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Se il Governo non percepisce il Fisco come Asset Strategico per il Paese

Traggo spunto dagli annunci riportati dalle principali testate giornalistiche italiane sulla possibilità d’imporre una tassa sul pedaggio del GRA di Roma o sulla Salerno -Reggio Calabria e subito parzialmente smentita dal Presidente dell’ANAS Ciucci. Se la questione si fermasse solo all’impossibilità di richiedere di far fronte ad un inasprimento della pressione fiscale dal momento che è la più alta di tutta Europa ed in quasi tutti i settori strategici, sarebbe noiosa e ridondante.

Invece quello di cui si potrebbe iniziare a parlare è la possibilità di ripensare la fiscalità italiana come un asset strategico in grado di rendere il paese più competitivo. Non stiamo parlando dei soliti incentivi fiscali per le auto, la rottamazione dei motorini o l’acquisto di elettrodomestici che altro non fanno se non sostenere temporaneamente alcuni settori (scelta alquanto non democratica se si pensa agli altri settori che restano privi di sostegno) e bruciare liquidità e risorse finanziarie di breve periodo, in un momento in cui la stessa scarseggia e potrebbe produrre reddito invece che essere consumata.

Stiamo parlando della Leva fiscale che, al pari di quella finanziaria, è un asset in grado di generare reddito, aumentare la competittività del sistema paese e attrarre capitali esteri indirizzandoli in Italia.

La visione dei regimi fiscali come strumento di attrazione e strategico per la conquista delle imprese in Europa e nel Mondo è un argomento su cui  paesi come il Lussemburgo, l’Irlanda e altri hanno costruito il proprio Prodotto Interno Lordo.

Questi paesi hanno avuto la lungimiranza, 50 anni fa, di capire che, in assenza di rilevanti fonti di ricchezza interna, dovevano inventare un modo di incentivare e rendere proficui il loro mercato. Come mai la stragrande maggiornaza delle operazioni con gruppi societari di multinazionali hanno holding localizzate in questi paesi e non in Italia? Come mai le catene societarie spesso fanno capo sempre a società residneti in questi paesi, portanto in tal modo capitali all’estero?

Se non riusciamo a comprendere che molte degli attuali assetti organizzativi delle multinazionali a livello mondiale, ma ormai anche di imprese di medie dimensioni, la delocalizzazione delle strutture produttive, l’espatrio di capitali ed il rimpatrio dietro pagamento di imposte sostitutive,  è figlio proprio delle politiche fiscali che i diversi paesi (in particolar modo l’Europa) adottano disegnando una mappa della convenienza fiscale da seguire per arrivare all’ottimizzazione delle risorse aziendali e in tal modo ad un maggiore vantaggio competitivo nei confronti dei concorrenti.

Credo che ormai è una conoscenza di matrice comune quella che vede il Lussemburgo patria delle Holding di imprese insieme ad altri più piccoli paesi, l’Irlanda come paese ove il minore regime di imposizione fiscale sui redditi di natura finanziaria attira capitali, i paesi dell’est come luogo ideale per collocare le catene produttive.

Se l’Italia non si adegua e non cerca  di creare un vantaggio competitivo dalla leva fiscale ma cerca solo di fare cassa sul breve periodo ne uscirà perdente non solo in termini finanziari ma ne uscirà perdente perchè con essa perderà aziende che lavoreranno sul territorio e con esse l’indotto che potrebbero apportare in termini di risorse finanziarie ed in termini di conoscenze.

Questi erano paesi senza prospettive di crescita in passato e, se guardiamo ora, sono paesi che hanno attratto molte imprese.

Redditometro, Studi di settore,  Spesometro, Studi di settore: informazioni costose per l’Italia e per il sistema paese I risultati raggiunti dall’Agenzia delle Entrate in merito al recupero di materia imponibile sono senz’altro da encomiare perchè recuperano liquidità sottratta ai cittadini ma a quale costo? I risultati raggiunti dalle Entrate hanno detemrinato anche un costo per le imprese e hanno indotte altre a lasciare il paese, perchè è impensabile assumere dipendenti che si trovano spesso a fare solo del data entry per la compilazione di moduli e modulini per il Fisco, spesso anche riportanti le stesse informazioni.

Non affermo che il recupero della materia imponibile è qualcosa di non perseguibile perchè costoso, ma gli strumenti posti in essere dal legislatore Fiscale oggi richiedono costi amministrativi su tutte le imprese per il recupero di poca materia imponibile di pochi: sarà conveniente per il sistema paese? Dubito, o quantomeno sono certo che l’opinione pubblica apprezzerebbe dei dati certi sui drivers che hanno guidato le scelte, i costi ed i benefici connessi. Del resto siamo tutti noi ad essere investiti delle scelte di politica fiscale e a tal fine siamo ben lieti di recuperare materia imponibile di chi la evade, non vogliamo recuperare materia imponibile di ci invece si trasferisce all’estero entro i limiti definiti dal legislatore ma sarebe lecito chiedersi ed avere delle risposte su quanto questo costa al paese e quindi a tutti i contribuenti.

Intenzionalmente non ho aperto il contenimento dei costi amministrativi quale leva di sviluppo che potrebbe permettere la diminuzione della pressione fiscale, ma sinceramente accanirsi sui poveri automobilisti che vuoi per piacere vuoi soprattutto per andare al lavoro devono pagare un pedaggio mi sembra accanirsi contro i più deboli e spingere sempre più verso l’immobilità il paese.

Se ci trovassimo di fronte a un trasporto pubblico sottoutilizzato potrei comprendere questo genere di scelte, ma a giudicare dalla metro e dagli autobus che quasi sempre sono sovraaffolatti come lo è il GRA di Roma (si sente sempre dire alla Radio essere intasato ogni mattina), non ci troviamo ancora in questa situazione.
Pertanto cerchiamo di ripensare a stretto giro a nuove idee perchè queste fanno pena!

Tralascio volutamente anche il discrso sulla Salerno – Reggio Calabria per cui future richieste di pedaggio alle generazioni passate di Italiani che se ne sono fatti carico fino ad oggi e che ancora non hanno mai sentito la parola “fine lavori” sembra quantomeno oltraggioso.

 

1 commento

  1. Sono un eximprenditore. A causa di due accertamenti da parte dell’agenzia delle entrate (che sprofondasse!!) ho dovuto ingiustamente versare una cifra di € 7.000 circa. Pensai che fra il tempo che avrei dovuto perdere, smattimenti, costi per l’avvocato ecc….non ne valesse la pena e….alla fine pagai. Ma non solo!!…pensai anche che chiudere fosse stato più conveniente, piuttosto che essere facile preda del fisco. Credo anche che, molte imprese abbiano fatto lo stesso ragionamento. Una (credo…)delle ragioni per cui diverse ditte preferiscono trasferirsi all’estero. Altre imprese hanno semplicemente fatto come me. Poi dicono in giro che c’è la crisi! Ma te credo!! Dove sta la flessibilità….nei confronti di chi contribuisce all’economia del paese?! Adesso, lo stato che ti fa!!?? Va a controllare anche i privati che ti spendono più di € 3.600??!!
    Ma è assurdo!! Questo significa che molti dovranno stringere ulteriormente la cinta, per non avere scocciature serie da parte dell’agenzia delle entrate. In poche parole DITTATURA ANTIECONOMICA che non porta al progresso economico, ma tuttaltro!! Porterà a una involuzione economica. Il mio appello è rivolto a chi, come giornalisti, economisti, persone contrarie a questo regime fiscale del cavolo, a chi può fare qualcosa, a opporsi significativamente al sistema attuato dal governo a partire da Gennaio 2011.

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