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Incompatibilità libera professione lavoro dipendente?

riforma del lavoroSono dipendente a tempo indeterminato di una Società appartenente al CCNL Bancario, con un ruolo di account (sono in pratica un commerciale che vende un servizio). Ho passato con successo l’esame per diventare dottore commercialista, ed ora mi trovo nella situazione in cui vorrei iscrivermi all’albo esercenti con partita IVA. Premetto che il lavoro di commercialista non è in concorrenza con quello attuale e non toglierebbe tempo alla mia attività di dipendente attuale.

C’è qualche problema di incompatibilità? Rischio che la mia azienda mi dica di dover scegliere tra uno e l’altro? C’è qualche legge a cui posso riferirmi in particolare? grazie in anticipo,
cordiali saluti

Non è fuori tema tuttaltro. Il conflitto di interessi può esserci e non è così immediato il passaggio che lei fa nella sua mail. In primis prima di iscriversi essendo titolare di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato deve verificare dalla policy interna aziendale la sua possibilità a svolgere altre tipologie di mansioni e nei confronti di chi, pertanto sarà necessario verificare natura delle prestazioni svolte ed inquadramento giuridico.

Una volta verificata la possibilità in uscita dovrà verificarlo con l’ordinamento, l’albo, l’associazione o la tipologia contrattuale nella quale presterà la sua attività. La più grande forma di incompatibilità tra attività lavorative si verifica tra il settore pubblico e privato proprio in virtù del diviete di commistionare interessi privati con res pubblica.

Il regolamento interno previsto dall’albo dei dottori commercialisti che Le anticipo prevede nell’allegato 1 quali sono i principi e i criteri informatori per la valutazione dei casi di incompatibilità:

A. Sono situazioni di incompatibilità solo quelle che ledono di fatto o potenzialmente l’indipendenza, l’onorabilità o l’imparzialità del dottore commercialista.

B. Conflitto di interesse, situazioni di dipendenza, rischio di limitazione di diritti sono indici presuntivi e non concorrenti al fine di individuare situazioni di incompatibilità, sia per ipotesi di attività esercitate sia per qualità soggettive assunte dal dottore commercialista. Gli stessi elementi, quindi non possono essere assunti acriticamente, apoditticamente, in termini assoluti e decisivi ma devono essere valutati nell’ambito della specifica fattispecie, in relazione ai concreti effetti che ne derivano e con cui si manifestano e, in ogni caso, con riferimento al DPR 27.10.1953, n°1067 (qui di seguito Ordinamento Professionale) ed alle norme vigenti.

C. Ai fini delle analisi di cui ai punti A e B, non possono essere ignorati e devono essere comunque considerati l’evoluzione normativa dal 1953 ad oggi e quella futura, nonché il diverso contesto socio-economico in cui tale normativa si trova a dover essere applicata.

D. La nozione di esercizio utilizzata dall’art.3, dell’Ordinamento Professionale, sia per l’esercizio della professione di dottore commercialista sia per il concorrente ed incompatibile esercizio della professione di notaio o del commercio in nome proprio o in nome altrui, attiene ad un concreto esercizio di fatto delle dette attività. La nozione di esercizio è propria e specifica ai fini della disposizione in questione, dunque la stessa è slegata da altri contesti previsti dall’ordinamento giuridico in generale e dal codice civile in particolare.

E. Laddove l’art. 3, dell’Ordinamento Professionale, prevede l’incompatibilità dell’esercizio della professione di dottore commercialista in concorrenza con l’assunzione di una qualità, la mera qualifica assunta dal dottore commercialista rilevata e comprovata fa conseguire l’incompatibilità stessa senza necessità di ulteriore accertamento di un concreto esercizio di fatto della attività conseguente.

F. L’esercizio in concreto e di fatto della professione di dottore commercialista è incompatibile con la professione di notaio regolata dalla L. 16.2.1913,n. 89, soltanto qualora quest’ultima sia contemporaneamente e concretamente di fatto esercitata. Non è incompatibile la contemporanea assunzione della qualità di notaio e dottore commercialista con l’esercizio concreto e di fatto solo di quest’ultima professione.

G. La nozione di “esercizio” del commercio in nome proprio o in nome altrui di cui all’art.3, dell’Ordinamento Professionale, si riferisce ad un “concreto esercizio di fatto” di commercio. La nozione di esercizio in questione non coincide altresì con la nozione di “esercizio di attività commerciale” contenuta nell’art. 2195 del c.c., essendo quest’ultima disposizione dettata per finalità diverse da quelle perseguite dall’art.3, dell’Ordinamento Professionale.

H. Il commercio che rende incompatibile l’esercizio della professione di dottore commercialista è quello che si origina dall’esercizio concreto e fattivo delle attività commerciali di cui all’art.2195 del codice civile i cui profili oggettivi ben si attagliano alla fattispecie regolata dall’art.3, dell’Ordinamento Professionale.

2 A contrariis le attività libero professionali che l’ordinamento giuridico legittima esser svolte in forma di impresa (ad esempio servizi di segreteria societaria, contabili ecc.) in quanto non protette, ma comunque professionali, non costituiscono, solo per la mutata veste giuridica, un esercizio del commercio nel senso prescritto dall’art.3, dell’Ordinamento Professionale. I. Il commercio di cui all’art. 3, dell’Ordinamento Professionale, fa conseguire situazioni di incompatibilità solo qualora vi sia lesione dei principi di onorabilità, indipendenza, imparzialità a causa di conflitti di interesse, dipendenza materiale o psicologica nei confronti del cliente, limitazione dei diritti civili e della capacità di azione sia civile che penale.

J. Il dottore commercialista ha competenza nelle attività di amministrazione e liquidazione di aziende, di patrimoni e di singoli beni. L’esercizio di tale attività, qualora svolta su mandato ricevuto dal cliente e non per interessi economici propri o altrui nonché suffragata da concreti elementi probatori, non può essere pregiudicata dalla forma giuridica con cui il dottore commercialista espleta il suo mandato e ciò anche qualora lo stesso si esponga a limitazioni dei diritti civili e della capacità di agire, sia civili che penali.

K. Il criterio della potenziale limitazione dei diritti civili e della capacità di agire non può essere assunto in modo assoluto a discrimine ma deve essere correlato alla violazione del principio di onorabilità che può derivarne e comunque nel rispetto di altre attività che espongono a tale rischio e che l’ dell’Ordinamento Professionale considera lecite per l’esercizio della professione di dottore commercialista.

L. La casistica contenuta nell’allegato A al presente documento ne costituisce parte integrante e sostanziale.

M. Durante l’iscrizione all’Albo del dottore commercialista, l’accertamento delle cause di incompatibilità spetta in via esclusiva all’Ordine, d’ufficio o su impulso esclusivo del .Pubblico Ministero; la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti (qui di seguito CNPADC) può trasmettere segnalazioni all’Ordine Locale, ma non è titolare né del potere di iniziativa, né del potere di impugnazione delle delibere adottate in materia dall’Ordine Locale.

La CNPADC ha il potere di verificare periodicamente il requisito dell’esercizio effettivo della professione con continuità, il che, non comporta pure l’accertamento di incompatibilità che pregiudicano l’iscrizione.

Eventuali incompatibilità possono essere soltanto segnalate dalla CNPADC all’Ordine Locale perché attivi i suoi poteri d’ufficio, e dette incompatibilità possono essere assunte dalla CNPADC a presupposto per il diniego, o per l’annullamento dei trattamenti previdenziali, soltanto dopo la cancellazione del professionista dall’albo.  quindi, organo deputato ad accertare l’incompatibilità è solo il Consiglio dell’Ordine Locale tutte le volte che l’incompatibilità incide sull’iscrizione all’Albo. La CNPADC, durante l’iscrizione, è competente ad accertare il mancato esercizio della libera professione ovvero il difetto di continuità. La CNPADC inoltre può opporre all’iscritto anche situazioni di incompatibilità, ma solo dopo l’accertamento di esse da parte dell’Ordine;

N. L’all. A al Regolamento 31.08.1998 della CNPADC, al punto 6, prevede che la “ricorrenza in concreto dell’incompatibilità non sia stata o non venga esclusa dagli organi amministrativi o giurisdizionali competenti a pronunciarsi in materia”. La competenza degli Ordini locali è prevista esclusivamente dall’art.34 dell’ Ordinamento Professionale che riguarda situazioni valutative della incompatibilità di iscritti e sussistenti al momento della iniziativa d’ufficio o su segnalazione di terzi (Pubblico Ministero e CNPADC inclusi).

O. In presenza di segnalazioni da parte di terzi di incompatibilità pregressa e non più sussistenti, gli Ordini Locali, qualora non sia prescritto il termine di cui all’art. 46, dell’Ordinamento Professionale, e si sia in presenza di responsabilità del dottore commercialista ai sensi dell’art.35, dell’Ordinamento Professionale, procedono d’ufficio ai sensi della stessa norma, dando adeguata informazione della decisione alla CNPADC;

P. Gli Ordini locali devono periodicamente ed almeno ogni triennio, ai sensi dell’art. 10, lett. a), b) e c) verificare le situazioni di incompatibilità dei dottori commercialisti iscritti anche con riferimento a questa normativa ed anche mediante autocertificazione (dichiarazioni sostitutive di certificazioni ex art. 46 DPR 28 dicembre 2000, n. 445 e dichiarazioni sostitutive di atti di notorietà ex art. 47 DPR 28 dicembre 2000, n. 445).

Q. Le attività del Consiglio dell’Ordine Locale e della CNPADC sono autonome. Il concerto tra i due enti va inteso nel senso della reciproca collaborazione ed, eventualmente, di segnalazione per attivare i poteri spettanti a ciascun ente. Né il D.L. 31 agosto 1998 né l’allegato A al predetto decreto prevedono una forma di “concerto”. Il concerto risulta solo dalla delibera 211 del 12 dicembre 2000, che, per quanto su esposto, non può ritenersi vincolante per l’Ordine Locale.

R. La procedura di silenzio assenso prevista dalla CNPADC nella delibera 211 del 12.12.2000 non può essere valida e legittima per gli Ordini Locali. S. In assenza di una specifica norma attributiva di potere ad hoc, non si ritiene che la CNPADC ,  ente privato, ancorché esercente attività pubblica, possa emanare norme che introducano l’obbligo per il Consiglio di esercitare la propria attività amministrativa in un certo modo. Pertanto i termini del procedimento potrebbero essere stabiliti con delibera del Consiglio di ciascun Ordine Locale che dovrà stabilire anche il responsabile del procedimento. Per evitare difformità di trattamento è stato adottato il regolamento di procedura (allegato B), approvato sia dal Consiglio Nazionale sia dal Ministero della Giustizia, obbligatorio per gli Ordini Locali.

T. La delibera dell’Ordine Locale deve essere analiticamente motivata ma le motivazioni non possono formare oggetto di valutazione da parte della CNPADC e possono non essere esternate. D’obbligo è invece l’esternazione del dispositivo. U Principi e criteri di cui alle precedenti lettere da A a L sono adottati dal Consiglio Nazionale e vincolanti per esso, così come la circolare allegata sub C; possono essere adottati e seguiti dagli Ordini Locali. Principi e criteri di cui alle precedenti lettere da M a T sono sostanzialmente trasfusi nell’allegato B cogente sia per Consiglio Nazionale che per Ordini Locali.

Consigli pratici

Il consiglio operativo che do è sempre quello di verificare in primis cosa dica la contrattazione collettiva di cui fa parte, e anche la policy aziendale cosa dice sull’argomento. Al contempo è necessario fare un passaggio normativo indipendentemente da quello che eventualmente l’ufficio del personale della sua azienda ha definito o no, ossia verificare se vi sono delle previsioni normative ad hoc prima tra tutte il divieto di concorrenza nei confronti della società per cui lavorate o incompatibilità per esempio tra lavori dipendenti in imprese del settore pubblico e altre professioni. Per esempio nel caso di un dipendente dell’agenia delle entrate le incompatibilità sono molteplici.

IL CCNL potrebbe infatti porre dei  limiti o stabilire eventuali procedure autorizzati come per esempio per il settore bancario che subordina l’accesso ad un’altra attività la preventiva autorizzazione dell’impresa oppure prevedere la richiesta di una aspettativa non retribuita.

Inoltre sarà necessario vedere se prestiamo l’attività per una PA o Pubblica Amministrazione in quanto in questo caso il D.Lgs 165 del 2001 prevede all’articolo 53 esclude la possibilità per il personale docente di “assumere o mantenere impieghi alle dipendenze di privati

Riassumendo primo passaggio con normativa e disposizioni in vigore e successivamnte con la normativa interna all’azienda, se esiste un Ordine consultare le disposizioni previste dall’Ordine si appartenenza. Successivamente fare una valutazione sul conflitto di interessi che ci potrebbe essere.

Vi consiglio inoltre di leggere l’articolo dedicato ai  7 casi del licenziamento disciplinare  dove sono riepilogati casi concreti di licenziamento.

Potete anche leggere il documento con le note intepretative dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili sulle incompatibilità delle professioni e altre attività. Le_Note_interpretative_La_disciplina_delle_incompatibilita032012

34 commenti

  1. Se non c’è conflitto di interessi il suo datore di lavoro potrà chiedere di scegliere solo se vorrà la sua esclusiva altrimenti può farlo. Certo una cosa è farlo ed una cosa è dirglielo perchè ad un datore di lavoro non piace mai che si lavora anche per altri: c’è sempre l’ombra del sospetto, invidia ecc…

  2. Da anni collaboro saltuariamente con un ingegnere a livello progettuale. Mi è stato proposto un lavoro part time da un impresa che produce e mette in opera strutture prefabbricate. Il mio compito sarà di tipo professionale ossia elaborazione di schede, computi e quant’altro. Posso continuare ad aiutare ingegnere che mi ha insegnato il mestiere (nel tempo libero) o il mio datore di lavoro mi potrà chiedere di scegliere?

  3. Io più che inferno lo chiamerei in un altro modo però pare brutto per non parlare poi della cassa….si vada a fare un giro dentro e capisce il perchè….nel frattempo ha qualche fonte a riguardo rispetto alle cause di incompatibilità oppure sono chiacchere di cooridoio?

  4. Temo che il regolamento delle incompatibilità sia variato: non si parla più di commercio ma di attività di impresa anche occasionale. Addirittura i CED sono considerati commerciali quando il fatturato dei soci commercialisti in proporzione alla quota posseduta è superiore al loro fatturato come professionista. La cassa poi non riconosce prescrizione e quindi annulla tutti i periodi contributivi in cui c’è stata incompatibilità anche se non è stata contestata agli iscritti. E’ un inferno!

  5. sono una guida ambientale escursionistica con partita IVA. Una cooperativa di guide, con la quale collaboro già da qualche anno, vorrebbe stipulare con me un contratto dipendente a tempo indeterminato. E’ possibile? Non è più conveniente, per entrambi, un contratto di collaborazione emettendo fattura a fine mese (magari quantificando una “busta paga” più sostanziosa)? Grazie. Cordiali saluti.

  6. buonasera sono praticante avvocato abilitato e titolare di partita iva. Un’azienda privata mi ha offerto uno stage pertanto vorrei sapere se c’è incompatibilità tra le due cose.
    Grazie cordialità

  7. Anche se non vorri essermi confuso nel giro di parole le rispondo di si…e poi le dico che io ragiono sempre così: mi metto nei panni dell’altro e valuto se mi incavolerei o no se venissi a sapere che lei vende progetti a aqualcun altro non tanto per il fatto che lei impiega energie mentali fuori dall’orario di lavoro per qualcosalro…ci mancherebbe, il mio tempo libero lo impiego come mi pare…ma per attività che possono essere in concorrenza o in qualche modo ledere gli interessi della socità per cui sono dipendente e con cui c’è un rapporto fiduciario. Lo so che è un criterio molto semplice però mi creada che è un ottimo strumento.

  8. Quindi, sicuramente non posso disegnare per potenziali clienti del mio datore di lavoro (dato che poi dovrebbero assemblare i pezzi dell’apparecchio in questione nonché acquistarli da vari fornitori cosa a dire la verità piuttosto complessa), ma nel mio caso la questione è un po’ diversa: il mio datore utilizza i miei progetti, quasi tutti su misura, per poi acquistare componenti ed assemblarle in apparecchi che poi vende ai clienti finali, io però vorrei capire se posso vendere altri progetti ad altre aziende che producono apparecchi simili e che a loro volta vendono a clienti finali….
    io interpreto così:
    sebbene il disegno in sé, che è quello che io vendo, non costituisca oggetto di concorrenza diretta se l’azienda che lo acquista lo utilizza a scopi commerciali in concorrenza col mio datore di lavoro (clienti finali potenzialmente simili) non posso lavorare per loro; se invece vendo il progetto ad un soggetto intermedio che non commercializza lo stesso prodotto, ma una sua componente, allora posso lavorare senza entrare in conflitto? (cliente che a sua volta rivende ad altre aziende e quindi non agli stessi clienti finali).
    grazie e cordialità

  9. Determinante è che lei non disegni progetti per persone che potrebbe essere potenziali clienti della società per cui lavora. E’ più chiaro?

  10. Buonasera, interessante e complesso problema che mi trovo a vivere anche io.
    Da sempre sono disegnatrice e progettista e dopo una lunga storia da dipendente e tra un figlio e l’altro ho aperto partita iva con regime dei minimi, mentre svolgevo una collaborazione a progetto, dopo alcuni mesi l’azienda con cui lavoravo a progetto mi ha proposto un lavoro a tempo indeterminato a part time 50% che ho accettato pur mantenendo la partita iva. Ho informato il datore di lavoro della situazione, lui non ha detto nulla di particolare dicendo che si sarebbe informato presso il proprio consulente del lavoro… non ho più avuto notizie.
    In questi mesi il lavoro con partita iva che svolgo da casa (che é sempre quello di disegnatrice) é aumentato parecchio e, lavorando nello stesso ambiente che frequento per il lavoro da dipendente, mi fa sentire a disagio nei confronti del mio datore di lavoro.
    Quello che non capisco è la questione del conflitto di interessi…. io non concorro con il mio datore di lavoro in quanto non vendo i prodotti che lui costruisce basandosi sui miei disegni, ma vendo progetti o disegni per persone che lo fanno…. sono in concorrenza?
    il mio commercialista mi ha rassicurato sul fatto che avendo una collaborazione part-time io posso svolgere un’altra attività senza problemi, ma io non mi sento sicura non avendo nessun riferimento legislativo.
    Qualcuno può aiutarmi a schiarirmi le idee?
    grazie mille, Margherita

  11. Detta in estrema sintesi….il suo Ordine potrebbe frle problemi perchè in verità le sue prestazioni di lavoro autonomo dovrebbero essere rese anche all’azienda che vorrebbe assumerla. Però come vede è un problema “abbastanza” piccolo….

  12. Buonasera,
    l’interessante articolo mi offre l’opportunità di esporre il mio quesito.
    Sono ingegnere libero professionista iscritto all’ordine, e una società mia cliente, per la quale svolgo prestazioni per le quali emetto fattura, mi ha proposto la possibilità, oltre alla prosecuzione del rapporto di lavoro autonomo, dell’instaurazione di un rapporto di lavoro dipendente part time a tempo determinato, relativamente a un determinato progetto.
    La ragione di ciò è dovuta alla necessità della società di dover esporre, per il progetto interessato, spese di personale anzichè di servizi.
    Ciò che vorrei determinare è se vi sia incompatibilità tra attività di lavoratore autonomo e da dipendente, per la stessa azienda.
    Grazie e cordiali saluti.

  13. Guardi questa cosa io a distanza di anni non la capisco alcuni colleghi mi hanno dato una risposta assurda secondo cui decenni fa essere imprenditori era considerato da chi svolgeva la professione un’onta per cui coloro che aderivano all’albo non potevano essere imprenditori….a mio avviso per usare un francesismo mi sembra una ca…ta pazzesca. Tralasciando questi coloriti commenti le posso dire che la professione mal si concilia con la qualifica di imprenditore, anche agricolo. Vi sono state ultimamente delle aperture dell’albo che ho letto nelle note modificative di cui le riporto dei passaggi “Le modifiche riguardano l’ambito dell’esercizio dell’attività di impresa. Si è chiarito, infatti, che, in caso di attività di impresa agricola, l’incompatibilità con l’esercizio della professione sussiste solo laddove l’iscritto assuma la qualifica di imprenditore agricolo professionale (I.A.P.). Infine, sono state fornite alcune precisazioni in tema di accertamento della sussistenza nelle società di servizi del carattere di strumentalità/ausiliarietà all’esercizio della professione, in merito all’intervallo temporale da prendere come riferimento nell’effettuare il raffronto tra i fatturati della società e dell’iscritto”
    Tuttavia le consiglio di chiedere al suo albo e le consiglio anche di valutare che qui in rete un sacco di dottori commercialisti si firmano tali e accanto inseriscono anche che sono pubblicisti e giornalisti….il che non sarebbe consentito per cui valuti lei:-)

  14. Buonasera,
    volevo sapere: 1)durante il praticantato presso lo studio di un dottore commercialista si può anche essere socio di una cooperativa?
    2) se si è socio accomandatario di una s.a.s che si occupa di elaborazione contabile con la qualifica di Tribuarista (iscritto ad una associzione non regolamentata di tributaristi) si può essere anche socio di una cooperativa? Grazie

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