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Le due nuove Aliquote fiscali per le Banche

L’annuncio di Tremonti di inserire due novità fiscali nel settore bancario e finanziario sotto forma di due nuove aliquote per le banche, gli istituti di credito e di finanziamento è una soluzione al problema di liquidità e di cassa per lo Stato che ha caratterizzato gli ultimi due anni, anni di crisi congiunturale registrata sui mercati finanziari.

Le due aliquote sulle banche

La prima novità potrebbe consistere nell’applicazione di una riduzione dell’aliquota sui finanziamenti concessi alle famiglie e alle imprese al fine incentivare il consumo dei contribuenti da una parte e di fornire degli strumenti per uscire dalla crisi semplificando l’accesso al credito delle imprese. Sicuramente le misure di sostegno alle imprese italiane ci sono già state e con esse delle iniezioni di liquidità.

La seconda consiste nel contemporaneo innalazamento della tassazione sulle banche:  innalzare quindi le aliquote sulle transazioni finanziarie del settore bancarie, colpevole forse di aver generato la crisi che stiamo vivendo in questi anni.

Forse stiamo assistendo alla penalizzazione e l’attribuzione di una “sanzione” per non aver operato in modo diligente nel corso di questi anni alimentando tendenze e bolle speculative e allontandosi dai valori dell’economia reale.

In tal modo si cerca di tassare il settore finanziario e di agevolare il settore industriale e commerciale attraverso il sostegno dei consumi.

Vi anticipo che le rendite finanziare ad oggi sono tassate con una aliquota secca del 12,50% sia sui rendimenti che maturano sia sulle cessioni plusvalenti (imposta sul capital gain) alla fonte dall’istituto bancario e che si applica sul rendimento prodotto.

Non stiamo parlando di tutte le categorie di prodotto finanziari inq aunto ci possono essere anche diverse tassazioni sulle rendite finanziarie.

A titolo di esempio la tassazione che sostente sui proventi derivanti dalle somme depositate sul conto corrente bancario sono atassate al 27%.

Quali sono le motivazioni alla base della proposta di Tremonti

Ritengo che le motivazioni alla base dell’idea siano da ricercarsi nel tentativo di rilanciare l’ecnomia reale del Paese, di stimolare le produzioni industriali, non solo il consumo delle famiglie, ma le imprese ed i diversi settori di attività che nel corso degli ultimi 40 anni hanno perso di competitività rispetto ai conocrrenti europei ed extraeuropei.

Non a casa la Marcegaglia oggi parlava di un senso di sfiducia e smarrimento nell’economia Italiana da rintracciarsi nel fatto che quelle specializzazioni, compentenze e quei settori produttivi che nel corso degli anni ’60 venivano richiesti, ricercati ed emulati in tutto il mondo e che oggi hanno perso la competitività e quote di mercato a favore dei (la chimica, la siderurgia, petrolchimica, componentistica, aereonavale, ecc). Se guardiamo oggi a quei settori che hanno caratterizzato la storia dell’economi italiana oggi restano solo pochi nomi noti.

In questo filone non c’è spazio allora per la nuova riforma fiscale in quanto i moniti della corte dei conti ha imposta ha espresso le sue perplessità rispetto alla possiblità di introdurre una riforma che si ponga come obbiettivo di rilanciare il sistema economico italiano abbattendo il carico fiscale, in un momento in cui si cerca proprio di fare cassa.

 

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