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Il calo dello spread dopo i giudizi delle società di rating: lesione del principio di indipendenza e conflitto di interessi

Il calo dello spread, ossia del differenziale tra bund tedeschi e titoli di stato Italiani, è di nuovo oggetto di attacchi speculativi da parte di altri paesi sull’onda dei quasi sincroni cumunicati stampa delle ancora maggiori agenzie di rating Standard and Poor’s Corporation (S&P), Moody’s e Fitch Ratings preordinati ad una guerra finanziaria dalla tempistica incerta, fanno aprire un’importante questione sull’indipendenza del loro giudizio oltre anche alla loro competenza e professionalità, dal momento che ad un passo dalla crisi economica degli ultimi anni ancorasi permettevano di dare triple A a società che di li a poco andarono in default.

Solo per fare un esempio vi indico la composizione dell’azionariato di queste società Standard & Poor costituita da Capital World (10,2%), Vanguard (4,6%), State Street (4,2%), Black Rock (2,4%) o l’altra Moody’s costituita da Capital World (12,6%), Vanguard (5%), State Street (3,2%), Black Rock (2,2%).

Questo perchè il loro fatturato aumenta all’incrementare dei loro giudizi positivi sugli altri paesi e questo va da sè che almeno in Italia renderebbe nullo qualsiasi loro giudizio perchè in palese conflitto di interessi…

Indipendenza nelle valutazioni
Non posso pensare che i principi di indipendenza e di terzietà, almeno nel nostro ordinamento vissuti come sacrosanti possano essere stati così infranti nel corso degli ultimi vent’anni in modo così palese e come attualmente si stia disputando una vera e propria guerra finanziaria secondo le logiche irrazionali che contraddistinguono i mercati finanziari.

Certo se ci soffermiamo a vedere come anche nel nostro paese siano infranti da coloro che spesso siedono su poltrone politiche o hanno due o tre cariche o sono membri delle migliaia di commissioni di cui la finalità è pubblicizzata su ogni quotidiana ma di non ho mia la percezione di cosa effettivamente abbiano prodotto (in ultima la commissione per le Olimpiadi ad oggi ancora in piedi quando il Governo Monti ha deciso mesi fa che non ci saremmo candidati ed essendo ormai spirati da un pezzo i termini per presentare un progetto.

Tuttavia rilevo sempre e ne sono consapevole in virtù dell’esperienza professionale che ho acquisito nel corso degli anni che una grande falla nel sistema a mio avviso c’è ed è sotto gli occhi di tutti: parlo del fatto che nelle società gli organi di controllo contabile e societario e gli organi di certificazione del bilancio di esercizio delle società sono nominati dallo stesso top management della società e pagati dallo stesso.

In tal senso non può non emergere un palese conflitto di interesse nonché attenuazione del principcio di indipendenza che da sempre ci hanno insegnato nelle università dove il controllato non deve avere interessenze con il controllore: ma va da sé che se il controllato paga onorari al controllore la qualità del suo operato non può non essere a mio avviso in parte compromessa, indipendentemente dai requisiti di onorabilità e professionalità a cui che si richiedono a tali organi per svolgere il loro incarico.

Non solo ma almeno devo dire che non mi è mai capitato di avere un collegio sindacale nel quale vi siano stati interessi economici diretti ed indiretti nei confronti del soggetto controllato e questo è un punto che dopo tornerà utile rilevare. Se si pensasse solo al fatto che un membro di un organo di controllo potrebbe essere interessato a modificare o anche semplicemente essere influenzato nel proprio giudizio dal fatto che i suoi onorari ancora devono essere saldati dalla società controllata, figuriamoci nel caso in cui il collegio sindacale abbia un interesse indiretto nella stessa società sottoposta a controllo.

Traslate questo ragionamento che potrebbe capitare tra una piccola SRL e un collegio sindacale alle società di rating che al loro interno sono partecipate da altre società attualmente stanno mettendo in piedi valutano elementi sensibilissimi sulla base di totali asimmetrie informative.

I giudizi espressi sono scellerati
I giudizi espressi da queste società di rating sono scellerati perchè l’irrazionalità e la tempistica con cui sono stati espressi con precisione quasi chirurgica sono sospetti. Non può non essere cos’ in quanto si dipanano in un orizzonte temporale molto lungo, intervengono nel momento di ripresa nella fiducia sui mercati e nei momento si scarsa tensione sullo spread,con le loro affermazioni attaccanno in sequenze i pilastri del sistema italiano e degli altri paesi europei, partendo dal sistema paese, andando sulle banche, esprimendosi sui titoli di Stato e proseguendo sulle assicurazioni.

Tuttavia si segnala oggi un’intervists nel 2011 all’attuale presidente della BCE Mario Draghi in cui si denunciava la non coerenza dei giudizi delle società di rating rispetto a quelli degli analisti che in linea teorica dovrebbero procedere di pari passo.

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Dottore Commercialista Iscritto all'Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e Revisore Legale con la passione per il diritto Tributario e Societario e Esperto nella Consulenza Aziendale.

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