o all’esercizio di arti o professioni in proporizione alla quota parte di reddito che ha concoorso alla realizzazione del risultato di periodo Per fare un esempio le auto se hanno concorso al 50% lo saranno anche laddove siano vendute e siano realizzate minusvalenze o plusvalenza (difficile che ciò accada). Eventuali perdite pregresse dovranno essere detratte dal reddito imponibile.
Con il nuovo regime dei minimi 2016 che calcola il reddito in base ai coefficienti di redditività il reddito imponibile INPS varierà di conseguenza.

Deduzione dei contributi INPS e INAIL versati dal proprio reddito imponibile Irpef

I contributi previdenziali ed assistenziali devono essere dedotti prioritariamente dal reddito di impresa o di lavoro autonomo determinato in base al regime in esame, nei limiti in cui trovano capienza in tale reddito. L’eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo del contribuente icosì come disciplinato dall’articolo 10 del Tuir.
In pratica devo prendere a titolo di reddito assoggettato ad INPS  il reddito lordo indicato nel rigo CM6, meno l’ammontare delle perdite pregresse indicate nel rigo CM9 (considerate che annualmente il numero del rigo potrebbe subire variazioni ma il concetto non cambia). Per approfondimenti leggete la Circolare Inps n. 79 del 5 giugno 2009.

Deduzione dei contributi INPS per i contribuenti Minimi

Al pari di quanto avviene per gli altri però c’è da scrivere che i contribuenti che versano i contributi potranno anche portarli in deduzione dal reddito, compresi anche quelli versati all’INAIL e quelli corrisposti dal titolare dell’impresa familiare per conto dei propri collaboratori, sempre che gli stessi risultino fiscalmente a carico del titolare (ai sensi dell’articolo 12 del TUIR) compresi anche quelli versati per conto dei collaboratori dell’impresa familiare che non risultino fiscalmente a carico, a condizione che il titolare dell’impresa non abbia esercitato la rivalsa sui propri collaboratori.

Quando versare i contributi INPS

Le scadenze sono quelle previste per gli altri titolari di partita Iva per cui sarà fissata per il 16 giugno o 16 luglio con la maggiorazione dello 0,4% per quello che concerne il versamento del Saldo e per il primo acconto INPS mentre il secondo ed ultimo acconto andrà versato il 30 novembre, e così via. Per il quanto vi ricordo sempre il minimo, che si aggira intorno ai 4 mila euro e che può variare annualmente, ma anche questo sarà specificato nell’articolo di approfondimento. A tal fine vi segnalo l’articolo dedicato alla gestione separata INPS dove troverete tutte le informazioni necessarie ad avere un quadro chiaro dei versamenti a cui andranno incontro anche i contribuenti che aderiscono al regime dei minimi.

Nel seguito le scadenze trimestrali per i versamenti dovuti sul reddito minimale

  •  16 maggio 2017
  •  16 agosto 2017
  •  16 novembre 2017 
  • 16 febbraio 2018

Contributi INPS dovuti sul reddito eccedente il minimale contributivo da versare nella dichiarazione dei redditi sotto forma di saldo e acconto (giugno).

Il calcolo del contributo INPS e la deduzione nel modello Unico per la dichiarazione dei redditi

Per il calcolo del contributo previdenziale dovuto dovrete applicare alla somma inserita nel rigo LM6 o CM6 (reddito lordo o perdita),  ossia la differenza tra i righi LM4 o CM4 e LM5 CM5. Importante da sapere è che i contributi previdenziali versati nell’anno di imposta oggtto di dichiarazione andranno indicati nel rigo LM7 (contributi previdenziali e assistenziali), in colonna 1,

Nuovo regime dei Minimi 2015

Con il nuovo regime dei minimi introdotto dalla legge di stabilità 2015 il contributo minimale potrebbe non essere più dovuto: leggi anche le altre novità dal 2015.

La norma prevede un regime agevolato che si esercita mediante compilazione di un allegato INPS e che evita di pagare il contributo minimo per accedere ad un contributo fisso disciplinato dall’articolo 1, comma 3, della legge 233 del 1990 che afferma “3.Il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali dovuti alle gestioni di cui al comma 1 da ciascun assicurato e’ fissato nella misura del minimale annuo di retribuzione che si ottiene moltiplicando per 312 il minimale giornaliero stabilito, al 1 gennaio dell’anno cui si riferiscono i contributi, per gli operai del settore artigianato e commercio dell’articolo 1 del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, e successive modificazioni ed integrazioni”.

Come chiarito inoltre dalla circolare INPS  n.29 del 2015il contribuente non è obbligato a versare la c.d. quota fissa e i versamenti saranno effettuati in acconto e a saldo, alle scadenze previste per le somme dovute in base alla  dichiarazione dei redditi. inoltre, alle scadenze previste per il pagamento degli acconti, i soggetti obbligati provvederanno anche al versamento della contribuzione di maternità, che è pari ad € 7,44 e che verrà corrisposta in due rate uguali di € 3,72”.

Per accedere i nuovi contribuenti minimi dovranno presentare apposita domanda come da allegato 3 alla circolare INPS 29 del 2015 mentre chi aveva era già un contribuente minimo deve presentare lo stesso modello di adesione per esercitare l’opzione entro il 28 febbraio di ciascun anno.

Modello Adesione Agevolazione Contributi INPS Contribuenti Minimi

Il comma 83 disciplina inoltre che al fine di fruire del regime contributivo agevolato, ossia della riduzione del 35% del contributo dovrete presentare una comunicazione telematica mediante questo formato che trovate in basso predisposto dall’INPS; i soggetti già esercenti attività d’impresa presentano, entro il termine di decadenza del 28 febbraio di ciascun anno, la medesima dichiarazione. Ove la dichiarazione sia presentata oltre il termine stabilito, nelle modalità indicate, l’accesso al regime agevolato può avvenire a decorrere dall’anno successivo, presentando nuovamente la dichiarazione stessa entro il termine stabilito, ferma restando il rispetto dei requisiti per restare nel regime. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge l’Agenzia delle entrate e l’INPS stabiliscono le modalità operative e i termini per la trasmissione dei dati necessari all’attuazione del regime contributivo agevolato.

Il Modello di adesione contenuto nella circolare 29 del 2015 dell’INPS

Allegato 3 è di seguito riportato:

ALLEGATO 3

All’INPS di …………………………………

Oggetto: Domanda di accesso alle agevolazioni previdenziali previste dall’art. 1 commi 77-84 della L. 23 dicembre 2014, n. 190.

__L__ sottoscritt__ ___________________________________________________________________, nat__ a _____________________________ il __________, cod. fis. ____________________________, titolare dell’impresa iscritta al N° REA ______________ avente data di inizio attività ___________________

chiede

di avvalersi delle agevolazioni previdenziali previste dall’art. 1, commi 77-84, della L. 23 dicembre 2014, n. 190.

A tal fine dichiara di essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 1, comma 54 ss. della citata Legge n. 190/14.

__l__ sottoscritt__ dichiara di essere consapevole:

  • che l’agevolazione avrà effetto dalla data d’inizio attività, qualora trattasi di nuova iscrizione;
  • che l’agevolazione avrà effetto dal mese di gennaio dell’anno di presentazione della presente domanda, qualora trattasi di soggetto titolare di azienda già attiva, purché la presente richiesta venga presentata, a pena di decadenza, entro il 28 febbraio dello stesso anno;
  • che, qualora la domanda sia presentata oltre il predetto termine, l’agevolazione per l’anno in corso non sarà riconosciuta;
  • che, ai sensi dell’art. 1 comma 80 e 81 legge n.190/2014, a coloro che scelgono di usufruire dell’agevolazione non si applicano le disposizioni di cui all’art. 59, comma 15 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, né si applica la riduzione contributiva di tre punti percentuali, prevista dall’art. 1, comma 2 della legge 2 agosto 1990, n. 233;
  • che, qualora venissero meno i requisiti previsti per usufruire dell’agevolazione, dovrà dare immediata comunicazione a codesto Istituto attraverso l’apposito modello;

_L__ sottoscritt__ ___________________________________________________________________,

consapevole delle responsabilità penali e degli effetti amministrativi derivanti dalla falsità in atti e dalle dichiarazioni mendaci (così come previsto dagli artt. 75 e 76 del D.P.R. n. 445 del 28.12.2000), ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 46 e 47 del medesimo D.P.R. n. 445 del 28.12.2000

dichiara

che i dati e le informazioni riportate nella presente richiesta rispondono a verità.

Se accederete ad altro regime o ne fuoriuscite, l’agevolazione cessa e si applicheranno le regole ordinarie relative al versamento dei contributi.

Per quello che concerne il periodo di imposta 2017 il contribuente che è già nel regime forfettario che vuole aderire deve presentare la domanda all’INPS entro il 28 febbraio 2017 mentre per colui che vi aderisce in corso d’anno è richiesta la massima tempestività senza che sia indicato un numero di giorni preciso oltre i quali perdete l’agevolazione.

Nel caso in cui aveste già presentato la domanda lo scorso anno e siate ancora in attività non dovrete presentarla nuovamente per il 2017 e per gli anni successivi a meno che non vi abbiate espressamente rinunciato.

Contributi INPS per il nuovo regime forfettario dei lavoratori autonomi ex Legge 190 del 2014 (modificato dalla Legge di stabilità 2016)

In questo nuovo regime invece c’è un’importante novità in quanto non esiste un contributo minimale INPS, che devo dire annientava i lavoratori autonomi in quanto erano costretti a riversare quello che guadagnavano per il versamento dei contributi INPS facendosi spesso anticipare le somme dai genitori. In questo regime quindi non si versa il contributo INPS minimale ma solo il contributo calcolato con l’aliquota della gestione separata sull’effettivo ricavo incassato. Questa previsione è stata modificata per effetto della Legge di Stabilità 2016 come descritto in premessa.
A tal proposito vi segnalo la circolare INPS n. 35 del 2016 che fornisce importanti chiarimenti in merito all’applicazione dei contributi INPS per i contribuenti che rientrano nel regime forfettario dei contribuenti minimi con patita Iva (nelle parole colorate trovate i rimandi agli approfondimenti).

Leggi gli approfondimenti nell’articolo dedicato al nuovo regime forfettario dei lavoratori autonomi con aliquota al 15% .

Vi riporto nel seguito i commi della legge 190 interessati dalla contribuzione INPS se vi dovesse essere utile consultarli direttamente:

Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (consulta la Legge 190 del 2014), art. 1, commi 76-84.

76. I soggetti di cui al comma  54  esercenti  attività  d’impresa possono applicare (possono per cui è una opzione da esercitare con il modello sopra riportato), ai fini contributivi, il regime agevolato  di  cui ai commi da 77 a 84.

  77. Per i soggetti di cui al comma 76  del  presente  articolo  non trova applicazione il livello minimo imponibile (il contributo minimo per capirci) previsto ai fini  del versamento dei contributi previdenziali  dall’articolo  1,  comma  3, della legge 2 agosto 1990, n. 233,  e  si  applica,  per  l’accredito della contribuzione, la disposizione di cui all’articolo 2, comma 29, della legge 8 agosto 1995, n. 335.

  78. Nel caso in cui siano presenti  coadiuvanti  o  coadiutori (non dovrebbe riguardare la maggior parte di voi in quanto trattasi di fattispecie marginale),  il soggetto di cui al comma 76 del presente articolo  può indicare  la quota di reddito di spettanza dei singoli collaboratori,  fino  a  un massimo, complessivamente, del 49 per cento. Per  tali  soggetti,  il reddito imponibile sul quale calcolare  la  contribuzione  dovuta  si determina ai sensi dell’articolo 3-bis del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384, convertito, con modificazioni, dalla legge 14  novembre 1992, n. 438, e successive modificazioni.

  79. I versamenti a saldo e in acconto dei  contributi  dovuti  agli enti previdenziali da parte dei soggetti di  cui  al  comma  76  sono effettuati entro gli stessi termini previsti per il versamento  delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi (ossia 16 giugno per saldo e primo acconto e 30 novembre per i secondi acconti)

  80. Ai soggetti di cui al comma 76 del presente articolo e ai  loro familiari collaboratori, già pensionati presso le gestioni dell’INPS e con piu’ di 65 anni di età, non si applicano  le  disposizioni  di cui all’articolo 59, comma 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.

  81. Ai familiari collaboratori dei soggetti di cui al comma 54  del presente articolo non si applica la  riduzione  contributiva  di  tre punti percentuali, prevista dall’articolo 1, comma 2, della  legge  2 agosto 1990, n. 233.

  82. Il regime contributivo agevolato cessa di avere applicazione  a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno taluna  delle condizioni di cui  al  comma  54  ovvero  si  verifica  taluna  delle fattispecie di cui al comma 57 (parliamo della fuoriuscita dal regime dei minimi).  La  cessazione  determina, ai  fini previdenziali, l’applicazione del regime ordinario di  determinazione e di  versamento  del  contributo  dovuto.  Il  passaggio  al  regime previdenziale ordinario, in ogni caso, determina l’impossibilità di fruire nuovamente del regime contributivo  agevolato,  anche  laddove sussistano le condizioni di cui al comma 54. Non possono accedere  al regime contributivo agevolato neanche  i  soggetti  che  ne  facciano richiesta, ma per i quali si  verifichi  il  mancato  rispetto  delle condizioni di cui al comma 54 nell’anno della richiesta stessa.

  83. Al fine di fruire del regime contributivo agevolato, i soggetti di cui al comma 54  che  intraprendono  l’esercizio  di  un’attività d’impresa presentano,  mediante  comunicazione  telematica,  apposita dichiarazione  messa  a  disposizione  dall’INPS;  i  soggetti   già esercenti  attività  d’impresa  presentano,  entro  il  termine   di decadenza del 28 febbraio di ciascun anno, la medesima dichiarazione. Ove la dichiarazione sia presentata oltre il termine stabilito, nelle modalità indicate, l’accesso al regime  agevolato  può  avvenire  a decorrere   dall’anno   successivo,   presentando    nuovamente la dichiarazione stessa entro il termine stabilito,  ferma  restando  la permanenza delle condizioni di cui al comma 54.

  84. Entro sessanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  della presente legge l’Agenzia  delle  entrate  e  l’INPS  stabiliscono  le modalità  operative  e  i  termini  per  la  trasmissione  dei  dati necessari all’attuazione del regime contributivo agevolato.

Chiarimenti dopo la nuova circolare 2 del 2016 INPS

Importanti sono anche i chiarimenti forniti dall’INPS in occasione dell’entrata nel regime dei minimi che vi segno in grassetto.

OGGETTO: Gestione previdenziale degli artigiani e degli esercenti attività commerciale. Regime contributivo agevolato ai sensi della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificata dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208.
SOMMARIO: Premessa

1)  Soggetti interessati, calcolo e accredito della contribuzione dovuta;

2)  Esclusione dai benefici previsti per particolari categorie;

3)  Modalità di entrata e di uscita dal regime agevolato e relativi termini.

Come è noto, la legge 23 dicembre 2014, n. 190 (c.d. legge di stabilità 2015), art. 1, commi 76-84, ha introdotto un regime contributivo agevolato per i soggetti che possiedono i requisiti e si trovano nelle condizioni previste ai precedenti commi 54 ss.
Con circolare n. 29/15, sono stati forniti gli opportuni chiarimenti in merito alla portata applicativa della citata norma.
La legge 28 dicembre 2015, n. 208 (c.d. legge di stabilità 2016), art. 1, comma 111, ha riformulato la disposizione di cui al comma 77 della legge n. 190/14, relativa alla quantificazione del contributo dovuto ed alle modalità di accredito (allegato 1).

Con la presente circolare, si forniscono istruzioni in ordine alla portata applicativa della novella.

1) Soggetti interessati, calcolo e accredito della contribuzione dovuta.

I soggetti interessati continuano ad essere individuati ai sensi dell’art. 1, comma 54 della legge n. 190/14, come riformulato dall’art. 1, comma 111, della citata legge 208/15, la quale ha aggiunto ulteriori specificazioni in merito ai requisiti richiesti per accedere al regime fiscale agevolato e poter optare, di conseguenza, per il regime previdenziale de quo.
Si tratta, pertanto, di persone fisiche esercenti attività d’impresa, titolari di una o più ditte individuali, anche organizzate in forma di impresa familiare, che nell’anno precedente da un lato abbiano conseguito e sostenuto un determinato ammontare di ricavi e costi e, dall’altro, non si siano trovate in determinate condizioni specificamente elencate.
Con riferimento alle attività imprenditoriali che attribuiscono il diritto ad usufruire dell’agevolazione, il relativo elenco, suddiviso per codice Ateco e già rubricato come Allegato 4 alla legge n. 190/14, è stato interamente sostituito dal comma 112 della novella (allegato 2). (stanno parlando della tabella con il limite dei ricavi che per vostra veloce consultazione riporto)
Come il precedente regime agevolato, dunque, anche il nuovo regime introdotto dalla legge n. 208/2015 ha carattere opzionale ed è accessibile esclusivamente a domanda; analogamente a quanto previsto in precedenza, inoltre, ai fini della determinazione della contribuzione dovuta alle gestioni artigiani e commercianti, ai sensi dell’art. 1 della legge 2 agosto 1990, n. 233, la base imponibile è costituita dal reddito forfetario individuato ai fini fiscali.

La novità rispetto al regime precedente consiste nel fatto che la contribuzione dovuta, sia quella sul reddito entro il minimale, sia quella sul reddito eventualmente eccedente, viene ridotta del 35%.

Ai fini dell’accredito della contribuzione versata, continua ad applicarsi l’art. 2 comma 29 della legge 8 agosto 1995, n. 335, in base al quale il pagamento di un importo pari al contributo calcolato sul minimale di reddito, attribuisce il diritto all’accreditamento di tutti i contributi mensili relativi a ciascun anno solare cui si riferisce il pagamento. Conseguentemente, il calcolo del dovuto deriverà dall’applicazione della riduzione (-35%) prevista per legge sul contributo complessivo, riferito sia al minimale di reddito, che all’eventuale parte di reddito eccedente il minimale.

Nel caso in cui l’importo complessivamente versato risulti inferiore all’importo ordinario della contribuzione dovuta sul minimale di reddito, verrà accreditato un numero di mesi proporzionale a quanto versato.
Ai fini dell’accredito di 12 mesi di contribuzione, dunque, dovrà essere versata una somma pari all’importo del contributo dovuto sul minimale. Ove venga effettuato un versamento corrispondente al contributo calcolato sul minimale ordinario ma inferiore rispetto al dovuto, si procederà al recupero della differenza, nel rispetto del limite del 65%.
Nell’ipotesi di impresa già esistente, i contributi sono attribuiti temporalmente dall’inizio dell’anno solare, mentre nell’ipotesi di nuova impresa, la decorrenza coinciderà naturalmente con il mese di inizio di imposizione contributiva. Risulta in ogni caso dovuto il contributo di maternità, pari ad € 7,44 annui, da corrispondere alle scadenze previste per la contribuzione in misura fissa. Per quanto attiene ai familiari coadiuvanti/coadiutori, si ribadisce quanto già esplicitato al paragrafo 1 della circolare n. 29/15.
Anche per questi ultimi, compresi nel regime previdenziale agevolato cui abbia deciso di aderire il titolare d’impresa, continua ad applicarsi la nota disposizione di cui all’art. 3-bis del d.l. 19 settembre 1992, n. 384, convertito con modificazioni dalla legge 14 novembre 1992, n. 438. Pertanto, la base imponibile su cui il titolare dovrà calcolare la contribuzione dovuta è data dalla quota di reddito determinato forfetariamente ed attribuito al collaboratore medesimo sino ad un massimo del 49%, oltre a tutti gli altri redditi d’impresa che il collaboratore abbia eventualmente percepito nel periodo d’imposta.

2) Esclusione dai benefici previsti per particolari categorie.

Nessuna modifica è stata introdotta con riferimento ai commi 80 e 81 della legge n. 190/15 (sopra riportati), pertanto si rinvia a quanto già espresso al paragrafo 2 della circolare n. 29/15. Permane infatti l’esclusione di alcuni benefici contributivi – in particolare quello previsto per i soggetti ultrasessantacinquenni di cui all’art. 59, comma 15 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, nonché la riduzione contributiva di tre punti percentuali prevista dall’art. 1, comma 2 della legge 2 agosto 1990, n. 233 per i soggetti di età inferiore ai 21 anni – per coloro che decidono di aderire al regime previdenziale agevolato e per i relativi collaboratori familiari.

3) Modalità di entrata e di uscita dal regime agevolato e relativi termini.

L’accesso al regime previdenziale agevolato avviene sulla base di apposita dichiarazione che il contribuente ha l’onere di presentare all’Istituto, secondo le modalità già descritte nella circolare n. 29/15, paragrafo 3, cui si rinvia.
Si ribadisce che per i soggetti già esercenti attività d’impresa, la presentazione del modulo di adesione dovrà avvenire entro il 28 febbraio dell’anno per il quale intendono usufruire del regime agevolato. Ove non sia rispettato tale termine, l’accesso al regime agevolato non sarà consentito per l’anno in corso, ma dovrà essere ripresentata una nuova domanda entro il 28 febbraio dell’anno successivo e l’agevolazione sarà concessa con decorrenza 1° gennaio del relativo anno, sempreché il richiedente permanga in possesso dei requisiti di legge.

Il termine decadenziale di cui sopra vale anche per coloro che, pur esercitando attività d’impresa prima dell’entrata in vigore della novella, non risultino ancora titolari di posizione attiva presso le gestioni autonome. In tali casi andrà compilato l’apposito modello cartaceo -specificando l’attività esercitata attraverso l’indicazione del codice REA – allegato alla presente e da consegnare in sede (allegato 3).
Al contrario, i soggetti che intraprendono una nuova attività d’impresa dal 1° gennaio 2016 e presumono di essere in possesso dei requisiti richiesti, presenteranno apposita dichiarazione di adesione – attraverso la procedura telematizzata all’uopo predisposta – al regime agevolato con la massima tempestività rispetto alla data di ricezione della delibera di avvenuta iscrizione alla gestione previdenziale.

Anche per quanto riguarda le modalità di uscita dal regime agevolato, la novella non ha introdotto modifiche alla disciplina già in vigore, pertanto si richiama quanto precisato con circolare n. 29/15, paragrafo 4.

L’uscita dal regime agevolato, pertanto, si può verificare in tre ipotesi:

  • venir meno dei requisiti che hanno consentito l’applicazione del beneficio > Effetto primo gennaio anno successivo
  • scelta del contribuente, a prescindere da qualsivoglia motivazione, di abbandonare il regime agevolato > Effetto primo gennaio anno successivo
  • comunicazione all’Istituto da parte dell’Agenzia delle Entrate in ordine al fatto che il contribuente non ha mai aderito al regime fiscale agevolato, oppure non ha mai avuto i requisiti per aderire > Effetto retroattivo primo gennaio anno in corso

Nei primi due casi il regime ordinario verrà ripristinato dal 1° gennaio dell’anno successivo alla presentazione della dichiarazione di perdita dei requisiti o della domanda di uscita. Con successivo messaggio verrà comunicato il rilascio dell’applicazione per la dichiarazione di recesso dal regime agevolato, da compilarsi online tramite accesso al Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti.
Nel terzo caso il regime ordinario verrà imposto retroattivamente, con la stessa decorrenza che era stata fissata per il regime agevolato. Per tutto quanto non espressamente previsto dalla presente circolare, si rinvia alla citata circolare n. 29/15 ed alle istruzioni operative diramate con messaggio n. 1035/2015

Leggi anche:

Circolare INPS  n.29-2015

Circolare INPS n.35-2016

Circolare INPS n.21-2017

 

66 commenti

  1. Si

  2. Buongiorno
    Sono nel regime dei minimi
    È possibile che debba spendere 1300 euro ogni 3 mesi .maggio .agosto.novembre..febbraio.
    Incassando sotto i 35 mila euro?
    Grazie

  3. la prima

  4. Buonasera, vorrei segnalare che nel regime forfettario e con limite a 30.000 €, è matematicamente impossibile (da quanto mi risulta) ottenere l’accredito di 12 mesi di contributi in quanto anche incassando 30.000 € non si raggiunge il minimale contributivo (3.613 €) ma al massimo 3.539 € (11,75 mesi).

    Anche a voi risulta così? a me sembra assurdo…

  5. In base al codice attività loro dovrebbero avere non ricordo male una tabella di pronto utilizzo. MI successe una volta di parlare con un operatore e chiedergli consigli a proposito. La tabella comunque dovrebbe essere dedotta dalla tipologia di attività che, in questo caso assimilerei alla gestione separata salvo controindicazioni espresse dell’INPS

  6. Rapportato ai mesi dell’anno dall’inizio a al 31 dicembre

Per domande su casi specifici o personali, CLICCA QUI
I commenti qui sotto sono dedicati solo a correzioni e suggerimenti in merito al testo dell'articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.