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Federalismo Fiscale e Competizione Virtuosa tra le Regioni

Per quanto riguarda prossime tappe del federalismo fiscale, seppure gran parte della fase è attuata  i contribuenti al momento non vedono alcuna differenza in quanto non si è ancora intervenuti si stanno modificando le regole del gioco al fine di cancellare i trasferimenti  di risorse dallo Stato alle Regioni in continuo deficit finanziario.

L’addizionale irpef  potrà variare oscillando nella misura massima del 2,1%.

L’intervento sull’irap potrà essere effettuato mantenendo però i bilanci regionali invariati rispetto al precedente anno, ossia le agevolazioni fiscali o di riduzione della pressione fiscale non dovranno andare a scapito dei bilanci non proprio rosei di molte regioni Italiane.

L’addizionale Irpef sarà suddivisa in quota fissa stabilita nella misura dello 0,9% la seconda quota invece potrà variare a discrezione dei governatori delle regioni con uno scostamento consentito nella misura massima dello 0,5% entro il 2013.

La quota fissa potrà crescere dal 2012 per compensare la perdita di gettito derivante dalla cancellazione delle addizionali sulla benzina.

Non si interviene sull’Iva che resterà nelle casse delle Regioni al fine di stimolare una competizione virtuosa tra le regioni che avranno interesse a sostenere gli scambi all’interno mantenendo i bilanci in ordine e prendendo come modello quelle che oltre a questi requisiti garantiscono livelli di assistenza, non solo sanitaria, elevati come non succede per ora nelle regioni del Lazio, Campania, Sicilia, Calabria Abruzzo, Puglia e Molise e come invece hanno presento le restanti che saranno prese come modello (Benchmark) dalle altre.

Nero su bianco si sta andando verso la definizione di costi standard per i servizi erogati dalla regioni e a cui queste dovranno allinearsi entro il 2018.

Quali sono i Cambiamenti dal 2011

Nel 2011 sarà avviata la lotta all’evasione nel settore immobiliare con un meccanismo incentivante che nasce da una riduzione della pressione fiscale, un coinvolgimento dei comuni nell’attività di accertamento e di cui abbiamo già parlato nel posto dedicato alla nuova imposta cedolare secca 2011. Dal 2011 sarà inoltre stabilita l’aliquota di compartecipazione al gettito dell’imposta sul valore aggiunto sulla base del dettato normativo. In pratica, anche se questo avverrà solo dal 2013 viene introdotto un principio di territorialità dell’Iva che prevede l’attribuzione delle risorse sulla base dell’effettivo luogo di consumo. Ad ogni regione a Statuto ordinario spetterà una quota di partecipazione all’Iva sulla base del criterio della territorialità: fino al 2013 le quote di compartecipazione saranno calcolate in base alla normativa vigente mentre dal 2014 sarò un DPCM, su proposta del Ministero dell’Economia e delle Fiannze (MEF) a dover stabilire le quote.

Viene anche prevista l’introduzione di un fondo perequativo nelle ipotesi in cui il livello di finanziamento delle fonti essenziali non sia sufficiente.

Dal 2012 cosa cambia e quali sono le novità del federalismo

Dal 2012 si inizia a fare sul serio e saranno chiusi i rubinetti dallo Stato attraverso l’interruzione dei trasferimento dallo Stato alle Regioni a Statuto Ordinario seppur limitatamente alla spesa cosiddetta corrente. Le Regioni dovranno pertanto iniziare a camminare con le proprie gambe portando delle performance e dei bilanci equilibrati ed in utile se vorranno godere di bonus ed abbassare ancora la tassazione. Il meccanismo è quello di incentivare il comportamento efficace ed efficiente delle regioni dando poi loro la possibilità di avere maggiore discrezione nel contenimento della pressione fiscale consentendo livelli di tassazione più bassa in termini di aliquote. Ne è un esempio l’Irap.

Dall’altro lato invece assistiamo ad una rideterminazione della mappa delle competenze delle potestà impositive come nel caso delle accise sulla benzina che dal 2012 saranno di competenza delle Province, così come l’imposta sulle assicurazioni RC Auto, anche se dal canto loro dovranno rinunciare all’addizionale provinciale.

Restiamo in attesa del Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri che detterà quali saranno i trasferimenti che saranno soppressi e questo accadrà entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto del 6 ottobre.

Uno dei nodi fondamentali di questo decreto resta anche la definizione dei costi Standard per la Sanità Pubblica che resta uno dei nodi cruciali del divario tra Nord e Sud.

La sintesi

In sintesi quindi potremmo (Non tutti) contare sulla riduzione per l’Irap per quelle Regioni che non aumenteranno l’addizionale Irpef, su un quoziente familiare che potrà portare ad un aumento delle detrazioni qualora tale quoziente sia basso, su un fondo perequativo per le regioni che non riesocno con le proprie risorse a garantire dei livelli di prestazioni essenziali sufficiente (quali sono le prestazioni essenziali e dopo l’esaurimento del fondo perequativo cosa succede), sulla scomparsa dello sciame di micro tributi, tasse, imposte concessioni e simili in alcune fattispeciesu u fondo di solidarietà per la salvaguardia della sanità Pubblica, dell’Assistenza Sociale e del traporto pubblico che sarà im parte finanziato dall’Iva.

Brevi riflessioni

L’intento di avvicinare le fonti di entrata ai centri di spese per rendere maggiormente autonome le Regioni e responsabilizzare i loro governanti è lodevole e meritevole di tutela. Gli strumenti inoltre messi in campo sembrerebbero efficaci.

Quello che non rinvengo sono le sanzioni per le Regioni che non rispettano tali patti per colpa di una non efficacie ed efficente semplicemente razionale gestione del finanziamento regionale. Non è la prima volta e non ci troviamo di fronte a casi isolati ed infrequenti di imprese che presentano da anni dei bilanci previsionali di lungo periodo in rosso.

Il comportamento preiante è da stimolo per le Regioni ma da solo tempo che non basterà a frenare l’immobilismo a cui molte regioni sono state soggette questi anni con bilanci che incrementavano il proprio disavanzo invece che contenrle con politiche basate sul controllo di gestione e diminuzione dei costi.

Se dovessi immaginarmi quindi il futuro delle Regioni mi immagino un breve periodo si farà politica di bilancio per portare delle posizioni finanziarie rosee. Ma sul lungo periodo i valori dovranno emergere altrimenti si creerà quella frattura tra Nord e Sud pericolosamente soggetta a tensioni sociali senza uno Stato Centrale che amministri i trasferimenti.

Se già oggi il divario politico, economico e sociale tra Nord e Sud è netto nonostante i trasferimenti di fondi tra Regioni siano consentiti ed i rubinetti sono ancora aperti, figuriamoci cosa potrà accadere quando e se le Regioni meno virtuose non ritorneranno sulla retta via.

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