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La tassazione dei Forex e le compravendite di valute come redditi diversi: chiarimenti in vista

La tassazione del Forex come un reddito diverso e le modalità di calcolo della plusvalenza dalla compravendita di  valute online sono argomeno molto discusso in rete, con risvolti non sempre chiari che generano a loro volta domande e richieste di chiarimenti da parte non solo dei traders ma anche dei non addetti ai lavori che devono cimentarsi con la tassazione ordinaria o con l’imposta sostitutiva sui guadagni FOREX.

La compravendita di valute sul mercato del Forex, ossia sul Foreign Exchange Market è stata oggetto di apposita disciplina seconda la normativa italiana con il DLgs numero 141 el 2010 pubblicato in Gazzetta Ufficiale numero n. 207 del 4 settembre 2010, in attuazione  della Direttiva numero 48/2008/CE sui contratti di credito dei consumatori che è stata recepita intervenendo anche sul TUB, decreto legislativo n. 385 del 1993, ossia sul testo unico bancario nel titolo VI  in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi.

Secondo il chiarimento da parte dell’agenzia delle entrate per il tramite dell’ultima risoluzione del 2011, i redditi prodotti dalla compravendita di valuta da persone fisiche che non svolgono l’attività sotto forma di impresa sono assimilabili a redditi diversi.

Qualche perplessità si genera dalla considerazione che comunque si deve passare per la fase di verifica di rispondenza all’ambito oggettivo di applicazione Iva rispetto alle caratteristiche di abitualità e continuità che imporrebbero l’apertura della partita Iva, ma per ora non ne parliamo. Se volete comunque approfondire l’argomento potete leggere gli articoli dedicati all’apertura della partita Iva e quelli di approfondimento con i chiarimenti fiscali.

La tassazione come redditi diversi implica il calcolo ed il versamento dei cinque scaglioni di reddito che, come sappiamo, partono dal 23% fino ad arrivare al 43% per redditi superiori a 75 mila euro. Ricordo sempre che la tassazione per scaglioni è proporzionale nel senso che sui primi 15 mila pagate il 23%, da 15.000 a 23.000 x% e così via; non si verifica quindi il pagamento del 43% su tutti i redditi prodotti.

La tassazione mediante imposta sostitutiva conviene
Il Legislatore fiscale ha tuttavia introdotto la possibilità di fare un opzione per il versamento di una imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri  redditi  di  cui  alle lettere da c) a c-quinquies) del comma 1 dell’articolo 81 del  testo unico delle imposte sui redditi,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
L’imposta sostitutiva è del 12,50% per cui molto più conveniente della tassazione per scaglioni di reddito irpef.

Il calcolo della base imponibile su cui applicare l’imposta sarà dato dalla somma algebrica dei risultati positivi e negativi di ciascun rapporto finanziario non avente natura commerciale al pari di quanto avviene per determinati strumenti finanziari. L’assimilazione invero è indiretta perchè tali operazioni sono considerate nella sostanza contratti differenziali ed il trattamento fiscale dei contratti differenziali è assimilato a quello degli strumenti finanziari che trovate disciplinati nell’articolo 68 del Tuir o testo unico delle imposte sui redditi.

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