Buoni Pasto elettronici ticket restaurant

buoni pasto e ticket restaurant fisici, simili a quelli elettroniciAnche i buoni pasto sembrano tenere nel debito conto la vera e propria rivoluzione tecnologica in corso, in particolare l’avvento di digitale e i pagamenti elettronici. L’evoluzione che ne consegue, consente alla loro utenza di avere a propria disposizione un servizio reso non solo più efficiente, ma anche più comodo, con la sostituzione dei tradizionali buoni cartacei il cui posto viene preso dalle card elettroniche munite di un microchip, sul quale ogni mese l’ente o l’impresa utilizzatrice provvede a caricare la somma spettante al singolo lavoratore. Naturalmente, per poter essere utilizzati, i buoni pasto elettronici devono trovare la naturale controparte in esercizi che abbiano provveduto a dotarsi di Points of Sale (POS), ovvero il dispositivo delegato alla loro lettura. Impresa non facilissima, come vedremo in seguito.

Quella dei buoni pasto elettronici è un’idea che ha avuto la sua genesi nell’ultima parte negli ultimi anni quando le imprese di maggiori dimensioni dal punto di vista del personale si ritrovarono a dover fare i conti coi problemi derivanti dalla gestione di un carico troppo pesante di buoni cartacei.

La necessità di avere una risposta più veloce e pratica, si tradusse all’epoca nella proposta di carte elettroniche, le sole in grado di mettere insieme i vantaggi assicurati dallo strumento cartaceo, aggiungendovi però le opportunità fornite dall’avanzamento tecnologico in atto.

Come funziona il buono pasto elettronico?

In maniera molto semplice, tale da presupporre il coinvolgimento di quattro soggetti, ovvero l’azienda che li fornisce ai propri dipendenti, quella che emette lo strumento elettronico, il lavoratore che deve utilizzarli e l’esercente che ha stipulato una convenzione in modo da accettarli come forma di pagamento. Per le imprese l’emissione dei ticket restaurant rappresenta un costo immediato mentre per chi li riceve non sono il massimo perchè sono titoli di credito non immediatamente liquidi. L’esercente spesso infatti richiede l’apposizione della firma e la totale integrità per evitare che non gli venga riconosciuto il valore al momento della presentazione all’incasso.

Ma non solo, il problema vero per loro è che l’accettazione rappresenta un’attività time consumino ossia richiede tempo e ritarda l’operatività della cassa. Inoltre sarà necessario portarli fisicamente dal gestore per vedersi riconosciuto il valore e richiederne l’accredito. Dal punto di vista finanziario conseguentemente ritarda il momento dell’incasso e fa perdere un valore consistente della liquidità corrente aziendale.

Infine per gli evasori no rappresentano il massimo perchè, pur essendo un titolo al portatore, di fatto con i ticket non è possibile fare nero facilmente per cui ecco li che non sono visti di buon occhio.

In pratica l’azienda provvede a stipulare un contratto con una società di buoni pasto (ce ne sono tante e la concorrenza è sulle feed che applicano al servizio), all’interno del quale vengono definiti il costo del singolo pasto e le modalità con cui i suoi lavoratori sono chiamati a fruirne.

Definito l’accordo si passa al secondo step, che prevede il nulla osta alla società che deve emettere materialmente il ticket pasto, la quale provvederà dal suo canto alla personalizzazione delle cards, consegnandole ai diretti interessati. I dipendenti, una volta entrati in possesso dei buoni, devono soltanto capire quali siano i soggetti che hanno aderito alla convenzione inaugurata dalla produzione delle cards, ove si recheranno per smaltire lo stock di buoni elettronici pasto dopo pasto. L’ultimo passaggio è appunto quello che vedrà i POS collegarsi al server dell’azienda che ha emesso i buoni, con il preciso compito di registrare tutti i dati necessari alla convalida della transazione, che serviranno per compilare le relative fatture.

Naturalmente i buoni pasto elettronici possono essere consumati solo ed esclusivamente nelle strutture che hanno aderito alla convenzione, ed esclusivamente utilizzati rispettando le condizioni d’uso che saranno state indicate dal datore di lavoro, non potendo essere ceduti ad altri soggetti.

Il fatto che siano in costante avanzata anche in Italia, nonostante alcune difficoltà oggettive, deriva dal fatto che sono in grado di assicurare senz’altro una serie di vantaggi abbastanza rilevanti, a partire da quelli di carattere fiscale, ovvero dalla possibilità concessa all’azienda che li utilizza di detrarre l’Iva al 4%, cui si aggiunge la totale deducibilità del costo.

In pratica la fattura che arriverà all’azienda che li acquista è deducibile ai fini Ires e l’Iva ivi esposta è detraibile integralmente in quanto un costo di esercizio strumentale all’attività. Vi ricordo che l’aliquota è del 24% ai fini Ires e 3,9 ai fini Irap (salo maggiorazioni regionali).

La stessa azienda può inoltre usare i buoni pasto elettronici al fine di monitorare la presenza dei lavoratori, contenendo i costi e i tempi necessari per la gestione dei blocchetti cartacei. Va anche ricordato come se per il recupero del valore pagato i buoni cartacei impongano tempi di attesa di quattro mesi, con la versione elettronica il dato si riduca infine a 40 giorni.
Anche il dipendente, però, può averne un ritorno non indifferente, partendo anche in questo caso dal lato fiscale, che prevede l’esenzione dai contributi previdenziali. Inoltre può trovare molto più comodo utilizzare una card al posto del carnet all’interno del suo portafogli.
Va peraltro ricordato come proprio recentemente la materia sia stata oggetto di revisione da parte dell’esecutivo, con una serie di modifiche tese a rendere più favorevole la gestione dei buoni per i dipendenti.

Il provvedimento emesso sotto forma di un decreto del MISE – Ministero dello sviluppo economico, il 122 del 2017, va in pratica a recepire alcune indicazioni che erano state oggetto di una petizione lanciata nel 2015 e sulla quale si era registrata la convergenza di oltre 5 mila firmatari.
Se tra le richieste elevate al tempo c’erano infatti l’accettazione dei buoni da parte di più esercizi commerciali, la loro cumulabilità e l’introduzione di un solo lettore (attualmente c’è un dispositivo per la lettura per ogni circuito), il decreto in questione ha risposto affermativamente alle prime due.

In particolare, la normativa va a stabilire la cumulabilità dei tickets sino ad un massimo di otto, senza però indicare il tetto di spesa. Va ricordato che in questo caso erano stati gli stessi esercizi commerciali a muoversi autonomamente in direzione di questa esigenza e che quindi il provvedimento del Mise scatta una fotografia alla nuova situazione esistente, mettendo il tutto nero su bianco.

La cumulabilità nasce dal fatto che spesso i supermercati si trovano clienti che fanno la spesa utilizzando solo ticket e di fatto creando talvolta un problema di liquidità come sopra anticipato.

Allo stesso tempo il provvedimento contribuisce ad aumentare la platea di esercizi ove spendere i buoni pasto elettronici in quanto alla somministrazione di alimenti e bevande si va ad aggiungere la cessione di alimenti, tra cui quelli che vengono acquistati presso i supermercati, gli spacci aziendali e le aziende di artigianato, oltre ai prodotti commercializzati dalle piccole imprese agricole, dagli agriturismi e dagli allevamenti ittici.

Nuova Tassazione

La norma introdotta dalla Legge di Stabilità 2015 recita che “le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonchè quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, o, fino all’importo complessivo giornaliero di euro 5,29, le prestazioni e le indennità sostitutive corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione

Altro mutamento estremamente rilevante introdotto dal decreto riguarda proprio il regime di tassazione dei buoni pasto elettronici, con l’esenzione fiscale che passa a 7 euro dagli originari 5,29. Fino a quell’importo unitario il provento indicato in busta paga non sarà tassabile.

Va anche ricordato come se il mercato dei buoni pasto vale nel nostro Paese circa tre miliardi di euro ogni anno, da più parti si siano elevate proteste per le distorsioni di cui sarebbe oggetto. In particolare a farsi promotore di queste lagnanze è stata Federdistribuzione, l’associazione di iper e supermercati che vanno ad assorbire per parte loro oltre un terzo dei buoni pasto attualmente circolanti nel nostro Paese.

Sotto accusa è in particolare il sistema delle commissioni, che in Italia possono andare da un minimo del 6 ad un massimo del 15%, contro il 3% che caratterizza il mercato transalpino, con i buoni elettronici che vanno poi a superare questo dato solitamente di 3 o 4 quattro punti percentuali.

Dal primo luglio 2015 i lavoratori dipendenti potranno beneficiare di una maggiore esenzione fiscale e contributiva per i buoni pasto a condizione che gli stessi siano attribuiti in formato elettronico. Per i ticket cartacei la soglia di esenzione resta a euro 5,29 per ciascun ticket. L’esenzione vale anche per ai fini del calcolo della base imponibile ai fini INPS.

I costi sostenuti per la mensa sono esclusi da questa agevolazione comprese anche le  indennità di mensa che possono rientrare nell’esenzione solo nel caso di cantieri edili o altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone ove manchino strutture o servizi di ristorazione.

Lettore Unico

Altro motivo che ha spinto il fronte degli esercenti a ventilare l’ipotesi di rinunciare a questo strumento commerciale è proprio la mancanza di un lettore unico, che costringe in pratica coloro che operano in convenzione a dotarsi di almeno quattro POS diversi, una ipotesi tale da scoraggiare la maggior parte di loro. Inoltre sono considerati con un certo fastidio i tempi necessari per recuperare il valore anticipato, che vanno appunto da 40 giorni a quattro mesi.

Proprio il concatenarsi di questi fattori ha sino ad ora impedito una più larga diffusione dei buoni pasto elettronici, che secondo alcune stime sarebbero accettati all’incirca dal 27% della potenziale platea di esercizi commerciali. Con una situazione particolarmente critica per quanto concerne i Ticket restaurant, tra i più diffusi in assoluto, che però sono accettati nel formato elettronico da circa 4 mila esercizi a fronte dei 150.000 che invece trattano i tradizionali carnet. Un dato che fa capire come sarebbe necessario cercare di risolvere le problematiche già ricordate, in modo da avere maggiori sbocchi.
Ne risulta perciò una situazione molto diversa dal mercato francese ove la presenza di pochi operatori che possono lavorare in regime di oligopolio permette di dare vita ad una politica quasi di cartello che permette ad esempio di tenere basse le commissioni, invogliando gli esercizi a sfruttare questo filone commerciale, creando occasioni sia per i lavoratori che usano i buoni pasto elettronici che per le aziende interessate a sfruttare quella che comunque è un’ulteriore occasione di guadagno. Mentre in Italia la concorrenza serrata messa in scena dai tanti soggetti presenti nel comparto contribuisce a generare una vera e propria guerra di prezzi che viene pagata infine dall’anello meno attrezzato, ovvero gli esercenti.

Dipendenti senza pausa pranzo

Come sapete alcuni CCNL prevedono l’assenza di un’ora o anche meno dedicata al pranzo con conseguente mancato diritto al buono pasto o anche altre attività che non ce l’hanno mai. Tuttavia questo chiarimenti è stato offerto già in passato su una tematica analoga, da arte dell’amministrazione finanziaria che, nella risoluzione n. 118 del 2006, ha chiarito che “anche i lavoratori subordinati a tempo parziale, la cui articolazione dell’orario di lavoro non preveda il diritto alla pausa per il pranzo, ove fruiscano di buoni pasto, sono ammessi a beneficiare della previsione agevolativa di cui all’art. 51, comma 2, lett. c), del Tuir”.

Legge di Bilancio 2020: cosa cambia e quali novità per i Buoni pasto

L’articolo 83 della nuova Legge di Bilancio introduce alcune novità per quello che concerne la tassazione e le soglie di esenzione dei buoni pasto. Non concorrono alla formazione del reddito del dipendente e, più in generale ai fini IRPEF, le prestazioni sostitutive delle somministrazioni di vitto fino all’importo complessivo giornaliero di 4 euro. Il limite potrà essere aumentato fino a 8 euro nel caso dei buoni pasto elettronici.

Inoltre le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione sono esenti fino all’importo complessivo giornaliero di 5,29 euro.

Sono esenti da tassazione le mense e più in generale le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro. Questo vale sia nel caso in cui la mensa sia organizzata direttamente dall’azienda al suo interno o presso locali esterni di proprietà sia nel caso in cui il servizio sia stato affidato a ditte o cooperative terze.


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