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Assegno Unico per Figli e Famiglia 2020 e Dote Unica: come, quanto vale, chi presenta la domanda, ISEE massimo

L’introduzione dell’Assegno unico per i figli e la famiglia dal 2020 è una misura che segue il filone del Family Act in un complesso di misure che tendono a dar sostegno economico alle famiglie per incrementare la natalità, razionalizzare le misure esistenti di sostegno dei figli superandone la frammentarietà creando nuovo istituto di carattere universale basato sulla situazione economica equivalente (ISEE) e consistenti in un Assegno Unico e una Dote Unica utilizzabile per il pagamento dei servizi per l’infanzia.

Le misure sono estese anche ai lavoratori autonomi.

Alla base quindi un semplice assunto: troppe forme di agevolazione creano lavoro amministrativo e di controllo per tutti per cui tanto vale assegnare una somma  o meglio una dote unica che si può spendere liberamente. Una sorta di regalo dello Stato alle famiglie meno abbienti.

Come funziona l’Assegno Unico per le famiglie e i figli

L’assegno unico assorbirà una serie di provvedimento come il bonus bebè, famiglie numeroso, solidarietà, bonus e sarà legato al reddito del genitore principale percettore. Da una prima lettura quindi il reddito dell’intero nucleo il che mi sembrerebbe discriminatorio verso i soggetti che hanno due genitori con redditi simili rispetto a chi ha un secondo genitore con un reddito minimo.

L’assegno unico andrà in sostituzione degli assegni familiari per i figli a carico e delle altre misure esistenti a sostegno della natalità;

Finalità dell’Assegno unico per la famiglia

Vi son diverse finalità come possiamo leggere nel seguito. Potenziare le politiche di sostegno economico alle famiglie con figli per allineare le risorse investite a quelle di paesi che destinano fondi maggiori in questo campo e cercare di contrastare così il declino della natalità. A questo scopo è prevista la necessità di investire risorse aggiuntive e di importo crescente (3,2 miliardi il primo anno, 6,4 il secondo e 9,6 a regime) rispetto ai trasferimenti monetari assicurati dagli attuali strumenti che si intendono sostituire da coprire con risparmi di spesa non ancora identificati;
Altro obiettivo dell’Assegno unico per la famiglia è quello di razionalizzare le misure esistenti di sostegno dei figli superandone la frammentarietà e la disomogeneità e prevedendo l’introduzione di un assegno unico legato al reddito del genitore principale percettore in sostituzione degli assegni familiari per i figli a carico e delle altre misure esistenti a sostegno della natalità.

Infine si cerca anche di sostenere economicamente le famiglie con figli attraverso l’introduzione di un nuovo istituto di carattere universale basato sulla situazione economica equivalente (ISEE) e consistente in una dote unica utilizzabile per il pagamento dei servizi per l’infanzia, anche al fine di favorire la partecipazione al mercato del lavoro di entrambi i genitori.

Assegno Unico Famiglia e Figli 2020: quanto vale

Se l’attuale sistema di assegni e detrazioni risulta nel complesso maggiormente concentrato sui soggetti con redditi medio bassi, nel caso di una coppia monoreddito (lavoratore dipendente) con un figlio a carico minorenne con più di tre anni l’assegno unico garantisce intorno ai 15.000 euro di reddito familiare un beneficio sostanzialmente analogo a quello vigente. Per valori di reddito inferiori e superiori invece il nuovo assegno unico determina un regime più generoso.

Nel caso della famiglia con tre figli l’importo dell’assegno unico risulterebbe inferiore alla somma di assegni familiari e detrazioni per redditi molto elevati (oltre i 90.000 euro); per quasi tutte le famiglie più numerose invece il nuovo assegno risulterebbe penalizzante, in quanto sia gli assegni per il nucleo familiare sia le detrazioni risultano oggi particolarmente elevati. Ciò accade perché per queste famiglie più numerose sono previste delle maggiorazioni specifiche delle detrazioni ordinarie per figli a carico (200 euro a figlio) e una detrazione aggiuntiva di 1.200 euro erogata anche nel caso di incapienza.

Assegno più alto per coppie monoreddito con figlio a carico con meno di tre anni

Concentrandosi sull’età dei figli a carico, si ricaverebbe che l’assegno unico garantisce benefici maggiori di quelli vigenti di entità più o meno elevata per tutte le coppie monoreddito con un figlio a carico tranne nel caso in cui quest’ultimo abbia meno di tre anni e per redditi familiari prossimi ai 15.000 euro.

Assegno anche per i lavoratori autonomi

Con il nuovo regime si garantirebbero benefici particolarmente elevati ai lavoratori autonomi che attualmente non ricevono gli assegni al nucleo familiare. Ad esempio per una coppia monoreddito con figlio minorenne con più di tre anni il guadagno ammonterebbe a circa 1.600 euro. Il superamento della categorialità dei benefici se, da un lato, risponde a un principio di equità, dall’altro, pone alcuni problemi riguardo alla opportunità di utilizzare un indicatore affetto da distorsioni quale il reddito ai fini Irpef per graduare il beneficio, data anche la maggiore propensione dei lavoratori autonomi a occultare parte del proprio reddito.

Dote Unica 2020: così, come funziona e quanto vale

Per quanto riguarda il secondo istituto previsto dal DDL, cioè la dote unica, si è ipotizzato un beneficio costante per famiglie con ISEE inferiore a una prima soglia e una sua riduzione lineare fino all’annullamento in corrispondenza di una seconda soglia ISEE di 4.800 euro maggiore della prima.

L’importo massimo della dote unica previsto dal DDL sarebbe pari 400 euro mensili

La dote potrebbe rimanere costante fino a una soglia ISEE pari a 5.000 euro per poi ridursi linearmente fino ad azzerarsi in corrispondenza di un livello ISEE di 9.800 euro. In questo caso il beneficio raggiungerebbe circa 545.000 bambini 0-2 anni (pari al 42 per cento di quelli totali) con un importo medio di 301 euro. Pertanto la dote sembrerebbe configurarsi come un beneficio essenzialmente destinato a famiglie povere. Sarebbe opportuno valutare se effettivamente siano queste le famiglie per le quali l’obbligo di cura dei figli rappresenti il principale impedimento alla partecipazione al mercato del lavoro.

Cumulo con Reddito di cittadinanza e il Bonus Renzi

Al momento si stanno studiando le misure per il coordinamento di queste misure con il Bonus Renzi ed il reddito di cittadinanza. L’assegno unico infatti dovrebbe essere considerate per la determinazione del diritto alle prestazioni a sostegno del reddito al fine di assicurare che non si creaino disparità. Tutto sta nella qualificazione della natura dell’assegno se, indennitaria o meno. Va da sè che il buon senso vuole che un domani Reddito di cittadinanza o Bonus Renzi dovranno tenere conto di questo. Il Reddito di cittadinanza è uno strumento di contrasto alla povertà nell’ambito del quale il livello del reddito che viene garantito è basato su una scala di equivalenza che svantaggia relativamente i nuclei più numerosi rispetto alla scala implicita dell’ISEE.

L’obiettivo del DDL di migliorare la condizione delle famiglie povere con figli a carico, e cioè di attribuire loro risorse maggiori di quelle riconosciute dal sistema vigente, richiederebbe o di rendere la scala di equivalenza sottostante il RdC tale da favorire maggiormente queste famiglie o di realizzare un’integrazione soltanto parziale tra questo strumento e l’assegno unico (ossia uno scomputo di parte dell’importo di quest’ultimo dal RdC).

Un secondo elemento di criticità è costituito dai due diversi meccanismi per stabilire l’accesso e l’ammontare, rispettivamente, dell’assegno unico e della dote unica. In entrambi i casi nel disegno degli strumenti si pone un trade-off tra i criteri di efficienza ed equità, la cui soluzione dipende anche dalle finalità dei singoli strumenti. Nel caso dell’assegno unico la riforma sembra privilegiare l’efficienza, incentivando la partecipazione al lavoro del genitore con il reddito meno elevato. Nel caso della dote unica la scelta è stata completamente diversa ponendo maggiore attenzione alle considerazioni di equità, in quanto il criterio di accesso è parametrato all’ISEE, che considera il nucleo familiare nel suo complesso e costituisce la misura più adeguata della sua capacità contributiva.

Vi è infine l’esigenza di un coordinamento tra le politiche a sostegno della domanda di servizi di cura per l’infanzia – nell’ambito delle quali rientra la dote unica – e quelle dirette ad ampliare l’offerta di servizi sul territorio. La dote unica garantirebbe un potere di acquisto diversificato tra le diverse aree del Paese data l’attuale disomogeneità nelle condizioni di offerta di servizi per l’infanzia sul territorio sia in termini di copertura sia di composizione (pubblico verso privato) con le conseguenti diversità nelle condizioni di accesso e di prezzo. Per superare questa distorsione andrebbero ridotti i divari territoriali nel livello di offerta dei servizi pubblici, soprattutto nel Mezzogiorno, obiettivo che del resto rientra tra le linee programmatiche indicate nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2019. In una prospettiva di più breve periodo sarebbe auspicabile considerare la possibilità di una diversificazione dell’ammontare della dote che tenga conto delle condizioni dell’offerta locale.

Riflessione

Non contesto le impostazioni che mi sembrano mosse da un chiaro disegno politico che si sta ormai delineando ed è quello di potenziare il sostegno alle famiglie (anche se c’è sempre da vedere come da una mano si cerca di dare ma da un altra vedrete che si cerca anche di togliere alle classi più abbienti anche se se ne dà meno enfasi mediatica). Il mio timore è che si stia cercando di dare sostegno a classi di reddito che non porteranno ad un incremento della natalità in quanto il divario economico potrebbero essere troppo forte rispetto alla soglia che potrebbe indurre una famiglia per esempio ad avere un primo bambino o un secondo. Quello che mi sembra di leggere tra le righe è che si cerca di dare sostegno ad una fascia di reddito. A mio avviso cercherei invece di non penalizzare la middle class che oltre ad avere maggiori possibilità potrebbe anche innescare un processo di creazione di posti di lavoro. Quello che voglio dire è che l’innalzamento della natalità non passa attraverso un incremento del sostegno periodico dello Stato alle famiglie ma attraverso la creazione di un tessuto economico e di posti di lavoro stabili associati a tassi di interesse bassi per l’acquisto della prima casa.

Continuo a leggere di come redistribuire la ricchezza e come dare a chi ha di meno ma non vedo una presa i coscienza decisa sulla necessità di implementare un sistema rigido di controlli per smascherare le false attestazioni dei richiedenti.  ISEE di persone che vivono con ISEE da 5 mila euro ma che hanno autovetture intestate a terzi. Nullatenenti con figli che vivono grazie a lavori in nero che per di più riescono ad entrare in scuole e asili e avere anche dei sussidi. Non è finzione ma pura realtà. A nulla serve irrigidire le misure sanzionatorie se non accompagnate dall’irrobustimento delle verifiche incrociate dei dati e controlli anche non mirati. A mio modesto avviso queste forme di sostegno devono essere gestite con un controllo poliziesco della veridicità delle dichiarazioni e delle dichiarazioni sostitutive Uniche o ISEE. Le verifiche e i controlli dovrebbero essere intensificati in quanto è alla luce del sole e nella cronaca di tutti i giorni la presenza di furbetti furbettini e lavorano in nero e richiedono queste misure di sostegno commettendo un reato a mio avviso gravissimo in quanto si sottrae a chi ne avrebbe veramente bisogno.

 

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