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L’accertamento da studi di settore non basta per rettificare il reddito imponibile

Vi segnaliamo una massima trovata della sentenza n.26636 del 10 dicembre 2009 avente ad oggetto la rideterminazione del reddito imponibile ai fini Ires, Irap ed Iva sulla base delle risultanze degli studi di settore la quale ribadisce che l’accertamento da studi di settore, quale strumento fiondamentale per la ricostruzione del reddito imponibile non è sufficiente e rettificare il reddito del contribuente, in assenza di un contradditorio con il contribuente teso a verificare la reale capacità contributiva dello stesso.

“Gli studi di settore costituiscono indici rilevatori di possibili antinomie nel comportamento fiscale del contribuente sotto il profilo della divergenza  dell’ammontare  dei  ricavi  rispetto all’elaborazione statistica che determina un livello definito “normale” di redditività. Peraltro, in ossequio al principio di capacità contributiva, lo scostamento deve assumere connotato  di  grave  incongruenza  e, conseguentemente, l’Amministrazione finanziaria è tenuta alla verifica in contraddittorio della situazione economica del contribuente al fine di accertare la compatibilità fra l’effettiva capacità  reddituale  del contribuente e gli elementi desumibili dagli studi. In questa ottica,  l’ordinamento  tributario  non  ammette  che l’elaborazione statitistica di cui allo studio di settore assuma automatica valenza ai fini della rettifica del reddito dichiarato dal contribuente: esso rimane delimitato a mezzo di accertamento e non di determinazione della base imponibile con natura di presunzione semplice. L’obiettivo della funzione impositiva è infatti assicurare il concorso alle spese pubbliche in relazione alla reale e concreta capacità contributiva incorrendo perciò nel vizio di nullità l’avviso di accertamento che non sia preceduto dall’attività di “adeguamento” dei dati dello studio alla realtà del contribuente debitamente descritta in sede di redazione della motivazione”

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