Come promesso nell’ultimo post, di seguito analizzeremo da vicino alcuni dei chiarimenti interpretativi dati dall’Agenzia delle Entrate durante il Forum Lavoro 2010 sulle esenzioni del reddito da lavoro dipendente. Vi ricordiamo che i quesiti di natura fiscale e le rispettive risposte sono contenute nella risoluzione n. 26 del 29 marzo 2010.

Oggi puntiamo il faro sulle interpretazioni che riguardano:

  • ­ l’esenzione parziale dei buoni pasto (ticket restaurant) e
  • ­ la valorizzazione dei fringe benefit utilizzando il criterio del “valore normale”.

I ticket restaurant sono esenti fino ad un valore di Euro 5,29 al giorno. In questo modo i ticket restaurant sono assimilati alla mensa aziendale, alle convenzioni con i ristoranti e alla fornitura dei pasti ai dipendenti attraverso la consegna di una card elettronica, così come previsto dall’L’art. 51 del Tuir.

Vi ricordiamo che i buoni pasto sono ammessi all’agevolazione fiscale anche se l’orario di lavoro non prevede il diritto alla pausa pranzo, quindi sono compresi anche i contratti part-time.

I cosiddetti fringe benefit (dall’inglese fringe = indennità aggiuntiva) sono una serie compensi che hanno una caratteristica comune: quella di non essere immediatamente determinabili in moneta in quanto si riferiscono a speciali trattamenti cosiddetti ‘in natura’ di cui gode il dipendente. Gli esempi più comuni sono: l’auto aziendale, il telefono cellulare e le polizze assicurative vita.

Come abbiamo detto i fringe benefit costituiscono reddito imponibile ai fini fiscali e previdenziali, assistenziali e assicurativi, quindi devono figurare in busta paga. Allora come calcolare il loro valore? Il calcolo del fringe benefit viene fatto secondo diverse modalità. La valorizzazione dei redditi in natura (fringe benefit), compresi i beni ceduti e i servizi prestati al coniuge del dipendente o ai familiari, deve essere effettuata individuando il valore normale (fatta eccezione per i quelli all’art. 51 del Tuir).

Secondo l’articolo 3 del Tuir per valore normale si intende “il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e servizi della stessa specie o similari in condizioni di libera concorrenza ed al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati e in mancanza nel tempo e nel luogo più prossimi”.

Da non confondere i fringe benefit con i premi individuali o le liberalità occasionali del datore di lavoro: in questo caso infatti si tratta di somme immediatamente determinabili e quindi vanno in busta paga e assoggettate a contributi e ritenute fiscali per la parte eccedente € 258.23 annuali (esenti quindi fino a tale limite).

Per verificare anche eventuali novità introdotte dalla finazniaria 2010 nel settore dei lavoratori dipendenti potete consultare questo articolo sintetico come guida per la finanziaria 2010.