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In Italia il 43% delle aziende “non paga” le tasse

tax icon - tasse icona Le analisi delle dichiarazioni Ires-Irap del 2013 elaborate dal Ministero del Tesoro ci fornisce tanti spunti interessanti per la scrittura di quest’ articolo. Innanzitutto il 43% delle aziende italiane non paga le tasse, come scritto appunto nel titolo nell’articolo, ma non stiamo parlando assolutamente di evasione fiscale in questo caso, ma di una situazione economica nella quale solo il 57% delle società di capitali ha dichiarato un’imposta superiore a zero (la percentuale è pressapoco la medesima rispetto all’anno precedente), mentre il rimanente 43% non ha dichiarato alcuna imposta o è risultata in credito (niente tasse insomma). I dati del 2013 fornitici appunto dal Ministero del Tesoro fotografano un’Italia allora che si trovava a barcamenarsi in uno dei momenti culmine della crisi, con un Pil che alla fine dell’anno risulterà diminuito dello 0,5% in termini nominali ed addirittura dell’1,7% in termini reali (dato quest’ultimo che tiene in considerazione anche l’effetto inflazione).

Anche in quel tremendo contesto di crisi si registra comunque un aumento dell’1,4% rispetto al 2012 delle aziende con un utile, mentre diminuisce dell’1,5% il numero delle aziende che hanno chiuso l’anno in deficit, sempre rispetto ai 12 mesi precedenti (per questo alla fine il numero delle aziende che hanno pagato le tasse è rimasto pressapoco lo stesso). C’è un grosso MA però su questi dati, il cui significato ne risulta totalmente depotenziato perchè il reddito d’impresa dichiarato risulta in diminuzione rispetto all’anno precedente del 6,2%, e cioè di 148 miliardi di euro, per l’effetto decisivo e negativo dei risultati rilevati nel comparto finanziario. Il reddito dichiarato nel settore finanziario è infatti diminuito addirittura del 17,1%, passando cioè da 43,6 miliardi di euro a 36,1 miliardi di euro. Tali dati si spiegano così secondo lo stesso Ministero del Tesoro: “Il crollo si è generato per effetto sia di interventi normativi sul trattamento fiscale delle rettifiche su crediti, che si sostanziano in una maggiore deducibilità dei costi, sia per il negativo andamento congiunturale del settore finanziario”.

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