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FLAT tax, l’imposta unica proposta da Salvini

flat taxIn questo ultimo periodo si è sentito spesso parlare della cosiddetta “Flat Tax“, in particolar modo da parte di Salvini: il segretario e leader della Lega Nord la reputa infatti la soluzione migliore per abbattere la pressione fiscale, da moltissimi considerato uno dei freni alla ripresa economica. In Italia, come detto, il dibattito sulla Flat Tax si è innescato e ha preso piede grazie a Matteo Salvini, che ne ha fatto uno dei cavalli di battaglia delle proposte economiche della Lega Nord, arrivando a convincere anche Silvio Berlusconi della sua bontà: il leader di Forza Italia infatti aveva in passato manifestato più di una perplessità in merito. Inoltre la Confindustria nella quasi totalità dei suoi iscritti ha sempre spinto per l’applicazione di tale tipo di tassazione.
Secondo coloro che sostengono e spingono per l’applicazione di questa aliquota unica per tutti i contribuenti, un tale sistema andrebbe a garantire quell’equità che oggi non sarebbe presente in ambito tributario, al debellamento dell’evasione fiscale e a un aumento, per lo Stato, delle entrate fiscali.

Cos’è la Flat Tax?

Ma quindi cos’è la Flat Tax? In sintesi consiste in una sola aliquota che andrebbe applicata a tutti i redditi (e che per quanto rigurda l’Italia manderebbe così in pensione l’attuale sistema a scaglioni in ambito Irpef) e dove secondo alcuni, per salvare la progressività del sistema tributario, presente sotto forma di principio addirittura a livello costituzionale, sarebbe necessario un sistema di detrazioni a favore dei redditi più bassi.

Detto sinteticamente in cosa consiste la Flat Tax, bisogna però ora entrare più nello specifico. Primariamente va messo in luce che quello proposto in questi ultimi mesi da Matteo Salvini non è un sistema fiscale di recente teorizzazione, visto che esso è stato pensato più di 50 anni fa, più precisamente nel 1956. La sua teorizzazione si deve a Milton Friedman, economista americano Premio Nobel per l’Economia, padre delle teorie neoliberiste che oggi vengono attuate massicciamente nell’ambito dei paesi dell’UE e alla cui scuola si formarono i “Chicago Boys”, ovvero gli economisti cileni che poi attuarono i suoi insegnamenti economici nel Cile di Pinochet.

Volendo dare una definizione della Flat Tax si può dire che essa consiste in un sistema fiscale avente come caratteristica portante quello di non essere progressivo e dove quindi è presente e va applicata una sola aliquota, alla quale può però essere connessa la previsione di detrazioni o deduzioni. Nel caso in cui sia presente un sistema di detrazioni o deduzioni si avrà una stessa aliquota per tutti i contribuenti ma in concreto l’aliquota media crescerà con l’aumentare del reddito imponibile. La Flat Tax solitamente viene applicata ai redditi delle persone fisiche, ma vi sono stati e vi sono casi in cui la sua attuazione si ha anche in relazione ai redditi d’impresa. Raramente invece si ha un sistema di questo tipo collegato alla cosiddetta “no tax area”.

Dove è stata applicata la Flat Tax nel mondo?

Per quanto riguarda la sua applicazione, va detto che nei sistemi capitalistici più conosciuti non ha trovato terreno fertile: questo è dipeso dal fatto che gli ordinamenti costituzionali e giuridici delle economie più avanzate hanno il più delle volte ispirato il proprio sistema fiscale a un modello di tipo progressivo, dove quindi l’aliquota muta a seconda del reddito imponibile del contribuente.

Tuttavia la Flat Tax è tornata alla ribalta nel dibattito politico all’interno di quello che è il paese capitalistico per eccellenza, ovvero gli USA, quando alcuni economisti al tempo della presidenza di George W. Bush spinsero per la creazione di un’aliquota unica del 17,5%. Gli economisti che si fecero portatori di tale proposta caldeggiavano anche l’eliminazione di tutto l’apparato di deduzioni, detrazioni ed esenzioni allora vigenti, in quanto ciò avrebbe consentito di ampliare la base imponibile e quindi il novero degli americani (stimato in un 70%) che ne avrebbero tratto beneficio. Nelle previsioni di chi era favorevole a tale riforma si sarebbe dovuto assistere a incassi maggiori per lo Stato, in considerazione del fatto che l’economia “non dichiarata”, ovvero quella in nero sarebbe stata spinta a mettersi in regola. La proposta tuttavia non venne presa in considerazione dal governo allora in carica.

Per quanto riguarda l’applicazione di tale istituto di politica tributaria in Europa, uno sguardo va prima di tutto rivolto verso i paesi dell’ex blocco sovietico. Quest’area è presa ad esempio da chi, in Confindustria, spinge per l’applicazione di una Flat tax con aliquota molto bassa (visto che in realtà, come vedremo, in Italia è già presente per quanto riguarda le imprese, ma con una aliquota considerata dagli imprenditori troppo alta). Infatti, secondo gli industriali, l’introduzione di questo istituto nei paesi dell’Est ha portato grossi vantaggi all’economia e ha favorito la ripresa.

Nel corso degli anni ’90 i paesi baltici sono stati i primi ad introdurre la Flat Tax, la quale è stata però inserita nei sistemi tributari di Estonia, Lituania e Lettonia con aliquote abbastanza alte: il governo di Tallin decise per un’aliquota del 24%, quello di Vilnius optò invece per un valore del 33% e quello di Riga si risolse nel creare un’aliquota del 25%. Nei primi anni 2000 è stata la volta della Russia e dell’Ucraina, che decisero per aliquote del 13%, con l’Ucraina che 4 anni dopo decise per un aumento della stessa, portandola al 17%. Va detto che i risultati ottenuti sono stati diversi da paese a paese, perchè se è vero che le repubbliche baltiche hanno visto un alleggerimento della pressione fiscale e quindi un miglioramento delle condizioni di vita, lo stesso non si può dire per paesi come la Russia e l’Ucraina, dove la distanza tra le classi sociali molto abbienti e chi invece fatica moltissimo ad arrivare a fine mese si sono ampliate.

La Flat tax è vantaggiosa o almeno utile?

Ma per capire come gli effetti positivi o negativi della Flat tax dipendano dall’esistenza o meno di detrazioni o deduzioni ad essa collegate, risultano istruttivi i casi della Slovacchia e della Repubblica Ceca. In Slovacchia è entrata in vigore nel 2008 su quasi tutte le imposte e l’aliquota è stata fissata al 19%.
I risultati sul piano economico sono stati ottimi, perchè l’economia ha fatto registrare una crescita del 10%, la disoccupazione è calata di 10 punti percentuali e il debito pubblico è stata più che dimezzato e tutto ciò è avvenuto nel corso di due anni. Insomma, in questo paese la Flat tax, abolita nel 2013, è stata un vero toccasana.

In Repubblica Ceca, dove è stata introdotta la Flat Tax fissando l’aliquoa unica al 23% le cose sono andate diversamente: basti pensare che questo tipo di tassazione è stato ed è vantaggioso per chi guadagna mensilmente circa 2200 euro. Chi guadagna una cifra inferiore deve fare i conti con una situazione in cui tale aliquota causa solo svantaggi. Ebbene, come mai, nonostante l’esempio della Repubblica Ceca, paesi come la Romania, la Macedonia e la Bulgaria hanno introdotto, tra il 2005 e il 2008 questo tipo di tassazione, senza che la maggior parte della popolazione, così come accaduto in Repubblica Ceca, ne traesse qualche vantaggio?

La risposta sta probabilmente nel fatto che le teorie neoliberiste hanno convinto molti governi che la Flat tax fosse e sia effettivamente la soluzione ai problemi economici dei lavoratori e delle imprese. Alla domanda se questo sia vero la risposta è un si condizionato, perchè il caso della Slovacchia e della Repubblica Ceca dimostra come l’efficacia della Flat tax dipenda dalla presenza o meno di detrazioni fiscali ad essa collegate e di una “no tax area”. In assenza di tali correttivi questo sistema di tassazione diventa svantaggioso per i redditi meno alti, che si ritroveranno a pagare tasse più alte di quelle che pagherebbero in una sistema tributario di tipo progressivo.

Il dibattito in Italia e le prospettive

Per quanto riguarda il nostro paese, al di là dei dubbi di costituzionalità che la Flat tax potrebbe generare, vista la presenza dell’articolo 53 della nostra Carta, il quale prevede che “il sistema tributario sia uniformato a criteri di progressività della tassazione, con la capacità contributiva del cittadino”, va messo in luce, come anticipato, che l’aliquota unica già esiste: l’Ires, ovvero l’imposta sul reddito delle società, si sostanzia in una sola aliquota che è pari al 27,5% degli utili di chi fa impresa.

Ebbene, questo sistema di tassazione è da sempre un cavallo di battaglia delle forze di centrodestra e dopo un tentativo effettuato dal secondo esecutivo Berlusconi, la Flat tax ha trovato fino ad oggi spazio solo in campagna elettorale, senza mai riuscire a concretizzarsi in provvedimenti legislativi, vuoi per la presenza di governi composti da forze politiche contrarie alla sua introduzione, vuoi per l’assenza di accordo all’interno di maggioranze che invece erano tendenzialmente ad essa favorevoli.

Ora Matteo Salvini è tornato a porre la questione al centro del dibattito politico, proponendo un’aliquota fissa al 15% da applicare sia in ambito Irpef che in ambito Ires. Molti attendono le mosse del governo Renzi, per capire se l’esecutivo farà sua questa proposta, magari modificandola: quello che appare certo è la necessità di accompagnare all’eventuale Flat tax un adeguato sistema di detrazioni e deduzioni.

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