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Certificazione unica errata: correzione, invio, sanzioni e ravvedimento per il 730

770 certificazione unica ritenute omessa versamentoVediamo come comportarci nel caso di una certificazione unica delle ritenute inviata o ricevuti con dati non corretti in quanto possiamo evitare sanzioni o multe anche salate o sbagliare il 730 con tutte le conseguenze del caso, cercando di fornire chiarimenti sulle modalità di compilazione e gestione di eventuali errori.

Nei giorni previsti per la compilazione del 770 infatti stanno correndo tutti per la quadratura del 770 da presentare entro il 31 luglio (salvo la solita proroga ad agosto che quest’anno dovrebbe slittare al 22 agosto), e spesso emerge che i dati presenti nelle certificazioni uniche non sono coerenti con quelli indicati nelle fatture dei fornitori, siano essi lavoratori autonomi e non. Da una parte il sostituto di imposta si accorge di aver commesso degli errori e per questo vediamo cosa è possibile fare per porvi rimedio.

Le sanzioni previste per la certificazione sbagliata

Le nuove sanzioni amministrative pecuniarie, o multe che dir si voglia, sono entrate in vigore dal primo gennaio 2016 e si sostanziano nell’applicazione di una sanzione pari a 100 euro per ogni certificazione sbagliata. Tale invio dovrà essere effettuato però al più entro cinque giorni successivi alla scadenza ordinaria del 7 marzo per cui parliamo che un termine stretto che coincide con il 12 marzo al lunedì successivo se il 12 è festivo.

La scadenza ordinaria del 7 marzo come sapete non riguarda tutti i contribuenti ma solo quelli che rientrano nell’ambito di applicazione della dichiarazione dei redditi modello 730 pre compilato.

Per sbagliato deve intendersi sia il caso di errore nella compilazione non solo nei dati numerici ma anche quelli anagrafici o comunque tali da influenzare le risultanze sia della anagrafe tributaria sia della dichiarazione del contribuente.

A titolo di esempio un Errore sul codice fiscale per esempio crea questi problemi al pari di una ritenuta indicata in valore inferiore o superiore a quello corretto. Questo perché per esempio può anche essere sbagliato.  A tale proposito il codice fiscale deve essere non soltanto formalmente valido ma anche corretto e presente nei registri presenti dell’anagrafe tributaria.

La sanzione massima applicabile è pari comunque a 50 mila euro per sostituto d’imposta. È stata inoltre prevista la possibilità di una certificazione unica cosiddetta tardiva se inviata entro 60 giorni dalla termine previsto per l’invio ordinario del 7 marzo di ogni anno. In questo caso la sanzione massima scende ad un terzo di quella ordinaria e pari a 20 mila euro.

Nel caso di Certificazione unica ritrasmessa entro 60 giorni dal 7 marzo si avrà una sanzione pari a 33,33 euro per ogni singola certificazione errata con un limite visto sopra di 20 mila euro per singolo sostituto di imposta.

Purtroppo non sarà più possibile fruire dell’istituto del ravvedimento operoso per l’applicazione di questa tipologia di sanzioni, in quanto tale opportunità È stata data solo nel primo anno di applicazione per cui parliamo delle certificazioni uniche degli anni precedenti al 2015.

Tipologia RavvedimentoEntro quandoSanzioneSanzione ordinaria
Sprint15 giorni dalla scadenza ordinaria0,1% per ogni giorno dalla scadenza fino al 14esimo giorno
Semplificatodal 15esimo al 30 giorni dalla scadenza1/103%
Semplificato< 90 giorni dalla scadenza1/93,33%
Ordinario< 1 anno dalla scadenza; entro la data di presentazione della dichiarazione relativa all'anno a cui si riferisce l'errore (i.e 30 settembre anno N+1)1/83,75%
Ordinario< 2 anni dalla scadenza; entro la data di presentazione della dichiarazione relativa all'anno successivo a cui si riferisce l'errore (i.e 30 settembre anno N+2)1/74,29%
Ordinario< 2 anni dalla scadenza; entro la data di presentazione della dichiarazione relativa all'anno successivo a cui si riferisce l'errore (i.e 30 settembre anno N+2)1/65%
OrdinarioDopo Procezzo Verbale Constatazione1/56%

Se vi accorgete quindi di aver versato una ritenuta in misura ridotta si potranno avere diversi casi in quanto:

Versamento ritenuta inferiore rispetto a quella dovuta. Il fornitore dovrà versare l’Irpef o ritenuta in sede di dichiarazione dei redditi in quanto il suo sostituto cliente non l’ha fatto per lui. Questo significa che lo ha pagato di meno di quello previsto per cui dovrà andare a bussare alla porta del suo cliente per avere la restante parte.

Dal lato opposto il cliente/committente della prestazione sarà soggetto all’applicazione di una sanzione amministrativa che nella maggior parte dei casi potrà essere del 10% prima se non vi provvede diventerà del 30%. Tuttavia vi ricordo che il cliente potrà sempre fare riferimento all’istituto del ravvedimento operoso che consente di abbattere notevolmente le sanzioni previste.

La tipologia di errori che si riscontra consiste nel mancato versamento della ritenuta o nell’errata indicazione di dati nella certificazione.

Spesso poi capita che ci si accorge della certificazione errata e si scriva al cliente o datore di lavoro per modificarla e non si riceva risposta così si rischia di o dover pagare per esempio minori maggiori imposte perché il cliente ne ha indicate di meno o pagarne di meno in modo errato perché la certificazione ne ha indicate di più di quelle effettivamente dovute o applicate.

la situazione non  è semplice perché nel caso in cui abbia indicato maggiori ritenute di quelle applicate sarà principalmente un problema suo e al più ci richiederà indietro dei soldi.

Nel caso contrario invece ci fa esporre all’applicazione di una avviso di accertamento ex articolo 36/bis, Dpr 600/73 in quanto dai controlli incrociati questo dato emergerà e dovrà giustificare le risultanze della propria dichiarazione dei redditi da quelle inviate dal datore di lavoro a cui si può rimediare portando le buste paga se trattasi di errore del proprio datore di lavoro o le fatture emesse con il registro iva vendite alla mano (se lo compilate) nel quale emergono gli importo fatturati al cliente e l’indicazione delle ritenute a lui applicate.

Altri tipico errore consiste nelle ritenute a cavallo d’anno ossia quelle relative a fatture emesse per esempio a dicembre e pagate a dicembre la cui ritenuta è stata versata a gennaio dell’anno successivo. Questo perché assistiamo ad una non coincidenza dei criteri applicati tra lavoratore autonomo e professionista/fornitore e quello delle società che fungono da sostituti di imposta per cui sarà necessario andare a verificare l’effettiva data di incasso del provento e la data di maturazione della ritenuta che scatta al 16 del mese successivo per cui a gennaio e a dicembre ci potrebbero essere delle incongruenze.

Vi ricordo infatti che la certificazione Unica CU Lè consegnata al percipiente di redditi di lavoro dipendente/assimilato o autonomo/provvigioni entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di versamento, mentre la Cu ordinaria è quella che deve essere trasmessa telematicamente alle Entrate entro il 7 marzo. Tuttavia alcuni, soprattutto avvocati, sono soliti chiederla appena dopo che hanno visto ricevere il versamento sul conto corrente. Vi dico che quella certificazione non è dovuta per attendessero come tutti il 28 febbraio dell’anno successivo.

Il compenso si considera sempre incassato nel giorno in cui è disponibile e risultante dall’estratto conto.  Anche eventuali fondi spese, se non fatturati, non hanno rilevanza nel computo dei compensi percepiti.

Dal 2015 inoltre le certificazioni uniche dei lavoratori autonomi ha visto l’introduzione di nuovi campi in cui esporre i contributi dovuti per prestazioni professionali varie come quelle dei medici e infermieri.

Vi segnalo comunque una serie di articoli correlati al tema delle certificazione uniche o più ampiamente delle ritenute d’acconto.

Omessa certificazione delle ritenute d’acconto

Novità 2017

Le scadenze previste per la consegna ai percettori delle ritenute d’accordo slitta al 31 marzo 2017 mentre il giorno entro cui i datori di lavoro e l’INPS devono inviare i flussi resta il 7 marzo.

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