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Service Tax: che cos’è?

La Service Tax è una nuova imposta sull’utilizzo della casa, immobile o fabbricato e potrebbe sostituire IMU, TARES e forse anche qualche altro tributo minore. Oggi facciamo alcuni importanti chiarimenti, primi fra tutti quelli relativi ad eventuali incrementi delle imposte e delle tasse da versare, oltre a chiarire da quando scatta la Service Tax e come calcolare la nuova tassa.

Imu e Tares sicuramente sono imposte ormai digerite dagli italiani e questo ha portato a chi le ha introdotte perdite di consenso politico e di voto. Tuttavia oggi sembrerebbe per l’opinione pubblica il problema principale… nonostante il paese abbia bisogno di ben altro, a mio modesto parere (i commenti a fondo pagina sono come sempre i benvenuti).
Il fine è quello di collegare il prelievo fiscale ad appannaggio dei comuni ai servizi ricevuti da quel comune, per cui il Sottosegretario all’Economia Baretta, ha proposto una genialata: la Service tax!
Vediamo cos’è, come funziona e se ci potrebbero essere (con l’ausilio di stime molto larghe) penalizzazioni per alcune categorie di contribuenti in luogo di altri.

Essa sarà riscossa dai Comuni e costituita da due componenti: gestione dei rifiuti urbani, copertura dei servizi indivisibili. La prima componente (Tari)  sarà  dovuta  da  chi  occupa,  a  qualunque titolo, locali o aree suscettibili di produrre rifiuti urbani.

Le aliquote della Service Tax
Le  aliquote, commisurate alla  superficie,  saranno  parametrate  dal  Comune  con  ampia flessibilità ma comunque nel rispetto del principio comunitario “chi inquina paga” e in misura tale da garantire la copertura integrale del servizio. La seconda componente (Tasi) sarà a carico di chi occupa fabbricati.
Il Comune potrà scegliere come base imponibile o la  superficie  o  la  rendita catastale. Sarà a carico sia del proprietario (in quanto i  beni  e  servizi pubblici   locali   concorrono   a   determinare   il  valore   commerciale dell’immobile) che dell’occupante (in quanto  fruisce  dei  beni  e  servizi locali). Il Comune avrà adeguati margini di manovra, nell’ambito dei  limiti fissati dalla legge statale ma sempre con la spada dell’obiettivo del apreggio di bilancio.

La capacità fiscale (cioè il gettito potenziale che i Comuni  potrebbero ottenere dal pieno utilizzo  delle  facoltà  di  manovra  fiscale  sui  loro tributi) sarà preservata,  nel  pieno  rispetto  del  principio  federalista dell’autonomia finanziaria di tutti i livelli di governo. L’autonomia  nella fissazione  delle  aliquote  sarà  limitata  verso  l’alto  per  evitare  di crescere  la  capacità  fiscale  e  quindi  il  carico  sui  contribuenti, applicando aliquote massime complessive.

Su cosa si applica la SERVICE TAX
Il Presupposto oggettivo di applicazione della nuova tassa sarà l’uso (e non il possesso) dell’immobile. Conseguenza di ciò è che rispetto alla precedente formulazione saranno ricompresi nel pagamento anche i locatari o gli affittuari ossia i proprietari di immobili che danno in affitto le abitazioni.

La base impoinibile della Service tax
La base base imponibile è costituita dalla rendita catastale desumibile dalle visure catastali dell’agenzia del territorio

L’IMU, quindi, verrà abolita nominalmente, confluendo in una forma di prelievo omnicomprensivo; nei fatti la decisione passerà ai Comuni i quali, se l’introduzione della Service tax dovesse avvenire già dal prossimo mese di settembre (ipotesi che si sta facendo strada proprio in questi giorni), si troveranno, nel giro di poco tempo, a dover mettere nero su bianco l’an e il quantum della predetta nuova tassa sugli “immobili e non solo”, la cui data di pagamento sarà definita dalla riforma stessa, secondo quanto detto dal sottosegretario Beretta. Compito, quello dei Comuni che, seppur espressione della maggiore autonomia decisionale loro riconosciuta, è alquanto difficile, considerando che gli effettivi presupposti della Service tax sono ancora nebulosi.

La service Tax è imposta federale la cui gestione è a carico dei comuni come anche il gettito da essi raccolto e a loro volta potranno variare le aliquote applicate sempre nei limiti degli obiettivi di pareggio di bilancio ad essi imposto dal Governo Monti anche fino all’azzeramento dell’imposta o alla previsione di soglie di esenzione.

Entrata in vigore: da quando scatta la service tax?
Fortunatamente ancora se ne sta parlando e le associazioni di categoria, blog, professionisti e canali di informazione e disinformazione ne stanno discutendo. Per cui non so quanto riusciranno a farla passare questa nuova tassa… che sembrerebbe solo accorparne due in una con un semplice vantaggio per il contribuente di tipo amministrativo ma forse non anche in termini di minori imposte da versare, argomento questo tanto caro, nel breve periodo, al contribuente, soprattutto sotto elezioni. ;-)
Il rischio concreto di vederla entrare in vigore il primo gennaio 2014 c’è, per cui restiamo a vedere. Tanto da questo articolo potrete conoscere i dettagli per procedere poi al pagamento.

Parallela abolizione dell’IMU e della Tares: o solo assorbimento nella nuova imposta?
Si sta parlando quindi di abolizione dell’IMU e della Tares (limitatamente però ai solo servizi indivisibili) in luogo dell’introduzione di questa nuova anche se il rischio assorbimento e non di riduzione del carico impositivo c’è.

Il fine della nuova imposta federale a mio modesto avviso è meritevole di tutela, lo dovreste aver capito anche leggendo magari alcuni articoli nei mesi precedenti: si cercano di penalizzare coloro che tengono gli immobili sfitti che, credeteci, prima dell’introduzione dell’IMU erano tantissimi, in modo tale da creare maggior offerta sul mercato e ridurre così i prezzi degli affitti, e deprimendo anche quello delle abitazioni stesse. In questo modo i prezzi delle case dovrebbero scendere e coloro che hanno redditi più bassi dovrebbero poter avere la possibilità di acquistare la loro prima casa. Purtroppo sappiamo bene che l’aumento in capo a loro probabilmente si rifletterebbe in un aumento del canone… ma non è detto. Intanto alcune associazioni di inquilini hanno stimato che la perdita potrebbe essere di oltre mille euro.

Considerate tuttavia che le ipotesi allo studio del Governo Letta al momento sono diverse, e considerate che mi immagino stiano delineando diversi scenari cercando di far quadrare i conti senza perdere troppo consenso. Un classico insomma. A giudicare da quello che leggo e dalle dichiarazioni non mi sembra che si stia riflettendo molto su dove portare il nostro paese tra dieci anni o a interventi strutturali…. insomma mi sembra al solito che si pensi in estrema sintesi a restare ancorati alla poltrona senza far affondare la nave, ma senza traghettarla verso mari meno agitati.

Molto importante però quanto trovato sul web in merito alle dichiarazioni del Segretario Nazionale Walter de Cesaris, che ha sottolineato come “l’80% degli inquilini ha un reddito lordo inferiore ai 30 mila euro, che già oggi il 90% delle circa 70.000 sentenze annue di sfratto sono per morosità”.

Che ne pensate?

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