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I criteri per stabilire la residenza fiscale delle persone fisiche in Italia

incrocio di strade, rappresenta la necessità di una scelta riguarda la residenza fiscaleI criteri per la determinazione della residenza fiscale delle persone fisiche in Italia sono dettati dall’articolo 2 del D.P.R. n. 917/1986 (“TUIR”), il quale stabilisce che ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti nello Stato le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta (i) sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente, (ii) hanno la residenza o (iii) il domicilio nel territorio dello Stato ai sensi del codice civile.

I criteri per la determinazione della residenza fiscale delle persone fisiche sono dettati dall’articolo 2 del D.P.R. n. 917/1986 (“TUIR”), il quale stabilisce che ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti nello Stato le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta (i) sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente, (ii) hanno la residenza o (iii) il domicilio nel territorio dello Stato ai sensi del codice civile. Le condizioni appena indicate sono tra loro alternative; ciò vuol dire che la sussistenza anche di una sola di esse è sufficiente a far ritenere che un soggetto sia qualificato ai fini fiscali residente in Italia.

La residenza ai fini Civilistici

Come espressamente indicato nella norma fiscale, le nozioni cui occorre fare riferimento sono quelle del codice civile, che nell’articolo 43 stabilisce che “il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale”.

Differenza tra residenza e domicilio fiscale

Mentre la residenza è legata alla permanenza del soggetto in un luogo in maniera sufficientemente stabile e all’intenzione di dimorarvi (dato oggettivo); il domicilio è costituito dalla concentrazione in un determinato luogo degli affari e interessi della persona senza che sia necessaria la sua presenza effettiva in tale luogo (dato oggettivo) nonché dalla volontà di costituire e mantenere in un determinato luogo il “centro” principale della generalità dei rapporti (dato soggettivo). La nozione di interessi cui occorre fare riferimento, un tempo limitata al settore economico e patrimoniale del soggetto, deve intendersi riferita, per unanime interpretazione giurisprudenziale, anche alla sfera morale, sociale e familiare del soggetto (La sentenza Pavarotti in questo ha fatto scuola).

Con riferimento, invece, all’aspetto temporale, il criterio adottato dal legislatore è quello di prevalenza temporale nel corso del periodo d’imposta. Per quanto riguarda la definizione puntuale di periodo d’imposta, si rimanda all’articolo 7 del TUIR secondo il quale il periodo di riferimento è quindi l’anno solare.

La maggior parte dell’anno di imposta

Di talché, poiché la norma fa riferimento alla maggior parte del periodo, il criterio da adottare è quello di prevalenza numerica: sono considerati residenti i soggetti che si sono trovati in una delle condizioni indicate sopra per almeno 183 giorni (184 giorni negli anni bisestili).

Può verificarsi il caso di variazioni che si sono susseguite nel corso dell’anno: in questa ipotesi non occorre che il periodo sia continuativo. A titolo di completezza, si noti che situazioni particolari sono state poi previste dalla prassi italiana con riferimento ai residenti a Campione d’Italia e ai lavoratori dipendenti transfrontalieri.

La dimora abituale all’estero

Se il cittadino italiano ha spostato la propria dimora all’estero, occorre che egli provveda alla cancellazione dall’anagrafe tributaria e che contestualmente si iscriva all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE).

A tal riguardo, il legislatore ha recentemente introdotto il comma 2-bis all’interno dell’articolo 2 del TUIR che così dispone “si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze …”.

La nuova presunzione di residenza, con possibilità di prova contraria da parte del contribuente, opererà nel caso in cui, al ricorrere di tutte le altre condizioni previste dalla legge, queste ultime si siano “trasferite” in Stati o territori c.d. a fiscalità privilegiata così come inclusi nel relativo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze (D.M. 4 maggio 1999).

La residenza nei paradisi fiscali

Per completezza, si noti che la predetta lista di Paesi c.d. “paradisi fiscali” può essere aggiornata in conformità alle direttive dell’OCSE e degli altri organismi internazionali e/o comunitari. In merito, citiamo alcuni degli Stati a fiscalità privilegiata inclusi nel 2011 nella citata lista e solo per citarne alcuni: Andorra, Bahama, Barbados, Bermuda, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Hong Kong, Libano, Liechtenstein, Macao, Monaco, San Marino, Singapore, Svizzera, Vanuatu.

Indirizzi giurisprudenziali in materia di residenza fiscale delle persone fisiche

A titolo di esempio ai fini dell’individuazione è determinante rilevare il carattere dell’abitualità della dimora e del mantenimento degli affari e degli interessi, patrimoniali e familiari, nel territorio dello Stato (Sentenza. n. 16 del 24.1.2000, depositata il 27.3.2000)

Esistono diversi modi per provare la dimora per la maggior parte del periodo di imposta come per esempio attraverso una pluralità di presunzioni, purché gravi, precise e concordanti.

Abbiamo visto come il domicilio fiscale si ritiene quello ove il contribuente ha il centro della vita di relazione della persona, ossia dove intrattiene principalmente sia i rapporti personali (familiari, sociali, etc.) sia economici. Anulla varrebbe una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con cui un terzo attesta l’assenza della contribuente in una delle sue residenze italiane è inutilizzabile, giacché essa viola il divieto di prova testimoniale vigente nel processo tributario, e la non convivenza del contribuente con il coniuge residente in Italia, attestata dalla produzione in giudizio dello stato di famiglia, non prova l’insussistenza di legami affettivi e familiari con l’Italia, dal momento che il domicilio di ciascuno dei componenti o di qualsiasi coppia di coniugi può essere diverso (Sentenza n. 628 del 22.11.2000, depositata il 23.11.2000)

Iscrizione all’AIRE

L’iscrizione all’AIRE non è di per sè rilevante per escludere la residenza fiscale in Italia se sono rispettate le altre presunzioni o prove per il domicilio in Italia, inteso sempre come sede principale degli affari e interessi economici, nonché delle proprie relazioni personali (Sentenza n. 13803 del 13.7.2001, depositata il 7.11.2001)

Possesso di mezzi in Italia

Il possesso di mezzi in Italia come auto o barche per fare un esempio o immobili sono sicuramente elementi indicativi di capacità contributiva e come tali costituisce una presunzione legale – ex art. 2728, c.c. – di “capacità contributiva” per cui il contribuente per smontarla può solo provare che derivano da redditi esenti o da donazioni per esempio (Sentenza. n. 16284 del 13.6.2007, depositata il 23.7.2007)

Come funziona in generale la tassazione dei redditi per chi vive all’estero

Ho scritto anche un breve articolo di sintesi per spiegare come funziona la tassazione dei redditi per chi vive all’estero comprese anche le eventuali deduzioni fiscali di cui possono agevolare gli espatriati e che potete trovare qui sotto

 

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23 commenti

  1. Salve,io attualmente è per tutto l anno vivo per lavoro all estero(Spagna), ma possiedo un appartamento a Verona attualmente locato,ove tuttavia c e’ ancora la mia residenza .Ai fini di trasferire fiscalmente le attivitá dove ora lavoro quî in Spagna,ma pur avendo un reddito dato dall appartamento locato,devo chiedere di trasferire il domicilio fiscale o la residenza ? A chi mi devo rivolgere?
    Grazie.

  2. Salve a tutto il Vostro Team ,

    vorrei pregarvi gentilmente di fare chiarezza in alcun punti fondamentali , in quanto piu leggo e piu mi trovo confusa pertanto sintetizzo al massimo la mia situazione :

    – vivo e lavoro dal 2004 come cittadina italiana per una ditta tedesca in Germania dove pago regolarmente affitto , tasse e tutto quello che la quotidianeita di questo paese richiede e sono regolarmente con “Anmeldung Bestätigung ” registrata in Germania . Fino ad ora ho pensato di considerarmi Residente in Germania pur non avendo mai fatto il cambiamento all A.I.R.E in quanto a suo tempo non suggerito .

    – risulto comunque residente in Italia presso i miei genitori , in quanto in possesso di un immobile dato in affitto e per il quale pago tutte le dovute tasse italiane attraverso il mio conto italiano e faccio pure la mia dichiarazione dei redditi .

    A questo punto mi chiedo : posso continuare a seguire questo iter o in un qualche modo sto facendo degli errori inconsapevoli che potrebbero arrecarmi dei disagi ? e se si quali essi potrebbero essere ?

    Dovrei ricevere un auto usata come regalo dall Italia e poterla usare in Germania , volevo fare tutte le pratiche di passaggio di proprieta e assicurative/bollo per poi una volta in Germania regolarizzarla come richiesto ma posso farlo anche se non sono iscritta all A.I.R.E ?

    Ammetto di esser particolarmente confusa e vi ringrazio con tutto il mio cuore se riuscite a dedicarmi qualche minuto per aiutarmi e chiarire i vari punti , adoro seguire le regole ma adesso dilaga dentro di me una profonda lacuna nel settore , laddove pensavo di non doverla neppure avere .

    Perdonate la mia ignoranza e grazie infinite per ogni vostro gradito suggerimento .

  3. Salve,
    sono cittadino italiano residente all’estero. Lavoro e pago le tasse all’estero, ho moglie e figli cittadini della nazione in cui risiedo. Possiedo un immobile all’estero. L’unica cosa che possiedo in Italia é un auto che utilizzo nei periodi estivi in cui mi trovo in Italia. Puó l’automobile essere condizione sufficiente per determinare residenza fiscale in Italia? leggo in rete di una sentenza ( Sentenza. n. 16284 del 13.6.2007, depositata il 23.7.2007) dove si evince che

    In materia di accertamento dei redditi, costituiscono “elementi indicativi di capacità contributiva”, tra gli altri, la disponibilità in Italia o all’estero di autoveicoli, nonché di residenze principali o secondarie. La disponibilità di tali e di altri beni rilevanti, quindi, costituisce una presunzione legale – ex art. 2728, c.c. – di “capacità contributiva”. In tale contesto, il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale di tali “indicatori” esposti dall’ufficio, non ha il potere di togliere a detti elementi la capacità presuntiva che il legislatore ha connesso alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova che il contribuente offra in ordine alla provenienza non reddituale (e, quindi, non imponibile o perché già sottoposta ad imposta o perché esente) delle somme necessarie per mantenere il possesso dei beni indicati dalla norma.

    Non effettuando la dischiarazione dei redditi in Italia immagino non sia tenuto a dichiarare l’auto nell’ Isee (in quanto non effettuo dichiarazione Isee). C’é qualcoda di cui devo tenere conto? Posso possedere un auto in Italia per uso sporadico pur non vivendo e non lavorando in Italia?

    Grazie
    Cordiali saluti
    R

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