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Dimissioni volontarie: come darle e in quali casi può avere senso

dimissioni volontarie (uomo poltrona)Decidere di rassegnare le proprie dimissioni non è mai una scelta semplice, ma esistono condizioni in cui si rende necessario fare il grande passo. La crisi ha fatto lievitare i licenziamenti ma c’è anche chi decide di sua spontanea volontà di non voler più stare in un determinato posto di lavoro.
Tuttavia, in linea generale non ci si può dimettere da un giorno all’altro, è necessario seguire un iter atto a tutelare se stessi e il datore di lavoro, ma non sempre ha un senso lasciare il posto di lavoro.

Quando dare lettera di dimissioni?

Di questi tempi, chi valuta la decisione di rassegnare le dimissioni non viene visto di buon occhio, ma ci possono essere tanti motivi di fondo che spingono una persona a fare una scelta così radicale in un momento così difficile.

Un nuovo posto di lavoro può essere una valida motivazione per lasciare la vecchia strada per intraprendere quella nuova e, in questo caso, dimettersi ha un senso perché si è deciso di arricchire la propria vita professionale con un’altra esperienza lavorativa. Certamente, come dice un vecchio adagio, si sa quello che si lascia ma non si sa quello a cui si può andare incontro, tuttavia è giusto sperimentare e non fossilizzarsi, andare alla ricerca di stimoli e di obiettivi da raggiungere per continuare nel processo di crescita personale. L’importante è essere convinti della decisione presa e, in quel caso, nessuno può mettere in discussione le dimissioni.

Un altro valido motivo per cui dimettersi volontariamente può avere un senso va a toccare la sfera privata del lavoratore. Non è raro, infatti, che alcune persone scelgano volontariamente di lasciare il proprio posto in caso di malattie gravi che meritano un percorso di cura particolare e intensivo, soprattutto quando la mansione assegnata prevede incarichi gravosi dal punto di vista fisico o mentale. Si tratta di una scelta di vita obbligata e necessaria, che da un certo punto di vista tutela gli interessi dell’azienda, perché nonostante i lavoratori abbiano diritto a un congedo per malattia, sono tanti quelli che pur di non gravare sull datore di lavoro, specialmente quando si tratta di imprese piccole, si licenziano con la speranza che, una volta trascorso il periodo di malattia possano ritrovare lo stesso impiego o un altro.

Un caso limite per cui la lettera di dimissione volontaria ha un senso, infine, è dettata dall’impossibilità di proseguire nel rapporto lavorativo a causa di fattori interni. In questa fattispecie, però, ci si muove sul filo del rasoio perché in casi estremi in cui il lavoratore subisce vessazioni o ingiustizie, si parla di dimissioni per giusta causa mentre, nel caso in cui i comportamenti lesivi ai danni del lavoratore non possono essere dimostrati, si torna nell’ambito delle dimissioni volontarie.

Come dare le dimissioni?

La rassegnazione delle dimissioni deve seguire un iter burocratico specifico ma la procedura cambia se incide nella decisione una giusta causa.

  • Partendo dalla procedura standard, il lavoratore è tenuto a concedere all’azienda in cui è assunto un periodo minimo di preavviso di dimissioni. Non esiste un’unica tempistica di riferimento per consegnare la proprie dimissioni, ma dipende dal tipo di contratto collettivo applicato o, in alternativa, dal periodo concordato con il datore di lavoro nel momento dell’assunzione.
    Se una copia del contratto collettivo non è stata consegnata nel momento dell’assunzione insieme al contratto, è facilmente reperibile su internet. Bisogna fare estrema attenzione a questo particolare, perché se le dimissioni vengono rassegnate con una data non conforme con il periodo minimo di preavviso necessario (come anche ad esempio le dimissioni senza preavviso), queste sono impugnabili da datore di lavoro, che può rifiutarle oppure non versare al lavoratore le competenze economiche che, invece, gli spettano.
  • Se si lavora in una grande azienda in cui l’organigramma del personale è completo e prevede una figura apposita per la gestione del personale oltre al direttore o al capo diretto, il primo a essere informato dev’essere proprio lui e, solo in un secondo momento, si può mettere a conoscenza l’ufficio delle risorse umane della propria decisione. La lettera di dimissione dovrebbe essere preceduta da un colloquio preliminare con il proprio diretto superiore, in cui si motiva positivamente (quando possibile) la propria decisione: si tratta soprattutto di una questione di correttezza e rispetto nei confronti di una persona che per il tempo che si è lavorato in quell’azienda è stata il referente per le proprie necessità. Magari invece nel vostro caso è proprio il motivo principale del vostro desiderio di dimettervi. Ovviamente, non sempre si può godere di un ambiente di lavoro sereno e questo è uno dei motivi che possono spingere una persona a cercare un’occupazione migliore, ma dove è possibile è meglio non tralasciare questo aspetto.
  • La lettera di dimissione dovrebbe essere consegnata a mano, in duplice copia, al responsabile delle risorse umane e al diretto responsabile, oltre che al direttore aziendale nel caso in cui le figure non coincidano. I più prudenti, nel momento in cui rassegnano le dimissioni chiedono una ricevuta firmata e controfirmata di accettazione o, in alternativa, si affidano alla posta raccomandata con ricevuta di ritorno in modo tale che non possa essere contestato il periodo di preavviso concesso all’azienda. Si tratta di un accorgimento importante che riduce le possibilità di essere coinvolti in una causa lavorativa, che potrebbe addirittura minare il nuovo percorso professionale intrapreso.
  • Non bisogna dimenticare di inserire gli elementi principali nella lettera di dimissioni volontarie, che sono ovviamente la data della lettera che vale come inizio decorrenza e la data dell’ultimo giorno di lavoro in azienda, con il calcolo esatto del periodo di preavviso che si sta concedendo.
    Nel caso in cui si abbia necessità di lasciare il posto di lavoro prima del termine stabilito, bisogna accordarsi preventivamente con il datore di lavoro o con chi ne fa le veci, in modo tale che la penale di mancato preavviso non venga scontata dalla liquidazione.

Moduli per la richiesta

Elementi fondamentali per la lettera di dimissioni (il FAC SIMILE / MODELLO lo potete scaricare dalla pagina MODULI e MODELLI

  • nome, cognome e recapiti del lavoratore
  • riferimenti del datore di lavoro (azienda, p.iva, ecc.)
  • volontà di terminare il rapporto lavorativo
  • data di decorrenza delle dimissioni
  • data ultima di presenza in azienda
  • data di consegna a mano o di spedizione della lettera
  • firma del dipendente dimissionario
  • spazio per la firma del datore di lavoro

Nella compilazione della lettera, inoltre, è consigliabile non essere troppo incisivi e diretti, ma è buona educazione ed eleganza ringraziare comunque chi, per un periodo di tempo più o meno lungo, ha contribuito alla crescita personale e professionale, utilizzando un linguaggio formale e corretto. Non bisogna mai dimenticarsi che le parole volano e non lasciano traccia, ma gli scritti restano e possono costituire una prova in sede di contenzioso. Si tratta di un piccolo accorgimento di furbizia nel caso in cui il rapporto lavorativo non si chiuda in maniera idilliaca, evitando che una parola troppo dura possa essere oggetto di denuncia per calunnia o diffamazione o di impugnazione. Evitare poi di fare troppa pubblicità sui social magari con appellativi che potrebbero recare nocumento all’immagine della precedente società, sopratutto se quotata in borsa. La richiesta di risarcimento su questi temi può essere piuttosto pesante.

Tutto questo è valido quando si rassegnano volontariamente le dimissioni per motivi personali che nulla hanno a che vedere con la sede lavorativa o quando, in alternativa, non possono essere dimostrate vessazioni che conducano a giusti motivi di dimissione. Nel caso in cui, invece, il lavoratore sia nelle condizioni di poter intraprendere la strada delle dimissioni per giusta causa, in base a quanto disposto dalla legge non è tenuto a comunicare al datore di lavoro nessun preavviso di dimissione.
Le fattispecie che determinano questa condizione sono varie, si va dalla mancata corrispondenza di una o più mensilità a un trattamento offensivo, passando per numerose altre situazioni che impediscono al lavoratore di svolgere serenamente le sue mansioni.

Il momento e le modalità di consegna della lettera di dimissioni

La lettera di dimissione può essere consegnata nel momento immediato in cui si verifica la fattispecie, che dev’essere chiaramente indicata nel documento di dimissione facendo esplicitamente riferimento alla volontà di procedere con l’iter della giusta causa sulla base di quanto previsto dall’art. 2119 del c.c.
Nella stessa lettera, inoltre, il lavoratore deve chiedere al suo datore che gli venga versato il TFR per intero con, in aggiunta, l’indennità di mancato preavviso.

Come si nota, si ha una netta inversione delle parti, con il lavoratore che in questo caso si trova nella condizione di poter chiedere l’indennità di mancato preavviso: il motivo di tale possibilità è dovuta al fatto che le dimissioni volontarie per giusta causa vengono equiparate a un licenziamento subito in tronco che, come tale, causa un notevole disagio al lavoratore.

La direzione e l’azienda possono legittimamente impugnare la lettera di dimissione per giusta causa, contestando le motivazioni addotte dal lavoratore che può citare in giudizio l’azienda mettendo la questione nelle mani della giustizia, incaricata di accertare quanto dichiarato da entrambe le parti.

Anche in questo caso, la lettera di dimissione dev’essere compilata in maniera formalmente ineccepibile, senza invettive o manomissioni della realtà. E’ importante mantenersi ai fatti oggettivi e dimostrabili e su quelli costruire la lettera e le forti motivazioni che hanno spinto a chiedere le dimissioni.

Le dimissioni volontarie sono un passaggio spesso obbligato, altre pericoloso, ma prima o poi qualsiasi lavoratore si trova nelle condizioni di dover fare una scelta così difficile. C’è chi segue correttamente l’iter e chi, invece, agisce d’istinto, ma questa seconda opzione non sempre è vantaggiosa, è meglio valutare attentamente ogni mossa prima di fare un passo così importante.

Termini mancato preavviso delle dimissioni: indennità sostitutiva

Vi ricordo che anche nel caso di dimissioni sarà necessario osservare delle modalità  e dei termini di presentazione. Finora ci siamo occupati delle modalità mentre nell’articolo che trovate nel seguito si fa riferimento invece alle tempistiche da rispettare in quanto entrambe le parti potrebbero essere esposte a riconoscere all’altra delle indennità. Nell’articolo sono descritti i casi in cui è necessario riconoscere una indennità, i termini da rispettare nonchè il calcolo e la tassazione Irpef ed iNPS dell’indennità sostitutiva per il mancato preavviso:

Mancato Preavviso Comunicazione Dimissioni contratto Tempo Indeterminato: Calcolo, Indennità, Violazione, Termini

Indennità di disoccupazione anche nel caso di dimissioni involontarie: la nuova NASPI

Vi ricordo che potrete accedere anche alla nuova NASPI non solo in ipotesi di licenziamento ma anche nei casi di dmissioni involontarie o risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro.

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2 commenti

  1. Può recarsi all’ispettorato del lavoro INPS di zona e chiedere una verifica.

  2. Buongiorno,
    vivo in un condominio in cui vengono effettuati lavori di taglio erba in nero. Come devo procedere per segnalare questa situazione?
    Grazie

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