Il Concordato Minore quale strumento di composizione della crisi da sovraindebitamento

Si tratta di una procedura concorsuale giudiziale a carattere volontario, disciplinata dagliartt. 74-83 della Sezione III del Capo II del Titolo IV del Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza (C.C.I.I.).

Obiettivo della procedura in questione, introdotta con la L. n. 3 del 2012 e, successivamente, modificata con il D.lgs. n. 14 del 2019, è quello di prevenire l’apertura della procedura liquidatoria, consentendo ai soggetti indicati nell’art. 2, comma 1, lett. c del predetto decreto legislativo che versino in una situazione di sovraindebitamento di continuare a svolgere la propria attività imprenditoriale attraverso il raggiungimento di un accordo con i creditori.

Detta procedura, infatti, è riservata alle categorie di soggetti indicati nell’art. 2, comma 1, lett. c) C.C.I.I., ad esclusione del consumatore (la novità apportata dalla riforma consiste proprio nell’aver escluso il consumatore-debitore dai soggetti beneficiari di detta procedura. Tuttavia, è prevista la possibilità per il consumatore di presentare istanza di concordato minore solo nel caso in cui proponga una procedura familiare, ex art. 66 C.C.I.I. a condizione che vi siano uno o più componenti della famiglia che rivestano la qualifica di soggetto prescritta dall’art. 2, comma 1, lett. c), nonché ogni altro soggetto-debitore non assoggettabile a liquidazione giudiziale, liquidazione coatta amministrativa, altre procedure liquidatorie disciplinate dal codice civile o da leggi speciali.

Tipologie di concordato minore

  1. Concordato minore in continuità d’impresa o professionale (art. 74, comma 1 C.C.I.I.): caratterizzato dalla necessaria predisposizione di un piano degli interventi da attuare, da sottoporre ai creditori e che illustri chiaramente le modalità e gli strumenti con i quali si intende risanare l’impresa e rimuovere le cause che hanno determinato il sovraindebitamento. La continuità può essere diretta o indiretta, nel primo caso sarà lo stesso debitore a proseguire l’attività imprenditoriale, mentre nella seconda ipotesi la ripresa dell’attività verrà affidata ad un soggetto diverso dal debitore;
  2. Concordato liquidatorio (art. 74, comma 2 C.C.I.I.): detta tipologia di concordato richiede, quale requisito di ammissibilità, l’apporto esterno di risorse tali da aumentare in misura apprezzabile il soddisfacimento dei creditori rispetto all’impiego del solo patrimonio disponibile.   

Analogie e differenze tra il concordato minore e il concordato preventivo

  • Prima fondamentale analogia consiste nel fatto che entrambe le procedure de quibus sono finalizzate alla prosecuzione dell’attività imprenditoriale a differenza della liquidazione (giudiziale o controllata) che assume carattere di extrema ratio;
  • Da un punto di vista procedimentale, entrambe le procedure richiedono la presentazione al Tribunale di una domanda di accesso;
  • Altra analogia consiste nell’applicazione della regola disciplinata dall’art. 75, comma 2 C.C.I.I., absolute priority rule

Fasi della procedura

  1. Il debitore può avvalersi di un professionista (Advisor) che compia una valutazione dell’analisi dei debiti, degli attivi e delle risorse finanziarie disponibili. L’Advisor è un professionista che fornisce consulenza in materia fiscale, legale economico-finanziaria in grado di aiutare il debitore nella scelta della procedura più adeguata alla sua situazione. È importante che l’Advisor verifichi che il debitore non abbia già beneficiato di altre procedure di sovraindebitamento e accertare, inoltre, che il debitore sia effettivamente un soggetto diverso dal consumatore.
  2. L’Advisor a questo punto si occuperà di redigere un elenco con tutti i nominativi dei creditori e dei relativi privilegi, nonché verificare che non ci siano già contenziosi fiscali e civili pendenti.

Proposta

  • La proposta deve essere necessariamente fattibile, il che significa che sia ragionevolmente possibile per il debitore concretizzarla, anche dal punto di vista economico. La fattibilità del piano ha un ruolo fondamentale.
  • Per quanto concerne l’oggetto della proposta di concordato, lo stesso ha contenuto libero ma deve indicare in modo specifico tempi e modalità con le quali il debitore intende superare la crisi da sovraindebitamento, prevedendo anche la possibilità di stabilire il soddisfacimento, anche parziale, dei crediti.
  • La disposizione di cui all’art. 75, comma 1 del Codice disciplina gli allegati che il debitore deve produrre unitamente alla domanda di concordato affinché la stessa dia una reale dimostrazione della situazione aziendale del debitore sovraindebitato.
  • L’art. 76 invece disciplina il contenuto della relazione che l’OCC dovrà redigere:

a) l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore nell’assumere le obbligazioni;

b) l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte;

c) l’indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori;

d) la valutazione sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata a corredo della domanda, nonché sulla convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria;

e) l’indicazione presumibile dei costi della procedura;

f) la percentuale, le modalità e i tempi di soddisfacimento dei creditori;

g) l’indicazione dei criteri adottati nella formazione delle classi, ove previste dalla proposta.

Elemento fondamentale di detta relazione consiste nella valutazione circa la convenienza del piano rispetto all’alternativa della liquidazione, infatti, il trattamento proposto ai creditori, non deve essere inferiore a quello che otterrebbero nell’alternativa liquidatoria.

Inammissibilità della domanda (art. 77 C.C.I.I.): La documentazione in esame non può essere prodotta parzialmente causa inammissibilità della domanda.

Si pensi a tutti quei soggetti che non sono obbligati per legge alla tenuta di scritture contabili o alla redazione dei bilanci; orbene, in questi casi, ai fini dell’accoglimento della domanda di concordato minore, detti soggetti saranno comunque tenuti ad allegare un’idonea documentazione che dia una rappresentazione della situazione finanziaria/patrimoniale ed economica del sovraindebitato.

Devono, altresì, essere indicati tutti gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione compiuti nel quinquennio precedente la proposizione della domanda (art. 94, comma 2 C.C.I.I.). L’obiettivo è quello di tutelare i creditori da eventuali atti fraudolenti che il debitore possa aver compiuto nell’ottica di beneficiare successivamente del concordato minore. Il comma 2 compie un’elencazione esemplificativa degli atti dei quali deve essere data indicazione come, ad esempio, mutui, anche sotto forma cambiaria, transazioni, compromessi, alienazioni di beni immobili, concessioni di pegno e di ipoteca ecc. Nella nozione di atti eccedenti l’ordinaria amministrazione devono rinvenirsi tutti gli atti in grado di incidere negativamente sul patrimonio del debitore e quindi sulle ragioni creditorie.

Tribunale competente ed effetti scaturenti dal deposito della domanda

Per quanto concerne il Tribunale a cui presentare la domanda, l’art. 76 richiama l’art. 27, comma 2 del Codice, il quale stabilisce che è competente il Tribunale nel cui circondario il debitore ha il centro di interessi principali.

Un effetto fondamentale derivante dal deposito della domanda, indicato nel comma 5 dell’art. 76, consiste nella sospensione del corso degli interessi convenzionali o legali sino alla chiusura della liquidazione, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, pegno o privilegio.

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