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Congedo parentale e di maternità Lavoratori Autonomi 2018: come richiederlo e quanti giorni vale

Con l’approvazione del DDL al Senato il Job Act 2017 rimodula il congedo parentale o di maternità anche per i lavoratori autonomi titolari di partita Iva sia uomini sia donne, fruibile lo ricordiamo anche a ore. Nella sostanza si cerca di allineare il sistema delle tutele dei lavoratori durante il periodo di gravidanza a quello più corposo previsto per i lavoratori dipendenti con contratto di lavoro subordinato.

Il congedo di maternità e parentale non richiede che l’attività sia necessariamente interrotta. Questo potrebbe tuttavia portare ad un eccessivo sfruttamento del lavoratore, soprattutto nel caso delle madri, che rappresenta un momento importante e poco conciliabile talvolta con l’attività di lavoratrice autonoma.
Basti pensare al periodo di allattamento o al periodo che separa la nascita del figlio alla prima data utile per poterlo iscrivere ad un asilo nido. Tuttavia la ratio del legislatore che ha portato al potenziamento del welfare previsto per i lavoratori autonomi è quella di impedire che un evento stupendo come la nascita di un figlio porti all’abbandono della professione.

Il congedo parentale: come funziona per i lavoratori autonomi

Durata

Assistiamo ad un allineamento al congedo parentale previsto per i lavoratori a tempo indeterminato per cui si tratta di 6 mesi se a chiederlo sono le mamme estendibile a 7 in alcuni casi che vedremo nel seguito nel caso siano i papà. Il congedo parentale potrà essere richiesto fino al compimento dei 6 anni del bambino per i lavoratori dipendenti mentre nel caso dei lavoratori autonomi potrà essere richiesto massimo fino a 3 anni. Lo stesso limite anagrafica si anche nel caso delle famiglie a basso reddito mentre per i lavoratori subordinati le famiglie a basso reddito potevano addirittura chiederlo fino al compimento del dodicesimo anno del bambino.

Prima del Job Act i lavoratori autonomi potevano fruirlo solo entro il primo anno di vita del bambino. Tuttavia ancora non siamo perfettamente allineati con i lavoratori subordinati. Laddove, come potrebbe essere il caso per esempio di studi professionali il lavoratore autonomo svolga una attività continuativa un eventuale gravidanza o una malattia non consentiranno di risolvere il rapporto lavorativo ma si dovrà sospenderlo per un periodo lavorativo non superiore a 150 giorni nell’anno solare.

Retribuzione spettante

La retribuzione durante il congedo parentale sarà ridotta del 70% per cui si avrà diritto durante tutto il periodo di vigenza del congedo di uno stipendio mensile pari solo al 30% della retribuzione figurativa mensile. Naturalmente non parliamo del 30% parametro al reddito professionale diviso 12 (magari) ma di un 30% calcolato in base ad una retribuzione convenzionale giornaliera che viene definita annualmente in base alla categoria professionale di appartenenza.

Le retribuzione convenzionali minime le potete trovare qui. NON vi attendete naturalmente stipendi da 2 mila euro al mese perché siamo intorno ai 600/700 euro mensili come potrete vedere dalla circolare INPS del gennaio 2017 che trovate nel seguito.

Circolare numero 19 del 31-01-2017

Per i periodi di congedo parentale ulteriori è dovuta, fino all’ottavo anno di vita del bambino, un’indennità pari al 30% della retribuzione, soltanto a condizione che il reddito individuale dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria.

Modalità di fruizione: oraria o giornaliera

Come avviene per i lavoratori subordinati il job act 2017 ha lasciato invariato la modalità di fruizione per gli autonomi che lo potranno richiedere in modalità giornaliera e anche oraria. Non sono previsti un minimo di giorni consecutivi per fruire per cui se intendete o avete necessità di stare in congedo solo il mercoledì potrete farlo.

Inoltre il congedo potrà essere fruito indipendentemente dalla madre o dal padre del bambino rispettando però il limite visto sopra di durata complessiva del congedo.

Contribuzione INPS durante il congedo

Il lavoratore autonomo dopo il 60esimo giorni di interruzione dall’attività lavorativa per cause dovute alla maternità, malattia i infortuni è data la facoltà di sospendere (ma saranno comunque dovuti) l’obbligo contributivo INPS e il versamento di eventuali premi assicurativi, per un massimo di 2 anni. Per le modalità di invio e pagamento vi ricordo l’articolo dedicato al versamento dei contributi INPS alla gestione separata e per i lavoratori autonomi.

Sostituzione Maternità

Al contrario di quello che accade per i lavoratori dipendenti per quelli autonomi non è prevista la sostituzione maternità ma le stesse attività da lei svolte potranno federe coperte da altri colleghi che abbiano i requisiti di professionalità richieste e sempre che via il consenso da parte del committente/cliente.

Adozione o affidamento

In caso di adozione o affidamento la madre avrà diritto al congedo entro un anno dalla data di affidamento o adozione del minore.

Bonus Baby sitter

Lo stesso contributo è previsto anche per i lavoratori autonomi con le stesse caratteristiche per cui potrete fa riferimento alla guida alla domanda del bonus Baby sitter qualora non fruiscano del congedo parentale facoltativo. Il contributo sarà valido per il biennio 2017-2018 e potrà essere richiesto solo per i mesi restati per i quali non si ha fruito del congedo parentale. Nella sostanza le due agevolazioni non sono cumulabili ma è possibile sceglierle entrambe per la durata totale prevista. Il bonus baby sitter però potrà essere richiesto solo fino il compimento di tre anni del bambino mentre come abbiamo visto il congedo fino al sesto anon. Vi anticipo anche che il contributo avrà un valore di 600 euro mensili.
http://www.tasse-fisco.com/lavoro-dipendente/numero-massimo-proroghe-sostituzione-maternita-termine-intervalli/39132/
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