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I Rischi dell’investimento in Azioni Obbligazioni Fondi ETF: come capirli e gestirli

Cerco di fornirvi una spiegazione in sintesi dei rischi di investimento a cui siete esposti nel caso di investimento sui mercato azionari od obbligazionari o qualsiasi altro strumento finanziario, per avere una conoscenza più consapevole e approfondita e sapere come muoversi qualora la banca e le Poste o il vostro consulente finanziario personale ve li proponga.

Quali rischi esistono nell’investimento

Rischio di prezzo

Il primo che mmi viene in mente per fare un esempio è il rischio di prezzo ossia il rischio che si crea nell’istante successivo a quello di acquisto duna azione o di una obbligazione. Il mercato, con la movimentazione della domanda e dell’offerta influenzano le movimentazione del valore di uno strumento. Un esempio tipico sono le azioni quotate nei mercati regolamentati

Rischio di tasso

Il secondo che mi viene in mente è il rischio di tasso la cui definizione risponde alla domanda cos’è: è la riposto che uno strumento finanziario che garantisce una cedola varia il suo prezzo al variare dei tassi di interesse o dell’inflazione ossia della movimentazione dei prezzi. Un classico esempio sono le obbligazioni di qualsiasi natura.

Rischio valutario

Sovente ci si affaccia anche sui mercati esteri per cui accanto alle tipologie di rischio viste sopra si affianca anche il rischio che oscillazioni della valuta in cui è trattato il titolo subiscono delle oscillazioni rafforzando o diminuendo l’effetto che le altre tipologie di movimentazioni hanno sullo strumento (prezzo, tasso, inflazione, etc).

Rischio di liquidità

A differenza del rischio valutario che può avere un nome simile o rimandare allo stesso concetto questo rappresenta la possibilità concreata che in un contratto o anche su un mercato (esempio sui bond od obbligazioni) la controparte, alla scadenza non sia in grado di onorare le proprie obbligazioni o i propri debiti contratti con i sottoscrittori dei titoli emessi. Anche in questo caso, se vogliamo fare un esempio, i titoli trattati sui mercati regolamentati saranno molti più di rispetto a strumenti finanziari trattati su mercati non regolamentati o il cui accesso è limitato solamente ad alcuni operatori selezionati.

Rischio di controparte

Rappresenta il rischio che la controparte con cui abbiamo stipulato un contratto, compreso anche un classico conto corrente bancario, non onori le sue obbligazioni e non restituisca quanto pattuito rendendosi così inadempiente contrattualmente. Non tutti gli strumenti sono tutelati da fondi di garanzia e su altri questo non esiste. Parliamo per esempio della Borsa Italiana o i Titoli di Stato. Potranno avere un valore prossimo allo zero in uno scenario worst case ma non non generano un rischio di inadempimento. Nella sostanza molti lo percepiranno come la stessa cosa… ma nei fatti così non è.

Rischio Paese

Rappresenta la possibilità che nel valore del nostro investimento intervengano variabili macroeconomiche che interessano il paese nel quale abbiamo investito. L’influenza di queste può essere talvolta importante: basti pensare ai titoli di Stato Argentini ce le nostre banche vendevano come pop corn oppure la crisi in Venezuela per far capire che anche questo, per quanto maggiormente governabile, i.e. prevedibile rispetto alle altre, abbai comunque il suo peso in termini di rischio di investimento.

Rischio specifico

Esiste un poi il rischio specifico dell’investimento legato a quello specifico strumento. E’ l’esempio del settore di riferimento nel quale stiamo investendo. Un esempio è il settore fotovoltaico o eolico in italia.

Rischio sistemico

Rappresenta la componente di rischio macroeconomica legata all’andamento del ciclo di un settore, di una geografia o anche solo di una caratteristica del nostro investimento. Pensiamo per esempio alla interessante crisi finanziaria del 2008 o più in generale a fenomeno congiunturali che possono influenzare i mercati nel loro genere investendo e influenzando anche il risultato atteso del nostro investimento.

Come gestirli

Se alle componenti di rischio poi agganciamo un concetto come la volatilità storica il discorso potrebbe complicarsi.
Dovreste essere consapevoli della vostra propensione al rischio e di quello che ci volete fare non solo con il capitale che avete a disposizione ma anche con il ritorno che potrebbe avere quell’investimento. Chiedersi quindi quanto si ha a disposizione da destinare a forme di investimento finanziario, verificare i propri costi fissi (mutuo per la prima o la seconda casa), la presenza di figli, genitori con una propria abitazione e polizza assicurativa sulla salute o la malattia attiva, nonché i propri obiettivi di breve medio e lungo o necessità di mobilizzarli ad una scadenza fissa, aiutano a costruire la corretta ripartizione tra i diversi segmenti e tipologie di rischio e orientare quindi al meglio il proprio investimento.

Conoscere già solo entro quali tempi si potrà avere necessità di smobilizzare l’investimento è un elemento in grado di modificare in modo sostanziale le decisioni sulla tipologia e sulle caratteristiche dello strumento finanziario. Farsi aiutare da un consulente finanziario indipendente, possibilmente di fiducia e che vi voglia veramente bene può fare la differenza.

Quando iniziare ad investire

Non esiste un momento o momentum come lo chiamano gli esperti del settore per iniziare ad investire ma dovrebbe essere piuttosto un atteggiamento naturale di fronte ad un momento congiunturale caratterizzato da tassi di interesse molto contenuti. Qualsiasi momento quindi è quello giusto. 

Investitori di 25 anni che mettono da parte i primi risparmi del propio lavoro magari a tempo indeterminato possono significare la differenza rispetto a chi quei soldi li tiene sul conto corrente bancario per paura di investire. Se pensiamo solo ad un risparmiatore che mette da parte ogni anni 3 mila euro che solitamente è quello che un buon risparmiatore con una busta paga riesce a portare a casa ogni anno, se ipotizziamo un tasso di interesse del 4% annuo per 10 anni potrebbe significare portarsi a casa poco meno di 40 mila euro, niente male.

Ma questo è il caso di investimenti garantiti con un tasso fisso, il che di questi tempi ve li possono anche promettere ma nessuno ve li scriverà in un contratto e se ve lo scrive significa che da qualche altra parte del prospetto informativo c’è qualche fregatura in termini di rischio di tasso, valuta, costi di sottoscrizione o commissioni di performance che quella percentuale probabilmente atterrerà a valori ben più bassi di quanto promesso in sede di sottoscrizione.

Nel seguito vi segnalo gli articoli di approfondimento legati all’investimento in ciascuna tipologia di strumento partendo dalle:

  1. Obbligazioni
  2. Azioni
  3. Titoli di stato
  4. ETF
  5. Fondi di investimento
  6. Acquisto di immobili
  7. Cash
  8. Investimenti Alternativi

Per ciascuno cerchiamo di leggere quali sono i pregi ed i difetti, gli elementi di forza e quelli di rischiosità connessa, tenendo sempre presenti quali sono i vostri obiettivi.

Inutile dire che non esiste una ricetta perfetta per l’investimento ma è importante ragionare sulla base dei propri obiettivi e dei segmenti di rischio in cui ci si vuole collocare e per quanto tempo. Inutile dire che l’investimento in cui si guadagna tanto e subito ed è sicuro non esiste, neanche se andate in Colombia e cercate di tornare indietro con un Kg di bamba :-)

Quando investire in Obbligazioni: Guida Pratica all’acquisto

 

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Dottore Commercialista Iscritto all'Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e Revisore Legale con la passione per il diritto Tributario e Societario e Esperto nella Consulenza Aziendale.

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