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Atto mof, cos’è e devo ritirarlo per forza?

foto di equitaliaNon è raro il caso in cui nella nostra cassetta postale venga recapitata una comunicazione che rende complicato capire di cosa si tratti. Un discorso che vale soprattutto per l’atto di giacenza. Naturalmente una evenienza di questo genere può ingenerare una certa preoccupazione, in quanto potrebbe trattarsi ad esempio di un atto giudiziario e quindi diventa necessario cercare di capirne qualcosa in più.

Atto MOF

Tra gli atti di giacenza, un ruolo particolare è svolto dall’atto Mof, ovvero quello che riporta un codice T&T, caratteristico degli atti giudiziari, in quanto solitamente sta ad indicare come sia stato esperito un primo tentativo di notifica da parte di Poste Italiane, relativo ad una delle famigerate cartelle esattoriali di Equitalia.
Per capire meglio di cosa si parli, occorre ricordare come in Italia ormai da anni si sia scatenata una furibonda polemica relativa proprio alle cartelle di pagamento emanate da Equitalia. Secondo i calcoli fatti nel 2016, si tratterebbe di una cifra enorme, per diverse decine di miliardi di euro, tali da non far dormire sonni tranquilli ad una gran massa di cittadini. Sonni che non sono certo agevolati dal modo in cui le cartelle vengono consegnate, con procedure considerate subdole da molti esperti.
Paradossalmente, l’atto Mof dovrebbe essere interpretato come un gesto di cortesia da parte dell’ente postale, che svolge il servizio di recapito delle cartelle di pagamento dell’ente di riscossione a seguito dell’aggiudicazione della gara d’appalto indetta proprio da Equitalia, per un controvalore di 200 milioni di euro all’anno. Questo primo passo è stato messo in cantiere dall’ente delegato alla riscossione proprio al fine di non lasciare spazio di manovra agli utenti che volessero contestare eventuali irregolarità relative alla consegna dell’atto, che potrebbero riguardare la tempistica o le modalità.

In pratica così facendo Poste Italiane avvisa l’interessato che sta conservando un atto inviato da Equitalia mediante una raccomandata con ricevuta di ritorno al cittadino, nella sua veste di debitore dell’ente di riscossione. Proprio le prerogative di questo strumento, che presuppone una firma prima della consegna, permettono all’iter di assumere tutti i crismi dell’ufficialità, impedendo al debitore di affermare di non aver mai ricevuto l’atto.

Perché Equitalia ha dato vita a questa nuova procedura?

Il motivo sta nel fatto che in passato la notifica avveniva ad opera di personale che era stato incaricato, e quindi autorizzato dall’ente, che però poteva essere facilmente riconosciuto dagli interessati, i quali potevano mettere in atto manovre elusive per non vedersi consegnato il materiale. Quando la pratica è diventata di massa, per Equitalia è stato perciò indispensabile modificare la propria strategia di consegna, optando per un terzo soggetto chiamato appunto a consegnare gli atti.
Oggi è infatti il postino ad assumere l’incarico che prima era svolto ad esempio dalla guardia municipale o da un ufficiale di riscossione. In pratica con la vittoria della gara di appalto, i postini diventano Messi Notificatori, ovvero vengono investiti della responsabilità di rappresentare Equitalia nei confronti dei cittadini cui devono essere notificati i suoi atti.
Va peraltro ricordato come proprio questa decisione abbia scatenato in un primo momento grandi polemiche da parte dei sindacati, dovuti in particolare alla constatazione che all’incaricato venisse consegnato un tesserino al termine di un corso online molto lacunoso, della durata di poche ore.

Durante il corso, in particolare, al postino non veniva neanche spiegato come il suo comportamento nella consegna di un atto di questo genere avesse una valenza non da poco, soprattutto in riferimento alle eventuali responsabilità di carattere penale e civile.
La raccomandata diretta che viene recapitata, uno degli strumenti di notifica riconosciuti dalla normativa, va in pratica ad inaugurare il procedimento che dovrà infine sfociare nella regolarizzazione della situazione debitoria degli interessati. La procedura elaborata consente in altre parole di consegnare nelle mani del debitore l’atto di notifica relativo all’esistenza di cartelle esattoriali elevate a suo nome.

Una consegna che non può essere rifiutata dal cittadino interessato e quindi gli permette di diventare efficace legalmente. Ma come vedrete non è sempre vero questo come abbiamo avuto modo di vedere nell’articolo di approfondimento dedicato all’impugnazione della cartella per omessa notifica.

Non raro il caso di notifica al portiere che potrebbe viziare il processo di notifica

Relata di notifica e Cartella di pagamento Equitalia: senza originale l’atto è nullo

Notifica Cartella firmata dal portiere, familiare o vicino è nulla solo se…

Oppure la notifica al vicino di casa o al familiare.

Andrebbe naturalmente specificato come la presenza dell’atto di giacenza all’interno di una cassetta postale sia naturalmente legata all’eventuale assenza del destinatario dell’atto all’interno della sua abitazione. Ove invece questi sia presente, come avverrebbe del resto per qualsiasi raccomandata con ricevuta di ritorno, al postino non resterebbe da fare altro che provvedere alla consegna della documentazione contenuta all’interno della busta.
Ove non si intenda aspettare il secondo tentativo del postino, che dovrebbe avvenire entro un termine massimo di dieci giorni, si può andare a ritirare direttamente la cartella presso il “Centro Primario di Distribuzione” che viene indicato all’interno dello stesso Mof.
C’è però un altro problema collegato alla consegna di un atto Mof: come si fa infatti a capire che si tratti proprio di un atto proveniente da Equitalia?
A tal proposito possiamo però affermare come si tratti di un riconoscimento non molto complicato, semplificato in particolare dalla presenza del cosiddetto codice T&T, grazie al quale è possibile capire se si tratti di una cartella esattoriale oppure di una multa o di eventuali balzelli da pagare, come ad esempio il bollo auto.

In particolare occorre ricordare come Equitalia abbia come codice identificativo il 670 e che al fine di avere informazioni più esaustive sia anche possibile collegarsi con il sito istituzionale dell’ente postale, che consente il tracciamento degli atti giudiziari, permettendo infine di stabilire con assoluta precisione da quale autorità essi provengano.
L’ultimo aspetto che occorre considerare, quando si parla di atto Mof, è quello relativo a ciò che potrebbe scaturire a scapito dell’interessato dal rifiuto di ritirarlo o dalla sua pratica impossibilità, derivante da cause di forza maggiore.
Ove il cittadino interessato dall’atto giudiziario non provveda a ritirare la comunicazione a lui inviata presso il suo domicilio e non si attivi neanche per poterlo fare, ad esempio usufruendo del numero verde messo a sua disposizione, il postino una volta esaurito il termine dei dieci giorni successivi alla prima notifica potrà provvedere alla sua segnalazione in qualità di persona “temporaneamente irreperibile”. Una segnalazione che però non va certamente a favore del debitore, in quanto proprio per effetto di essa la notifica diventa effettiva, facendo scattare la “compiuta giacenza”. Come è facile capire, sarebbe quindi meglio ritirare comunque l’atto, in quanto proprio tramite la sua presentazione ad uno degli uffici territoriali di Equitalia si può arrivare ad un accordo teso a soddisfare le esigenze delle controparti interessate, dando appunto un segnale di disponibilità.

Se fosse comunque una cartella esattoriale vi invito a consultare l’articolo dedicato alla descrizione delle cartelle esattoriali in quanto spesso le inviano oltre i tempi. Naturalmente nessuno li sanziona per lo sbattimento a cui ci sottopongono solo per il fatto di :

  • prendere un permesso in ufficio o assentarsi dal lavoro per un paio di ore se no di più
  • dover ritirare la raccomandata alle poste
  • cercare di comprendere cosa c’è scritto dietro atti di motivazione che vengono sfornati in automatico dai sistemi gestionali e che poco dicono rispetto al perchè ci hanno notificato quella cartella.
  • chiamare un amico commercialista o fiscalista e farsi dare una mano
  • telefonare al call center perdendo le ore
  • attendere lo sgravio on line o incaricare un commercialista di impugnare l’atto.

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Prometeo Sunni dal 2010 collabora sporadicamente con Tasse-Fisco.com per scrivere articoli e news su argomenti collaterali a quelli prettamente fiscali. +Prometeo

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