Costi per Animali domestici e 730: Quali detrazioni sfruttare e quanto valgono

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La detrazione fiscale IRPEF sulle spese i costi per gli animali domestici è una importante voce che caratterizza il budget di una famiglia non solo per i cani o i gatti ma anche per qualsiasi alto animale domestico. Vediamo come e quanto risparmiare

Detrazione Fiscale Animale domestico: cos’è

Per “Animale domestico” deve intendersi un animale addomesticato allevato in casa o utilizzato in agricoltura e per i quali si controlla il comportamento. Basta consultare che si intende per detenzione legale dal DM 289 2011.

Il primo requisito richiesto per la detrazione fiscale del costo sostenuto per la cura, gestione e manutenzione degli animali è che siano tenuti legalmente per cui i estrema sintesi debbano avere il microchip e che siano destinati alla compagnia e non ad uno sfruttamento economico dell’animale.

Per sfruttamento possiamo intendere per esempio un allevamento di cani oppure altre attività di tipo commerciale o agricolo. Non parliamo naturalmente di combattimenti clandestini.

Le spese che danno diritto alla detrazione sono quelle contenute nel Decreto Ministeriale 289/2011 recante per l’appunto – Regolamento per l’individuazione delle tipologie di animali per le quali le spese veterinarie danno diritto ad una detrazione d’imposta.

A Titolo di esempio sono le visite veterinarie, gli interventi e le terapie seguite e presbite dal veterinario compresi i relativi medicinali eventualmente somministrati all’animale.

Nel seguito potete consultare comunque il DM 289 2011.

La detrazione fiscale IRPEF si effettua annualmente nella propria dichiarazione dei redditi e deve essere vista in pratica come una riduzione netta delle tasse 8ops, scusate imposte) che pagate nel vostro 730 o modello Redditi PF. Non fa differenza la tipologia della dichiarazione per cui state effettuando la compilazione conta la voce di spesa, la tipologia di spesa effettuata come per esempio un farmaco, medicinale, visita veterinaria o intervento chirurgico.

Detrazione Animali Domestici: a chi spetta

La detrazione Irpef spetta alla persona che ha sostenuto la spesa e che non sempre coincide con il padrone :-), anche se non è proprietario dell’animale.

Inoltre può aspettare anche per le spese sostenute per la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva (Circolare 14.06.2001 n. 55/E, risposta 1.4.1).

Esclusioni

La detrazione Irpef invece non spetta per le spese sostenute per la cura di animali destinati all’allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare né per la cura di animali di qualunque specie allevati o detenuti nell’esercizio di attività commerciali o agricole né in relazione ad animali utilizzati per attività illecite (decreto ministeriale 6 giugno 2001, n. 289).

Detrazione animali domestici: quanto valgono

Per le spese veterinarie spetta una detrazione dall’imposta lorda, pari al 19 per cento, delle spese calcolata nel limite massimo di euro 500, con una franchigia di euro 129,11.
Cosa significa questo?

Qual’è l’effettivo risparmio

Il risparmio effettivo sarà pari al massimo al 19% di 500 euro escludendo la franchigia dei 129,11 euro (ossia le vecchie 250 mila lire). Parliamo di un risparmio netto di 95 euro

Non è moltissimo e credo he il legislatore potrebbe fare molto di più considerando che la popolazione che ha un animale domestica conta oltre 60 milioni. Ma forse è proprio nella numerosità che l’esigenza di mantenere il gettito inalterato impedisce di incrementare il tetto della spesa detraibile.

Pensate quindi a chi spende anche migliaia di euro ogni anno quanto potrebbe essere la detrazione effettiva.

La detrazione fiscale spetta per le spese relative alle prestazioni professionali del medico veterinario sia di diagnosi sia di intervento chirurgico diretto alla risoluzione di una patologia.

Detrazione Animali domestici: casi particolari

(Circolare 16.11.2000 n. 207, risposta 1.5.3), per gli importi corrisposti per l’acquisto dei medicinali prescritti dal veterinario e definiti dall’art. 1 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, nonché per le spese per analisi di laboratorio e interventi presso cliniche veterinarie (Circolare 14.06.2001 n. 55/E, risposta 1.4.2).

In analogia con quanto previsto dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, che ha introdotto nuovi obblighi in materia di certificazione delle spese sanitarie relative all’acquisto di medicinali, modificando gli artt. 10, comma 1, lett. b), e 15, comma 1, lett. c), del TUIR, anche per le spese sostenute per medicinali veterinari, non è più necessario conservare la prescrizione del medico veterinario (Risoluzione 27.02.2017, n. 24/E). È necessario, tuttavia, che lo scontrino riporti, oltre al codice fiscale del soggetto che ha sostenuto la spesa, anche la natura, la qualità e la quantità dei medicinali acquistati. In particolare, la qualità di farmaco deve essere attestata dal codice di autorizzazione in commercio del farmaco stesso (Risoluzione 12.08.2009 n. 218/E, e Circolare 30.07.2009 n. 40/E).

In analogia a quanto detto per gli integratori alimentari umani (Risoluzione 22.10.2008 n. 396/E), le spese sostenute per i mangimi speciali per animali da compagnia, anche se prescritti dal veterinario, non sono ammesse alla detrazione poiché non sono considerati farmaci, ma prodotti appartenenti all’area alimentare.

Compilazione 730 spese animali domestici

Il quadro in cui si riporta la detrazione per le spese e i costi dei vostri animali è il quadro E oppure RE se adottare il modello Redditi PF.

Il rigo da compilare è il Rigo E8/E10, mentre il codice di identificazione della detrazione Irpef è codice 29.

Nel seguito il quadro da compilare così potete immaginare meglio cosa vi troverete davanti.

Detrazione Fiscale animali domestici: legge di riferimento e fonte normativa

A differenza di molti altri siti spesso indico la fonte normativa di quello che scrivo proprio perchè voglio darvi uno strumento di consultazione autonoma e non mettervi in bocca il cucchiaino di miele, spero che apprezziate e che condividete questo articolo!

Spese veterinarie – Art. 15, comma 1, lett. c-bis), del TUIR

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